mercoledì 24 aprile 2019

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Christian Rocca: «La verità non è più vera perché abbiamo cancellato l'opinione pubblica»

Libri e fumetti

Il giornalista alcamese, editorialista de La Stampa, ha pubblicato con Marsilio "Chiudete Internet - Una modesta proposta", un testo che coglie razionalmente le notevoli problematiche create dall'utilizzo errato del web e la disinformazione figlia dei social: «Questi aspetti problematici sono molti e hanno un impatto devastante sulla società, sul lavoro e la democrazia»


di Salvo Fallica

Un libro che recupera il valore autentico della spinta di libertà e progresso di Internet al suo stato originario e ne analizza le contraddizioni. Un testo che coglie razionalmente le notevoli problematiche create dall'utilizzo errato del web e dalla produzione di disinformazione che i social hanno acriticamente moltiplicato. L'autore di questo libro è Christian Rocca, editorialista de La Stampa, siciliano di Alcamo, esperto di politica estera. Nel dialogo con SicilyMag l'analisi spazia dal web alla cultura politica, dalle contraddizioni della rivoluzione digitale alla filosofia, dalla Sicilia agli scenari geopolitici internazionali, dalla storia all'attualità.

Qual è la genesi di “Chiudete Internet - Una modesta proposta”, edito da Marsilio?
«Qualche anno fa, quando dirigevo IL, mensile de Il Sole 24 Ore, ho dedicato una copertina a questo tema, il titolo era esattamente questo, Chiudete Internet - Una modesta proposta, che faceva il verso alla satira settecentesca di Jonathan Swift. Come ho scritto nel libro, Walter Veltroni mi aveva invitato a scrivere un saggio sul tema, alla fine ho ascoltato il suo consiglio, anche se temo che il risultato, questo libro, non sia esattamente quello che aveva in mente lui. È il tema centrale della nostra epoca: Internet è la più grande invenzione della nostra epoca, ha migliorato e arricchito la nostra quotidianità e ci ha dato enormi opportunità di conoscenza e di crescita, ma ora che il mondo dei social vive la sua adolescenza turbolenta è arrivato il momento di fare un bilancio anche degli aspetti meno radiosi della rivoluzione digitale. Questi aspetti problematici sono moltissimi e hanno un impatto devastante sulla società, sul lavoro e soprattutto sulla democrazia».

Christian Rocca

Nel tuo testo parli apertamente di “un mondo privo di senno”. Ed evidenzi un “rincretinimento generale”. Puoi spiegare ai lettori le ragioni delle tue critiche all'uso distorto del web e le connessioni con l'indebolimento della coscienza critica e la nuova fragilità dell’opinione pubblica che sembra aver fatto passi indietro rispetto alla crescita della seconda metà del Novecento?
«Le ragioni sono molte, ma la principale è questa: Internet ha fatto saltare i corpi intermedi della società - i partiti, i sindacati, i giornali, la famiglia tradizionale - che per un paio di secoli hanno fatto da filtro tra il popolo e il potere, tra la società e la politica. Sembravano corpi opprimenti, da abbattere e da disfarsene al più presto, ma in realtà erano e sono i pilastri di un discorso civile necessario a formare un’opinione pubblica informata. Con il mito della maggiore conoscenza alla portata di clic di tutti abbiamo cancellato il concetto di opinione pubblica e il risultato è Luigi Di Maio».

