venerdì 24 maggio 2019

venerdì 24 maggio 2019

MENU

Con "Prometheus" buona la prima dell'Amenanos Festival

Recensioni

L'opera di Eschilo, in scena al Teatro greco romano di Catania, ha tenuto a battesimo lo sfizioso cartellone ideato da Michele Di Dio, una tragedia classica in versione integrale dal risultato davvero convincente grazie alle idee registiche di Daniele Salvo e al cast di bravi attori. Su tutti Alessandro Albertin che è stato un Prometeo superbo e orgoglioso


di Silvana La Porta

Cimentarsi con una delle più belle tragedie della grecità, il Prometheus di Eschilo, nella cornice (invidiabile) del misconosciuto Teatro greco romano di Catania, con il lodevole intento di valorizzarlo e farlo risorgere a miglior vita culturale e artistica. Così ha avuto il suo bel battesimo il 4 maggio l’Amenanos festival (il titolo non a caso ci ricorda il bel fiume che scorre discreto nelle viscere della città), un ricco e sfizioso cartellone ideato dall’infaticabile organizzatore Michele Di Dio e la sua Associazione Culturale DiDe, che si snoderà per tutto il mese di maggio.

Il Prometheus di Eschilo al Teatro greco romano di Catania - ph Antonio Parrinello

Una tragedia classica a Catania in versione integrale? Finalmente sì, con un risultato davvero convincente. Nulla ha da invidiare al teatro di Siracusa, questo sito, diverso certamente, ma che, con i dovuti accorgimenti scenografici e le ottime idee registiche di Daniele Salvo (che vanta importanti collaborazioni anche con l’Inda), ha fatto da degno sfondo alla performance dei bravi attori. In primis Alessandro Albertin che è stato un Prometeo superbo e orgoglioso, in gabbia e catene per tutto lo spettacolo, ma assolutamente libero nel pensiero, modulando ad arte voce e gesti per restituirci un personaggio tormentato e generoso, che ha mutato radicalmente la sorte dell’umanità. Da brivido certi passaggi dell’opera, che è stata messa in scena fedelmente, senza inutili e dannose attualizzazioni, come nella celebrazione degli uomini divenuti grazie al titano veri uomini: “Anche prima di me guardavano, ed era cieco guardare; udivano suoni, e non era sentire; li vedevi, erano forme di sogni, la vita un esistere lento, un impasto opaco senza disegno. Era tutto un darsi da fare senza lume di mente. Finché io insegnai le aurore e i tramonti nella volta stellata: un problema, saperli! Fu mia - e a loro bene - l'idea del calcolo, primizia d'ingegno, e fu mio il sistema di segni tracciati, Memoria del mondo, fertile madre di Muse.”

Il Prometheus di Eschilo al Teatro greco romano di Catania - ph Antonio Parrinello

Una tragedia statica il Prometeo, che non è mai facile vivacizzare. Eppure le belle Oceanine, con le loro movenze sinuose, gli abiti cerulei e il fecondo dialogo con Prometeo hanno fatto davvero bella scena; e con loro una splendida Melania Giglio nell’arduo ruolo della sacerdotessa Io, drammatica vittima della vendetta del focoso Zeus, che si è mossa con destrezza e ha giocato abilmente con i vari registri vocali, passando agevolmente dall’intimo all’invasato.
Sfizioso quanto basta anche Simone Ciampi nell’ironico ruolo di Hermes, che ha concluso la performance con un pizzico di leggerezza, apparendo a sorpresa da una finestra, poi mescolandosi al pubblico sulle gradinate, prima della rutilante scena finale, animata da un potente gioco di luci.

La rupe si spacca. Prometeo e le Ninfe sprofondano. Bagliori e boati chiudono il dramma, regalando al pubblico uno spettacolo godibile, che fa ben sperare per il futuro del Teatro romano, un sito meraviglioso, che merita ancora tante e tante serate così…


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 08 maggio 2019
Aggiornato il 13 maggio 2019 alle 11:13





Silvana La Porta

Docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico Leonardo di Giarre, è giornalista, opinionista e collaboratrice del quotidiano La Sicilia


TI POTREBBE INTERESSARE

Choròs, il sapore antico delle voci della tragedia

Un'altra convincente rappresentazione al teatro greco-romano di Catania dell'Amenanos Festival: con "Choròs", Daniele Salvo, con le voci di Melania Giglio e Giulia Diomede e le musiche dell'ensemble della Cappella Tergestina, ha messo insieme palpitanti spezzoni tratti da per Aiace di Sofocle, Baccanti di Euripide, Edipo Re di Sofocle, Edipo a Colono di Sofocle, Coefore di Eschilo e Eumenidi di Eschilo

Federica Reale, grinta ed eleganza per la giovane pianista catanese

Ospite della Società Catanese Amici della Musica, con un repertorio otto-novecentesco la 18enne concertista ha convinto il pubblico accorso per lei al Kakane palace Hotel di Catania

Siracusa la città delle donne che dicono no alla guerra degli uomini

C'è l'Euripide più antimilitarista nelle due tragedie della 55esima stagione classica dell'Inda. Ha aperto le danze la multiforme e poetica visione della scena di Davide Livermore che ha ridato, nel bene nel male, a "Elena" la dignità di donna, mentre Muriel Mayette-Holtz con "Le troiane" ha dato alla parola delle donne il potere di contraddire l'ineluttabile violenza maschile

"Una lunga attesa", quattro donne "contro" un destino comune

Lo spettacolo diretto da Nicola Costa, andato in scena alla Sala Chaplin di Catania, è uno spettacolo godibile e dal ritmo serrato che parla di donne e delle loro frustrazioni, di quanto le delusioni della vita possano influire in modo inaspettato sul destino di ciascuna

In "Nove" Egle Doria interpreta se stessa per una denuncia sociale

E' andato in scena al Teatro del Canovaccio di Catania l'intellligente spettacolo diretto da Nicola Alberto Orofino in cui l'attrice catanese, che con grande disinvoltura ha attraversato tutti i registri, ha denunciato la necessità di lottare per i diritti Lgbt

Gioia e dolore, matrimonio perfetto in West Side Story

La Camerata Polifonica Siciliana ha vinto la difficile sfida di mettere in scena al Sangiorgi di Catania la versione cameristica per due voci, due pianoforti e percussioni del più celebre musical di tutti i tempi