martedì 23 luglio 2019

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Con "Prometheus" buona la prima dell'Amenanos Festival

Recensioni

L'opera di Eschilo, in scena al Teatro greco romano di Catania, ha tenuto a battesimo lo sfizioso cartellone ideato da Michele Di Dio, una tragedia classica in versione integrale dal risultato davvero convincente grazie alle idee registiche di Daniele Salvo e al cast di bravi attori. Su tutti Alessandro Albertin che è stato un Prometeo superbo e orgoglioso


di Silvana La Porta

Cimentarsi con una delle più belle tragedie della grecità, il Prometheus di Eschilo, nella cornice (invidiabile) del misconosciuto Teatro greco romano di Catania, con il lodevole intento di valorizzarlo e farlo risorgere a miglior vita culturale e artistica. Così ha avuto il suo bel battesimo il 4 maggio l’Amenanos festival (il titolo non a caso ci ricorda il bel fiume che scorre discreto nelle viscere della città), un ricco e sfizioso cartellone ideato dall’infaticabile organizzatore Michele Di Dio e la sua Associazione Culturale DiDe, che si snoderà per tutto il mese di maggio.

Il Prometheus di Eschilo al Teatro greco romano di Catania - ph Antonio Parrinello

Una tragedia classica a Catania in versione integrale? Finalmente sì, con un risultato davvero convincente. Nulla ha da invidiare al teatro di Siracusa, questo sito, diverso certamente, ma che, con i dovuti accorgimenti scenografici e le ottime idee registiche di Daniele Salvo (che vanta importanti collaborazioni anche con l’Inda), ha fatto da degno sfondo alla performance dei bravi attori. In primis Alessandro Albertin che è stato un Prometeo superbo e orgoglioso, in gabbia e catene per tutto lo spettacolo, ma assolutamente libero nel pensiero, modulando ad arte voce e gesti per restituirci un personaggio tormentato e generoso, che ha mutato radicalmente la sorte dell’umanità. Da brivido certi passaggi dell’opera, che è stata messa in scena fedelmente, senza inutili e dannose attualizzazioni, come nella celebrazione degli uomini divenuti grazie al titano veri uomini: “Anche prima di me guardavano, ed era cieco guardare; udivano suoni, e non era sentire; li vedevi, erano forme di sogni, la vita un esistere lento, un impasto opaco senza disegno. Era tutto un darsi da fare senza lume di mente. Finché io insegnai le aurore e i tramonti nella volta stellata: un problema, saperli! Fu mia - e a loro bene - l'idea del calcolo, primizia d'ingegno, e fu mio il sistema di segni tracciati, Memoria del mondo, fertile madre di Muse.”

Il Prometheus di Eschilo al Teatro greco romano di Catania - ph Antonio Parrinello

Una tragedia statica il Prometeo, che non è mai facile vivacizzare. Eppure le belle Oceanine, con le loro movenze sinuose, gli abiti cerulei e il fecondo dialogo con Prometeo hanno fatto davvero bella scena; e con loro una splendida Melania Giglio nell’arduo ruolo della sacerdotessa Io, drammatica vittima della vendetta del focoso Zeus, che si è mossa con destrezza e ha giocato abilmente con i vari registri vocali, passando agevolmente dall’intimo all’invasato.
Sfizioso quanto basta anche Simone Ciampi nell’ironico ruolo di Hermes, che ha concluso la performance con un pizzico di leggerezza, apparendo a sorpresa da una finestra, poi mescolandosi al pubblico sulle gradinate, prima della rutilante scena finale, animata da un potente gioco di luci.

La rupe si spacca. Prometeo e le Ninfe sprofondano. Bagliori e boati chiudono il dramma, regalando al pubblico uno spettacolo godibile, che fa ben sperare per il futuro del Teatro romano, un sito meraviglioso, che merita ancora tante e tante serate così…


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 08 maggio 2019
Aggiornato il 13 maggio 2019 alle 11:13





Silvana La Porta

Docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico Leonardo di Giarre, è giornalista, opinionista e collaboratrice del quotidiano La Sicilia


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