Riguardo alla svalutazione della competenza e del merito si è passati dal nobile e lungimirante metodo filosofico socratico del “sapere di non sapere” - inteso come consapevolezza critica e saggia dei limiti razionali della conoscenza - all'arroganza dell'ignoranza di credere di sapere ogni cosa. Vi sono persone colpite – come efficacemente scrivi - dal “non sapere di non sapere”. Ma invece di rendersi conto della loro incompetenza pretendono di spiegare a persone competenti come stanno le cose. Siamo al paradosso dell'ignoranza che si sostituisce alla qualità della conoscenza?
«Aver studiato è considerato un disvalore, un sospetto, un privilegio da scardinare. Se sai, sei élite e il popolo è contro di te. Se hai faticato per conquistare qualcosa, deve esserci necessariamente sotto qualcosa. Meglio stare a casa a non fare niente su Internet, tanto ti diamo un reddito di pigranza e di ignoranza. È questo il mondo in cui viviamo oggi. Philip Roth ha segnalato a Wikipedia che la voce su un certo personaggio di un suo romanzo era sbagliata e Wikipedia gli ha risposto: “Mr. Roth, lei è l’autore del romanzo, non è una fonte credibile”. Funziona tutto così, ormai, è la colpa è principalmente di Internet. Se dico che mi chiamo Christian Rocca, arriverà qualcuno a dirmi “questo lo dice lei” ed è più probabile che passi la sua verità. Non vale più niente, viviamo nell’era della post verità, della politica dove i dati di fatto non contano più, dove le bugie sono chiamate “fatti alternativi” e chi è al governo in Italia sostiene che esista un diritto a diffonderle, fino ad arrivare a chi dice apertamente che “la verità non è vera”, è la distopia immaginata da George Orwell in 1984 e da Aldous Huxley in Il Mondo nuovo che diventa realtà».

La svalutazione della competenza, del merito, finisce per indebolire la democrazia. Tu palesi come i fenomeni - prima analizzati - si intersecano in maniera profonda e drammatica con i populismi. Il direttore del Corsera, Luciano Fontana, l'ha definita “l’ideologia dell’incompetenza”. Quanto è alto il rischio che stanno correndo le nostre democrazie?
«È enorme, ed è già realtà. Abbiamo sostituito le ideologie politiche con gli algoritmi che pescano il sentimento sulla rete, la scienza con la pancia del paese, l’opinione pubblica con gli insulti sui social e la gazzarra televisiva, è ovvio che il prodotto politico sia quello che stiamo vedendo non solo in Italia, ma anche nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti con Donald Trump. Senza dimenticare che, a causa del modello di business dei social network e dell’assoluta mancanza di regole, le società aperte e democratiche sono particolarmente vulnerabili in caso di attacchi interni ed esterni di chi vuole indebolire l’Occidente e diffondere il caos».

L'intelligenza artificiale riuscirà a soppiantare quella umana?

Non vi è dubbio che l'esaltazione enfatica della rivoluzione del web, certamente importante, ma fatta in maniera acritica, abbia finito per indebolire il merito e la democrazia. Quanto hanno inciso gli errori dei politici e delle classi dirigenti liberali e liberal-democratici che inseguendo in maniera dogmatica la globalizzazione spinta hanno perso di vista le fragilità crescenti dei ceti piccoli e medi delle borghesie occidentali? Maurizio Molinari, direttore de La Stampa, nei suoi editoriali e nei suoi libri ha sostenuto che la dimenticanza della battaglia contro le diseguaglianze in aumento abbia aperto le porte del potere a Trump negli Stati Uniti. Qual è il tuo giudizio?
«Dicono che questa sia la rivolta del popolo contro le élite, in realtà questa è la resa incondizionata, la capitolazione delle élite. Sono state le classi dirigenti ad aver consentito la crescita dei movimenti populisti, pensando ingenuamente di poterli domare. La globalizzazione è uno dei successi più straordinari della storia umana, ha sollevato dalla povertà estrema due miliardi di persone e ha redistribuito la ricchezza mondiale dall’Occidente prospero a zone dell’Asia, dell’Europa dell’est e anche dell’Africa che prima morivano di fame. Questo, ovviamente, ha frenato la crescita delle classi medie occidentali e nessuno è stato in grado di soddisfare le legittime richieste di milioni di persone preoccupate di non poter garantire ai figli un futuro migliore, come aveva fatto per loro la generazione precedente. Probabilmente è soltanto una percezione, ma a questi non si può rispondere mostrando soltanto i grafici e le tabelle che dimostrano che si sta meglio che in passato, a loro non interessano i dati del Pil e tutto il resto, interessa il bilancio familiare. La sinistra liberale propone soltanto la religione dell’ottimismo e fiducia nell’innovazione, ma sembra un disco rotto. La sinistra socialista propone ricette degli anni Ottanta. La destra liberale è scomparsa a vantaggio di nazionalismi e sovranismi e piccole patrie. Cinque Stelle e gli altri sono grotteschi; Putin, Xi Jinping, Erdogan e Orban offrono un modello autoritario e illiberale, e vogliamo parlare degli Ayatollah iraniani o dei sauditi o del populismo venezuelano che piace a Di Battista? Ok, la globalizzazione sarà anche in crisi, ma avete presente le alternative?».

