sabato 17 novembre 2018

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Da fogna a Patrimonio Unesco, solo l'amore può salvare il fiume Oreto

Territori

E' l'impegno del documentarista Igor D'india per restituire dignità al fiume di Palermo, oggi a serio rischio ambientale e idrogeologico. Con lui la città sana, dal comitato Salviamo l'Oreto ai giovani di Up Palermo fino all'Università - dall'8 al 10 novembre in calendario le Giornate per l'Oreto -, spingono a votare il fiume al censimento Fai "I luoghi del cuore"


di Giusy Messina

«Non abbiamo nulla da salvare, se non noi stessi. Perché lui esiste da sempre, anche se sommerso da cumuli di immondizia di ogni specie, la natura vince sempre». E’ diretto, Igor D’India, 34 anni, adventure reporter palermitano che nel 2010 ha documentato il degrado dell’Oreto. Un fiume invisibile per i palermitani. Igor decide di fare la sua conoscenza. «Munito di stivaloni ed un paio di jeans, decisi di risalirlo, dalla foce arrivando piu a monte della sorgente di Fontana Lupo, tra Altofonte e Monreale. Non sapevo ciò che avrei trovato».

La Urban Adventure di Igor D'india lungo l'Oreto

Circa ventidue i chilometri percorsi per intero quanto la lunghezza del fiume soffocato dal cemento ed ucciso dagli escrementi, dalle carcasse di animali, di elettrodomestici gettati, e persino del relitto di una vecchia Seicento. «Mano a mano che risalivo - racconta Igor - era come se il fiume mi accogliesse. Il fetore lasciava spazio alla meraviglia. Di fronte un piccolo lago da cui sgorgavano delle cascate d’acqua, spettacoli di canyon nel tratto urbano ed invisibili dal ponte. Ed ancora vegetazione rigogliosa, uccelli colorati e carpe e cefali che risalivano la corrente: un paradiso nella mia città». E’ l’Oreto, il fiume di Palermo ma non dei palermitani. La delegazione cittadina del Fondo Ambiente Italiano che lo ha “adottato”, il comitato Salviamo l’Oreto ed altre associazioni, rivolgono l’appello, urgente, di votarlo nel censimento biennale del FAI “I luoghi del cuore”. Entro il 30 novembre su www.fondoambiente.it, con un semplice click, «si può cambiare - chiosa Sabrina Milone, capo delegazione FAI del capoluogo dell’Isola - il destino dei luoghi che amiamo».

Sabrina Milone del Fai Palermo

Un altro scatto della Urban Adventure di Igor D'India lungo l'Oreto

Il tam tam corre sui social ma non solo. Anche i volontari delle Vie dei Tesori hanno raccolto le firme davanti ai siti aperti nell’Isola da ottobre e fino al 5 novembre. «Ma non basta. Possiamo e dobbiamo fare di più. Non sono contento delle 23mila firme che abbiamo raccolto quest’estate - sbotta Salvatore Bucchieri, presidente del comitato Salviamo l’Oreto - che ci hanno fatto sbalzare al primo posto per poi essere superati. Dobbiamo arrivare primi se vogliamo che veramente si possa passare dalle idee ai fatti. Dopo il Kemonia ed il Papireto, è l’ultimo fiume che ci è rimasto. Il nostro obiettivo è quello di liberarlo dalla imbracatura di cemento e farlo tornare a scorrere nel suo letto. Vogliamo che diventi, così come previsto, un Parco Urbano naturalistico».

Salvatore Bucchieri del comitato Salviamo l'Oreto

La voglia di rimettersi in gioco e di non farsi risucchiare dal tran tran quotidiano è stata la molla per il medico Salvatore Bucchieri per dare vita due anni fa al comitato di Salviamo l’Oreto: «Con un click lo iscrissi al concorso di “I luoghi del cuore” del Fondo Ambiente Italiano. E fui il primo - dice orgoglioso -. Raccogliemmo allora 1800 voti». Non furono sufficienti ma fu l’inizio di una scommessa. A distanza di due anni, il comitato Salviamo l’Oreto ha circa 8mila contatti sui social, ha stretto collaborazioni con diverse realtà associative, dal WWF alla Lipu a Lega Ambiente; ha, è il caso di dirlo, “smosso le acque”.

Una carcassa d'auto lungo il fiume Oreto

Con la cooperativa Terradamare, s’iniziano a fare delle escursioni lungo i vari tratti del fiume Oreto, per farlo conoscere. «Il video di Igor mi aveva incuriosito - racconta Eleonora Lo Iacono, una dei soci della cooperativa - ma non avevo mai pensato che l’Oreto potesse essere un fiume vero. E, siccome non si può amare ciò che non si conosce, due anni fa cominciammo a farlo esplorare con l’ausilio di una guida naturalistica. Tutti restano stupiti».

