venerdì 14 dicembre 2018

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Catania, l'Ohio d'Italia di Busi: «Sibeg produce mezzo punto di Pil in Sicilia»

Imprese

L'imprenditore bolognese, da anni radicato a Catania («Città meravigliosa») dove è arrivato con la famiglia che rilevò gli stabilimenti di imbottigliamento dei prodotti Coca-Cola, si gode il successo del rilancio dell'azienda (investiti 30 milioni di euro) dopo gli anni bui: «Grazie al nostro radicamento nell'Isola, oggi siamo global test anche per la casa madre di Atlanta»


di Salvo Fallica

«Fare impresa vuol dire creare le condizioni migliori di una crescita sana e solida, realizzare progetti innovativi trasformandoli in fatti concreti, far aumentare l'occupazione. L'imprenditore ha un ruolo sociale fondamentale, crea benessere e valorizza le persone. Deve avere etica della responsabilità e visione strategica». Luca Busi, amministratore delegato di Sibeg Coca-Cola, classe 1971, bolognese innamorato di Catania e della Sicilia, insiste molto sul ruolo sociale dell'imprenditore, ritiene che cultura di impresa e cultura del lavoro siano alla base di uno sviluppo razionale e solido. L'economia è una dimensione sociale e culturale, trasformare progetti in fatti concreti è cultura. Il dialogo tocca aspetti del suo impregno imprenditoriale ed esistenziale, Busi in questo colloquio ampio parla per la prima volta anche della sua vita privata e dei suoi sogni. E racconta anche del suo padrino di battesimo, che fu uno dei più grandi giornalisti della storia d'Italia: Enzo Biagi.

Luca Busi con la madre Cristina Elmi Busi Ferruzzi

Il viaggio nel mondo di Luca Busi è innanzitutto un itinerario nella storia della Sibeg di Catania, e dunque una storia che parte dai suoi genitori e da suo zio. Busi racconta: «La scelta di investire in Sibeg nacque negli anni '70 da una richiesta di Coca-Cola Italia alla mia famiglia, che era già entrata in questo settore negli anni '60 con una società che operava nel mercato della Romagna e delle Marche con impianto a Rimini. Grazie ai nostri risultati ci scelsero fra 22 imbottigliatori in Italia per rilevare la Sibeg che era finita nella Gepi, realtà che teneva in vita aziende in difficoltà che potevano avere ancora una opportunità di sviluppo. Mio padre Sergio e mia madre Cristina partirono solo per una breve visita negli stabilimenti che in quell' epoca erano tre: Catania, Siracusa e Palermo. Mentre giravano la Sicilia se ne sono letteralmente innamorati. Decisero di affrontare la difficile sfida di rilanciare l'azienda rilevandola dalla Gepi. Ricapitalizzarono e lanciarono un piano di ristrutturazione. Puntarono su Catania e Palermo come stabilimenti, e rafforzarono il brand e la distribuzione in tutta la Sicilia. Allora se ne occupavano mio padre Sergio e mio zio Franco. Mio padre era impegnato più della parte strategica, mio zio nell'operatività quotidiana. In sinergia rilanciarono l'azienda portandola al successo».

Poi vi è un altro passaggio importante...
«Mio padre purtroppo è venuto a mancare quando io avevo solo 10 anni, mia madre ne aveva 30. Cristina invece di uscire dal business e vendere, si è lanciata con coraggio nel mondo dell'impresa, ed ha gestito con lungimiranza ed efficacia il passaggio generazionale da mio padre a me. Mia madre e mio zio attuarono un lavoro sinergico che fece crescere l'impresa».

Lei quando è entrato in azienda?
«Prima ho fatto esperienza, con diversi ruoli nel gruppo Busi, nella nostra holding Acies che si occupa del settore immobiliare ed è il riferimento di tutte le nostre aziende operative, e controlla anche le imprese in Sicilia ed in Albania di imbottigliamento e distribuzione che operano in esclusiva con Coca-Cola. Ho seguito anche il lancio della nostra start-up in Albania che poi è diventata anch'essa un'azienda importante che dà lavoro a molte persone. In Sibeg ho iniziato partendo dai livelli bassi, ho lavorato nei diversi settori, e poi sono stato assistente del direttore generale. Nel giugno del 2001 sono diventato direttore generale, e conoscevo già tutti gli aspetti della vita aziendale».

Come è stato l'inizio da manager?
«Era un momento drammatico per la vita dell'azienda, la società era nel ciclo peggiore della sua storia. L'abbiamo salvata e rilanciata. I primi 6 mesi furono durissimi, vi era il rischio di portare i libri in tribunale. Invece di chiudere abbiamo costruito una nuova storia di successi. Ricordo che lavoravamo dalle 7 di mattina all'una di notte. In 5 anni abbiamo realizzato tutto il business-plan. Ci rivolgemmo ad una grande società di consulenza spagnola. L'azienda era un cantiere aperto, abbiamo cambiato, innovato, ed abbiamo ottenuto i risultati positivi».