Il mondo fra le mani, i pro e i contro della globalizzazione

Quanto ha inciso la mancanza di visione di politici progressisti e di centro-sinistra incapaci di comprendere che l'indebolimento dei ceti intermedi avrebbe portato allo svuotamento di parte dell'energia vitale delle democrazie?
«In realtà gli unici con la visione, sempre quella degli anni Novanta, sono proprio i progressisti liberali. Devono però trovare il modo di regolamentare i monopolisti digitali e ascoltare le nuove sensibilità sul welfare e sull’ambiente di una nuova generazione anche politica di nativi digitali che comincia a farsi sentire soprattutto negli Stati Uniti. Spesso non sono d’accordo con quanto dicono Alexandria Ocasio-Cortez, 29 anni, e il candidato alle presidenziali Pete Buttigieg, 37 anni, ma li ascolto sempre con attenzione perché secondo me indicano una strada nuova che viene ancora letta, erroneamente, con le lenti ideologiche del Novecento».

Il megafono dei webeti, i cretini del web, è sempre acceso

Invece della cultura della società aperta, vi sono sempre più soggetti politici che parlano di muri e di barriere. Gli Stati Uniti e l'Italia debbono i loro maggiori successi sul piano economico, culturale e sociale, all'apertura al mondo. Ovvero agli scambi commerciali, alle esportazioni di prodotti e stili di vita. Perché le anacronistiche chiusure al mondo esterno fanno tanto breccia fra una notevole parte dei cittadini? E come invertire la tendenza?
«I cittadini non sono più informati, i giornali non li compra più nessuno, figuriamoci i saggi, la scuola è in condizione pietose, in televisione vedono solo ciarlatani che individuano in un nemico esterno tutti i mali della nostra società, gli immigrati, i diversi, l’élite, i banchieri, gli ebrei. La reazione è la chiusura. È uno scenario da anni Venti e Trenta del secolo scorso, con la grottesca contraddizione che si vogliono alzare i muri, cancellare i trattati commerciali e chiudere le frontiere con gli alleati democratici e liberali e poi si regalano porti, tecnologia e infrastrutture strategiche alla dittatura cinese in cambio di due container di arance da vendere al primo produttore di arance del mondo. Siamo a Totò che vuole vendere la Fontana di Trevi al turista americano, con noi nella parte del turista che c’è cascato».

Francesco Merlo, editorialista de La Repubblica, commentando in una intervista su questo magazine l'Italia di oggi, ha parlato di “cretinocrazia al potere”. Qual è la tua opinione?
«È una definizione perfetta. Aggiungerei che la cretinocrazia è anche all’opposizione».

Da esperto di politica estera, come giudichi le notevoli contraddizioni del governo giallo-verde in questa delicata materia?
«Il governo italiano ha un solo punto di riferimento ideologico, la Russia di Putin. Salvini ha firmato un patto politico con il partito di Putin e i Cinque Stelle sono da sempre filorussi. La contraddizione sta nel fatto che sono anche filo Trump e filo Xi, che Di Maio chiama Ping, e non disdegnano Kim Jong-un (Salvini) e Maduro (i 5 Stelle), perché appena vedono un leader autoritario o un cialtrone se ne innamorano. Solo che gli interessi russi e americani e cinesi non sono quasi mai convergenti, per cui si barcamenano e ci espongono a figuracce, a cominciare da quelle che facciamo con i nostri connazionali europei».

Il Mediterraneo appare di nuovo centrale negli scenari internazionali geopolitici ed economici. L'Italia, ancor più la Sicilia, ha una sua valenza strategica nel controllo del Mare Nostrum. La Russia sta accrescendo la sua presenza nel Mediterraneo orientale. La Cina, secondo diversi esperti, vuole aumentare la sua presenza ed il suo peso in questa parte del mondo. E’ possibile che in Italia le classi dirigenti non aprano un vero dibattito sul tema? E l'Unione Europea?
«Con Di Maio, la Casaleggio Associati e Salvini tutto è possibile. Anzi, la cosa certa è che non apriranno nessun dibattito, perché non saprebbero che cosa dire».

