mercoledì 17 luglio 2019

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Castello di Calatubo, terzo posto un po' amaro a "I luoghi del cuore"

Sicilia antica

La rocca alcamese si è classificata terza nel censimento promosso dal Fondo per l'ambiente italiano che ha visto primeggiare il Convento dei Frati Cappuccini di Monterosso al Mare (Liguria)


di Lavinia D'Agostino

Il Castello di Calatubo sarà salvato. Dopo più di dieci anni di tentativi il meraviglioso castello siciliano, sito in un lembo di terra antichissimo tra la provincia di Palermo e quella di Trapani, esattamente sul territorio di Alcamo, si è classificato terzo al censimento del Fai "I Luoghi del Cuore" con 71.967 voti. Anche se non è il risultato sperato, resta comunque una vittoria per tutta la Sicilia, ma soprattutto per l’associazione “Salviamo il Castello di Calatubo” che da mesi lavora senza sosta affinché la bellissima struttura che insiste su un territorio abitato sin dal paleolitico potesse essere salvata dal degrado e dall’abbandono grazie all’intervento del Fondo per l’ambiente italiano.

Una panoramica del Castello di Calatubo visto dall'autostrada

Il risultato ripaga - almeno in parte - i mesi di sacrifici che i componenti dell’associazione alcamese, nata appena un anno fa, hanno portato avanti con “devozione”. Da giugno, e senza sosta, hanno allestito banchetti per la raccolta firme in centinaia di comuni, contattato scuole e università di tutta la Sicilia, da Trapani a Catania, coinvolto e sensibilizzato molti siciliani sparsi per l’Italia e anche quelli all’estero. Un’azione capillare che oggi vale un terzo posto, e anche se con un po' d'amaro in bocca, resta un risultato importante che porta il magnifico Catello di Calatubo, abbandonato e dimenticato troppo a lungo, alla ribalta delle cronache e a una visibilità nazionale che potrebbe avere un’importante ricaduta turistica in un territorio, quello di Alcamo, che soffre la mancata valorizzazione delle proprie attrattive.

Ed ecco che un gruppo di privati cittadini, armati di buona volontà e un profondo amore per il territorio, ha fatto la differenza. Oggi è comunque un giorno di festa, soprattutto per tutti i componenti dell’associazione “Salviamo il Castello di Calatubo” che ha trovato linfa vitale nei suoi perni: il presidente Stefano Catalano e la vice presidente Maria Rimi, attorniati da un folto gruppo di collaboratori che adesso rimpolperanno le fila dell’associazione che tanto si è impegnata per portare a casa questo risultato così prestigioso.

La corte interna del Castello di Calatubo

« Noi siamo alcamesi e abbiamo un legame molto forte con questo sito – dice Maria Rimi-. Per me è un luogo dell’infanzia, la mia famiglia possedeva un terreno adiacente il castello e da bambina frequentavo quelle campagne. Mio nonno, poi, prima del 1915 andava a messa al castello, e nel 1922 quando lafamiglia Valdina ha lottizzato il feudo la mia famiglia acquistò il terreno accanto la Cuba delle Rose».

Salvatore Catalano, invece, ha sempre avuto una forte attrazione per il Castello e una passione per gli studi storici e archeologici: «Ho cominciato ad avere interesse per questo sito quando ho iniziato a leggere, da bambino – spiega il presidente dell’associazione “Salviamo il castello di Calatubo” -, perché è un luogo magico, bellissimo. Nel tempo ho fatto degli studi accurati su tutta la rocca e sull’area archeologica circostante, ricerca che prima o poi spero di poter pubblicare».

Una delle torri del Castello di Calatubo

Quella promossa dal Fai è stata una “gara” difficile che ha visto fino alla fine il Castello di Calatubo in pole position a poca distanza, per una manciata di voti, dalla Certosa di Calici (Pisa). Solo oggi, terminati i conteggi delle firme raccolte, il Castello di Calatubo ( il cui nome deriva dall’arabo Kalata et tub "terra di tufo”) è stato ufficialmente proclamato terzo classificato al censimento “I luoghi del cuore” 2014, preceduto dal Convento dei Frati Cappuccini di Monterosso al Mare (primo in classifica con 110.341 voti) e la Certosa di Calici (seconda con 92.259 voti).