Busi e l'asso Nba di basket Marco Belinelli in visita alla Sibeg

Veniamo all'oggi. Può tradurre pragmaticamente in numeri i risultati raggiunti dalla Sibeg?
«Il nostro fatturato ha raggiunto l'anno scorso i 107 milioni di euro, nel nostro stabilimento di Catania -dove vi è anche la nostra sede - diamo lavoro a 340 dipendenti. Con l'indotto, in tutta la Sicilia, creiamo lavoro per altre 1200 persone. In totale fra diretto ed indiretto si tratta di oltre 1500 persone. Solo in provincia di Catania sviluppiamo reddito per 40 milioni di euro. Produciamo da soli mezzo punto del Pil in Sicilia. A livello nazionale nel largo consumo nel settore bevande siamo l'ottava azienda, vendendo solo in Sicilia, perché la Sibeg opera nell'Isola».

Lei ha investito 30 milioni di euro nello stabilimento di Catania nel momento più buio della crisi internazionale. Ha puntato sull'innovazione produttiva ed il fatturato è cresciuto progressivamente. Può raccontare ai nostri lettori come si è sviluppata la sua strategia?
«Sull'investimento le rispondo come azionista più che come manager. Siamo stati davvero coraggiosi ad investire 30 milioni di euro nel 2011-2012. Sono state giornate davvero difficili. La Sicilia era entrata nella crisi peggiore della sua storia, vi era la crisi internazionale partita dal mondo finanziario degli Stati Uniti. Accanto al calo dei consumi dovuto anche alla crisi economica regionale vi era l'aumento del costo delle materie prime a livello mondiale. In base alla situazione ed ai numeri avremmo dovuto per cautela interrompere gli investimenti».

Busi nello stabilimento Sibeg

Ed invece, cosa accadde?
«Con Cristina, mia madre e mio socio, abbiamo deciso invece di continuare e di completare l'investimento. Questo ci ha permesso di superare gli altri competitor una volta superata la crisi. Non solo abbiamo puntato sulla nuova linea produttiva e l’innovazione tecnologica, abbiamo anche ridisegnato una nuova strategia per la nostra offerta, per dare giuste risposte ai bisogni dei nostri consumatori. Per spiegarlo con termini semplici: una strategia del giusto prezzo per il giusto formato, per la giusta occasione, per il giusto canale. Coca-Cola ci ha supportato. In quell'anno abbiamo raggiunto in maniera efficace i due milioni di famiglie presenti in Sicilia con un’attività fondata anche sull'uso del linguaggio siciliano e lo slogan: Talia stu prezzu. Facendo anche provare i nostri prodotti a molti siciliani. Abbiamo fatto scoprire che avevamo formati diversi con prezzi diversi, più in linea con la capacità di spesa delle famiglie in quel momento. In quel contesto storico abbiamo disegnato quello che è il nostro attuale ruolo all'interno della Coca-Cola a livello internazionale, quello di essere anche un laboratorio ed un’area test. Per alcuni prodotti siamo stati addirittura global test, ovvero Atlanta ha scelto noi per testare nuovi prodotti. La Sicilia è un'isola abbastanza grande con una stratificazione sociale ampia. Sicilia, Puglia e Liguria sono le regioni in cui i test danno risultati di profilo nazionale».

Insomma, l'Ohio d'Italia?
«Sì, sono regioni rappresentative del territorio nazionale e dei suoi gusti. Ovviamente siamo diventati global test anche per la nostra capacità di radicamento nel territorio, di saper raggiungere due milioni di famiglie, la nostra modernità produttiva e commerciale».

Vi sono altre realtà di eccellenza a Catania e nei territori etnei. Diversi esperti, dati alla mano, spiegano che la gran parte del Pil privato della Sicilia viene prodotto nei territori etnei e nel Siracusano. Qual è il ruolo di Catania nelle vostre strategie industriali?
«Catania è molto importante nelle nostre strategie produttive ed industriali. Tutta la nostra attività industriale è concentrata nell'impianto di Catania - unico impianto Sibeg in Sicilia -, abbiamo puntato nel tempo sullo stabilimento etneo, che è un modello produttivo all'avanguardia. Nell'impianto di Catania vi è anche la nostra sede, la direzione generale di Sibeg».

Lo stabilimento Sibeg Coca-Cola di Catania

Qual è il vostro rapporto con il territorio?
«Noi siamo molto attenti al territorio, il nostro è un modello di sviluppo sano che rispetta l'ambiente, inoltre abbiamo standard di sicurezza per i lavoratori fra i più alti d'Italia».

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di investire in Sicilia?
«In Sicilia, ed in particolare nella parte orientale del Sud-Est, vi sono parecchie eccellenze imprenditoriali, ma dovrebbero essere molte di più visto l'alto livello di popolazione e le tante potenzialità dell'Isola. Vi sono molte risorse umane di qualità, vi sono i cervelli. Sul piano degli svantaggi vi sono notevoli carenze sul piano infrastrutturale, continuano a mancare piani di concreto rilancio sul piano infrastrutturale. Vi sono inefficienze e disservizi a livello burocratico, questo rappresenta un grave problema».