Eleonora Lo Iacono di Terradamare

Anche i giovani dell’associazione Up Palermo, di età compresa tra i 20 ed i 30anni, si mobilitano. «Siamo talmente immersi nella realtà da abituarci a quello che vediamo - dice con amarezza Beatrice Raffagnino, numero uno dell’associazione -. Intendiamo combattere il torpore e portare la città a promuovere il rapporto con la natura». Appassionata di fotografia, Beatrice, studentessa di giurisprudenza, “cattura” la bellezza e l’orrore dell’Oreto, per farlo diventare risorsa. «Sembra paradossale, ma i residenti del quartiere Guadagna che hanno il fiume che scorre sotto di loro, non l’hanno mai visto».

Beatrice Raffagnino di Up Palermo

Anche l’Università di Palermo scende in campo. Dall’8 al 10 novembre, l’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica organizza le Giornate per l’Oreto, una tre giorni con esperti del settore, naturalisti, istituzioni ed associazioni di cittadini per «dare finalmente forma ad un progetto consapevole e competente di rilancio del fiume - dice Giovanni Callea, esperto di marketing e sviluppo locale, uno degli animatori di Salviamo l’Oreto -. Crediamo che solo le attività di progetto siano la corretta risposta al degrado ed all’abbandono». Tra i relatori, anche Florin Florineth dell’Università di Vienna, uno dei massini esperti di ingegneria naturalistica a livello mondiale.

I volontari di Up Palermo

Il focus, di drammatica attualità, è la corretta gestione del territorio, sia per la prevenzione dei rischi idrogeologici ma anche per la riqualificazione sostenibile del paesaggio che ormai, dopo le frane, le alluvioni recenti, è assolutamente inderogabile. Intanto cresce l’attesa da parte delle associazioni che in questi anni lo hanno sollecitato, per conoscere, nei dettagli, il “contratto di fiume”, da parte dell’Assessorato Regionale al Territorio ed Ambiente volto a programmare la riqualificazione ambientale del fiume Oreto.

Il fiume Oreto

Ci si interroga sul futuro. Nel 2017 Igor D’India è tornato al fiume per continuare le riprese della serie tv “The Raftmakers”, ma la situazione era purtroppo identica a dieci anni prima. «Non era stata fatta nessuna bonifica – racconta -, ho riconosciuto i relitti di cose che avevo già visto in precedenza». Dal centro America a Cuba al Laos, in questi anni D’India ha documentato le esperienze degli abitanti che hanno imparato a recuperare i fiumi su cui vivono, facendoli diventare un’opportunità di sviluppo economico sostenibile. “Da fogna a patrimonio dell’Unesco”, al di là della provocazione, è il programma che il documentarista ha ben chiaro per la rinascita e la valorizzazione dell’Oreto. “Innamorarsi”, la parola chiave. «Occorre creare un legame affettivo ed è importante portare la gente nel fiume adesso che fa puzza di merda - dice senza mezzi termini -. Per poi intraprendere un’azione capillare tra gli abitanti che abitano nei quartieri sul fiume per far comprendere l’importanza del suo recupero quale volano per la crescita economica e sociale dei posti che attraversa tramite la gestione di chioschi, l’organizzazione di tour, l’acquisto dei prodotti locali. Alle istituzioni spetta il reperimento dei fondi Life, visto che l’Oreto è un sito d’interesse comunitario».

Il fiume Oreto incanalato

Un progetto maturato sulla base di alcune esperienze di successo nel resto d’Italia, come il Sile, un fiume storico nel Veneto, abbandonato all’incuria per anni ed oggi, un esempio da imitare. «Grazie all’azione dal basso di un’associazione di canoisti che decise di dare una bella ripulita al fiume – prosegue D’India -, e che negli anni ha costruito una coscienza ambientale legando anche volontariato ed imprese, coinvolte oggi nello smaltimento dei rifiuti». Un’utopia possibile, dunque, di un percorso lungo decenni forse ma su cui occorre muovere i primi passi. Paradossale ossimoro, la foce dell’Oreto, è a Sant’Erasmo, sulla costa sud di Palermo, a pochi metri dall’EcoMuseo del Mare. Eppure basterebbero azioni semplici ed efficaci, come foto trappole nei punti di scarico noti e multe ai trasgressori per scoraggiare chi inquina.

Campagna di pulizia alla foce del fiume

Se il passato glorioso del fiume palermitano risalta con le parole di Francesco Baronio Manfredi, storico della metà del XVII secolo - che così lo descriveva nel suo “Palermo glorioso”: “L’Oreto è di bellezza cotanta che porge a riguardanti col placido corso singolare compiacimento, e con le onde sue d’oro (dall’oro tre il suo nome Oreto), non inferiore punto al Gange o pur Pattolo divenuto arricchisce la palermitana riviera” -, è il presente che ci impone di non chiudere gli occhi. E Salvatore Bucchieri ricorda la straordinaria mobilitazione per la Certosa di Calci di Pisa che, grazie alle 92.259 persone che l’hanno votata nel 2014, è stata oggetto di un cospicuo finanziamento di circa 2milioni e 100mila euro da parte di Intesa Sanpaolo, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, sufficienti per il suo restauro. A ciascuno la a sua parte. A noi, non resta che osare perché come diceva Seneca “Non è perché le cose sono difficili perché non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili”.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 06 novembre 2018
Aggiornato il 07 novembre 2018 alle 18:51





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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