La Sicilia vista dal satellite della Nasa

Dopo la fase critica fra Stati Uniti e Turchia, qual è il ruolo della Sicilia sul piano geopolitico e sul piano dell'intelligence?
«L’Italia, e quindi anche la Sicilia, non ha più alcuna centralità geopolitica se si esclude la richiesta di colonizzazione che i Cinque Stelle hanno fatto alla Cina, in cambio di qualche carico di arance che poi viaggeranno su 300 aerei che, negli stessi giorni dello “storico” accordo Di Maio-Mr.Ping, la Francia ha venduto per 30 miliardi di euro a Pechino senza accettare le imposizioni da paese vassallo che invece ci impone l’adesione alla Nuova via della Seta cinese».

L'Europa viene tanto criticata, eppure come ha fatto notare Galli della Loggia sul Corriere della Sera, conserva un immenso patrimonio di ricchezze e di capacità e continua ad essere centro simbolico del potere mondiale. Possiamo aggiungere che ha il miglior modello di welfare internazionale, non a caso da diversi continenti in molti vogliono venire a vivere in Europa. Infine ma non ultimo, molti dei Paesi più ricchi e dove si vive più a lungo si trovano nel Vecchio Continente. Non sarebbe il caso di avviare un dibattito più consapevole ed equilibrato?
«L’Europa è il più grande successo politico e sociale dello scorso secolo e i tanto bistrattati burocrati di Bruxelles sono gli unici, come dimostra la recente approvazione della direttiva in difesa del diritto d’autore, e in precedenza quella sulla privacy, che stanno affrontando il grande tema dello strapotere delle piattaforme digitali, cui cominciano anche a imporre sanzioni milionarie per l’evasione delle imposte».

Le arance saranno l'unica vera merce di scambio fra Sicilia e Cina?

Lo statista Kohl ha saputo unificare la Germania ed ha fatto crescere anche la parte orientale, pur fra limiti e contraddizioni. E' mai possibile che in Italia siamo ancora alla riproposizione da parte del governo di politiche per il Meridione d'Italia e la Sicilia che il vescovo e vicepresidente della Cei, Antonino Raspanti, ha coraggiosamente definito dal sapore assistenzialista? Vi può essere vera crescita senza solidi incentivi al lavoro e sviluppo delle imprese?
«Il vescovo Raspanti è mio concittadino, di Alcamo, quindi sono doppiamente felice che abbia usato queste parole. I cinque stelle hanno consenso, in particolare al sud e in Sicilia, perché hanno promesso un assegno mensile per non fare niente. Il nostro è un sistema politico, economico e sociale che in certe zone del Paese si è sempre basato sull’assistenza pubblica e sul clientelismo, su una forma di reddito universale di cittadinanza ante litteram, fornito grazie alla mediazione di partiti e potentati. I debiti contratti nel passato per distribuire soldi a pioggia, e gli interessi che ora siamo costretti a pagare per non fallire, hanno prosciugato la cassa. Ma la richiesta popolare è immutata: soldi in cambio di non fare nulla. È mutata soltanto la risposta politica: non più assegnazione di posto fisso, non più corsi di formazione, non più cooperative sociali, ma distribuzione diretta del denaro, una specie di “uberizzazione” del clientelismo tradizionale, digitale anziché analogico, con i soldi che entrano senza intermediari nella tasca del cittadino. Aggiungo che la prima cosa che ha fatto questo governo è stata quella di cancellare gli incentivi alle imprese e alle assunzioni progettati dal governo Renzi, grazie ai quali erano ripartiti l’occupazione e l’economia. Alla tua domanda, quindi, rispondo che no, non ci potrà essere alcuna crescita finché la “cretinocrazia” di cui parla Francesco Merlo sarà al potere».

Il vescovo di Acireale Mons. Antonino Raspanti


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 01 aprile 2019
Aggiornato il 09 aprile 2019 alle 20:22





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