La storia del suo gruppo industriale e le sue scelte degli ultimi anni palesano che a Catania ed in Sicilia si può investire e crescere molto. Qual è il suo messaggio?
«Ci vuole un segnale di luce da parte di chi guida la Regione. So che il presidente Nello Musumeci vi sta lavorando, sono sicuro che nel breve vedremo qualcosa che ci dia fiducia. Servono servizi efficienti, meno burocrazia, nuove idee concrete. Bisogna ridare fiducia ai siciliani. E bisogna dare un messaggio forte a chi vuol investire in Sicilia, mostrare concretamente che si avvia un percorso di semplificazione della burocrazia, di miglioramento dei servizi. Certamente l'esempio delle imprese di eccellenza, piccole e grandi, che si affermano in Sicilia e dalla Sicilia nel mondo, è un buon messaggio. Che spinge anche alcuni giovani a credere nell'Isola, non a caso nascono start-up innovative nell'Isola, in particolare nell'hi-tech e nel digitale. Ma occorre fare di più, le istituzioni a tutti i livelli debbono profondere maggiori sforzi per lo sviluppo dell'Isola. Vogliamo vedere una Sicilia più efficiente».

Luca Busi e la madre Cristina Elmi Busi Ferruzzi

Voi avete investito anche nel settore turistico, nel territorio siracusano, nel profondo Sud-Est dell'Isola. Credete molto anche nel turismo culturale?
«Assolutamente sì. Noi abbiamo investito vicino Vendicari, si tratta di un agriturismo in una zona fra le meraviglie di Noto, Vendicari e Marzamemi. Per noi è un piccolo investimento, ma lo curiamo con la massima attenzione e con il consueto spirito imprenditoriale. Per noi rappresenta anche un hobby, una passione. Abbiamo investito nel 2004 prima del boom di Noto, perché abbiamo colto la straordinaria bellezza dei luoghi. Nel futuro vogliamo incrementare quest'attività. Con il turismo la Sicilia potrebbe avere uno sviluppo incredibile. Servono nuovi investimenti ma anche una formazione adeguata. Sento manager di diverse strutture che mi dicono che manca la forza-lavoro adeguata, magari vi è ma non si incontrano domanda ed offerta. Bisogna creare dei percorsi studio in questo ambito come si è fatto in Romagna e fare in modo che domanda ed offerta si intersechino in maniera efficace».

Oltre all'aspetto economico-sociale lei parla da innamorato della Sicilia, o meglio delle tante Sicilie. Come è nata la sua passione per l'Isola?
«Ho scoperto l'Isola per motivi di lavoro. Quando ho scelto di lavorare e vivere e Catania, ho iniziato a visitare tanti luoghi etnei e siciliani. Catania è una città meravigliosa, ha un fascino speciale, ha anche una energia notevole. La Sicilia è piena di luoghi da scoprire, ed io continuo a visitare ed ammirare luoghi di sorprendente bellezza. La Sicilia è un mix pieno di fascino, è unica al mondo».

Lei è un appassionato della montagna. Cosa rappresenta per lei l'Etna?
«L'Etna è magica, sia d'estate che d'inverno. Sia il lato Sud che il lato Nord. Più volte sono stato in cima. Affacciarsi dalla sommità e guardare il mar Ionio, il golfo di Catania, Taormina, le Eolie, è una esperienza di bellezza indescrivibile. Ho visitato diversi luoghi affascinanti del mondo, ma l'Etna con il suo territorio, la visione del mare, è uno spettacolo unico».

Luca Busi e la montagna, sua grande passione

Suo padre è stato molto amico di Enzo Biagi. Il grande giornalista è stato suo padrino di battesimo. Che ricordo ne ha?
«Enzo è stato uno dei più cari amici di mio padre. Quando è morto mio padre ho continuato a vedere Enzo Biagi. Erano incontri di un fascino incredibile, autentiche lezioni di cultura e di vita. Mi concentravo al massimo per assorbire tutto quello che mi raccontava. Vederlo con mio padre era sempre una festa, vi era sempre un clima simpatico e di divertimento, di amicizia. Crescendo Enzo è diventato sempre più un punto di riferimento. Per me non era solo il grandissimo giornalista, ma un maestro ed un amico vero».

Enzo Biagi padrino di battesimo di Luca Busi

Qual è un suo sogno nel cassetto?
«Le svelo il mio sogno. Vorrei creare una mia famiglia, è giunto il momento. Certamente vi è anche la volontà piena di continuare tutti i progetti lavorativi di questi anni, svilupparli e consolidarli. Ma il mio sogno nel cassetto è quello di dedicarmi di più alla sfera privata, di costruire un mio percorso. Non ne ho mai parlato prima in una intervista, sento che è il momento giusto della mia esistenza per questo passo...».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 28 novembre 2018
Aggiornato il 04 dicembre 2018 alle 22:33





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