venerdì 22 marzo 2019

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Come in un film, non si trova quella verità straziante di "Fronte del porto"

Recensioni

C'è una Napoli misera e sconsolata, piena di personaggi vivi e palpitanti, nella trasposizione teatrale - testo di Enrico Ianniello e regia di Alessandro Gassman, prodotto dal Bellini di Napoli e dallo Stabile di Catania che lo ha in scena fino al 3 marzo -, della storia di sopruso mafioso ispirata al romanzo di Budd Schulberg poi diventato il cult movie di Elia Kazan con Marlon Brando


di Silvana La Porta

Dall’America degli anni ’50 alla Napoli degli anni ’80. In questa coraggiosa trasposizione è la carta vincente dello spettacolo “Fronte del porto”, diretto da Alessandro Gassmann, che torna alla regia dopo l’esperienza di successo della “Pazza della porta accanto” dedicata ad Alda Merini, con la messa in scena di una storia raccontata nel celebre romanzo di Budd Schulberg e magnificata nel celeberrimo di Elia Kazan del 1954 con Marlon Brando, nell’adattamento teatrale firmato da Enrico Ianniello, in scena fino a domenica 3 marzo al Teatro Verga dello Stabile di Catania, che lo coproduce col Teatro Bellini di Napoli.

Gassmann dirige una vicenda tragica, di sfruttamento e soprusi, feroce a tratti, eppure estremamente commovente: tutti i sentimenti attraversano, infatti, lo spettatore dinanzi ai lavoratori del porto vessati da una camorra cattiva e prepotente, in un luogo misero e torbido, sempre di più al centro di interessi diversi, legali e illegali. Il tutto per una resa accattivante, estremamente cinematografica: non a caso Enrico Iannello ha affermato di essersi ispirato a un film del 1979, “La camorra sfida, la città risponde” e di averne ricavato le ambientazioni proprie degli arsenali, il ritmo sostenuto, la musica molto presente, i colori vivaci.

Ma il vero cavallo di battaglia della pièce sono stati i 12 bravissimi attori: insieme a Daniele Russo, Antimo Casertano, Orlando Cinque, Sergio Del Prete, Vincenzo Esposito, Ernesto Lama, Daniele Marino, Biagio Musella, Edoardo Sorgente, Pierluigi Tortora, Bruno Tràmice e, unica donna, Francesca De Nicolais, nelle vesti di Erica Caruso, la sorella forte e coraggiosa che vuole sapere a tutti i costi chi è stato a spingere il fratello Giuseppe dal balcone.

Gli attori di Fronte del porto, foto di Mario Spada

Così la storia prende vita tra la baraccopoli di Calata Marinella, la Chiesa del Carmine, il molo Bausan, la Darsena Granili e l’avveniristica Casa del Portuale di Aldo Rossi (Gassmann porta sulla scena ben 20 luoghi diversi) in una Napoli, misera e sconsolata, che vive di un rapporto quasi osmotico con la lontana New York: spesso lo spettatore ha l’affascinante (e straniante) sensazione (cui hanno contribuito gli effetti scenici dello stesso Gassmann e i giochi di luci di Marco Palmieri) di essere davanti a uno schermo cinematografico; ma poi con un sussulto del cuore capisce che ha davanti personaggi in carne, ossa e cuore, che davvero palpitano di vita e tensione morale.

Una scena della pièce, a sinistra Daniele Russo e Francesca De Nicolais, foto Mario Spada

Su questo sfondo campeggia innanzitutto Daniele Russo nel sofferto ruolo di Francesco Gargiulo, un ragazzo impastato di sogni e rabbia, destinato a una vita mediocre da sottomesso al boss, che però trova nell’amore per Erica un senso alla sua vita e il coraggio di rompere il muro d’omertà. Daniele Russo giganteggia, interpretando il suo personaggio con autenticità e facendone un grumo di dolore represso (con un’occhio rivolto ai migliori personaggi di De Filippo) che esplode nell’atto d’accusa davanti al giudice; Francesca De Nicolais duetta fantasticamente con lui, accorata per tutta la recita, splendida nella scena d’amore (“Erica, io ho bisogno del tuo amore. Dimmi che mi vuoi bene”. “Ti voglio bene, mannaggia a me”), rabbiosa fino all’inverosimile nella sua ricerca della verità.

Un'altra scena della pièce diretta da Alessandro Gassman, foto Mario Spada

Bello anche il duetto col bravo Biagio Musella che nel ruolo di Gennaro ha strappato qualche sorriso ai compenetrati spettatori; Orlando Cinque ha interpretato con grande presenza scenica l’ambiguo personaggio di Don Bartolomeo, prima vile, poi, sempre infiammato all’amore per la verità dalla bella e eroica Erica, deciso a sfidare anch’egli la malavita organizzata.

Il dialetto napoletano, usato come voce della sofferenza popolare, ha rappresentato la ciliegina sulla torta di uno spettacolo dai toni a tratti strazianti, che culmina nella testimonianza di Francesco dinanzi alle incalzanti domande del giudice, cui la voce fuori campo del regista ha dato un carisma davvero particolare.

Grande spettacolo civile, dunque, ancora una volta al Teatro Stabile di Catania; piace questa linea tematica, affascina, convince i numerosi spettatori. Ha proprio ragione Alessandro Gassmann ad affermare che “in questo Paese, in questo momento non c’è storia più urgente da raccontare di “Fronte del porto”…


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Pubblicato il 01 marzo 2019





Silvana La Porta

Docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico Leonardo di Giarre, è giornalista, opinionista e collaboratrice del quotidiano La Sicilia


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