E' comunque una vittoria considerato che il Fai si impegna per i primi tre siti classificati in un’azione di recupero. E sarebbe anche l’ora di ridare la giusta dignità al Castello di Calatubo di Alcamo che, tra gli interstizi delle sue pietre, cela e custodisce una storia millenaria tanto suggestiva quanto affascinante, che abbraccia molti secoli della storia dell’Isola.

«Il Castello di Calatubo non è solo il rudere che oggi vediamo – raccontano Stefano Catalano e Maria Rimi - ma un sito di grande interesse storico artistico e archeologico. Il primo insediamento umano in questa zona, nella grotta di Calatubo, risale al paleolitico inferiore, circa 250 mila anni fa circ. Nel neolitico e nel periodo arcaico sicano ha ospitato alcuni villaggi e poi ha conosciuto varie civiltà: i bizantini, i romani e poi divenne una roccaforte araba fino ad arrivare fino ai giorni nostri giorni. All’interno de castello, abitato fino al 1960 dalla famiglia Papè principi di Valdina ( per molti secoli i protonotari del regno), ci sono ancora due corti, in una delle quali c’è una piccola chiesa del 600 ancora integra. L’umidità ha poi danneggiato in modo grave gli affreschi del castello, come quello che in cui erano riportati gli stemmi della famiglia nobiliare. Quando mori Pietro Patè il sito venne abbandonato e depredato dei suoi arredamenti, tegole e maioliche. Poi il terremoto del 1968 ha accelerato il cedimento della struttura. Nel 2007 il castello è stato rilevato dal Comune di Alcamo che lo ha messo in sicurezza e lo ha dotato di una illuminazione notturna, ma un incendio lo scorso anno ha distrutto tutto».

Il castello illuminato prima dell'incendio

Il castello sulla rocca è solo una parte del grande feudo circostante che, quando sarà riportato all’antico splendore, potrebbe diventare uno dei poli turistici tra i più importanti della Sicilia oltre che una grande opportunità di sviluppo turistico e culturale per Alcamo e la provincia di Trapani

«Grande 1.100 salme (poco meno di 2000 ettari) – aggiunge Maria Rimi - è uno dei più grandi feudi di tutta la provincia di Trapani. Intorno al 1154 disponeva anche un’area portuale, su quello che oggi è il torrente Finocchio, attraverso cui veniva commercializzato il grano; ma l’area disponeva anche di cave di calcarenite conchiglifera, una pietra malleabile che veniva utilizzata per la costruzione dei mulini, importantissima soprattutto nel periodo arabo, tanto che Calatubo viene persino citato, per questo motivo, anche in un libro del geografo arabo Idrisi».

Sulla strada per il Castello di Calatubo

A rendere ancora più affascinante la storia del Castello di Calatubo ci sono i suoi impenetrabili cunicoli…

«I cunicoli sotto al castello ci sono e mi costa personalmente, alcuni sono interrati e interrotti dai crolli. Di certo ce ne sono tre. Antistanti al castello ci sono le cave, chiamate “Grotte misteriose”, composte da cunicoli labirintici che non si capisce dove sbocchino e se hanno effettivamente un collegamento. Si dice che fossero collegati direttamente al castello, da cui distano un paio di chilometri, ma non è stato mai accertato. Si dice anche che questi cunicoli portino fino al Santuario della Madonna del Ponte di Partinico, a sei chilometri di distanza, la cui Madonna venne trovata tra il 1200 e il 1300 proprio in queste grotte. E’ chiaro che i cunicoli in questione potrebbero essere anche dei tunnel di scavo della miniera, ma sappiamo che ai tempi sfruttavano anche l’aspetto geologico del terreno che naturalmente è bucata, la stessa rocca di Calatubo, sul lato nord, è piena di grotte che sono state certamente utilizzate come rifugio dagli uomini primitivi».

… e le tante leggende che lo avvolgono di mistero, come il pianoforte che si sentirebbe suonare all’imbrunire di certe sere d’estate.

Il serbatoio della Cuba delle Rose

« Una delle più belle delle leggende è quella “Dù Re Biddicchiu” - racconta Catalano - secondo la quale nel 1400 nella torre sud ovest del castello venne tenuto prigioniero, fino alla morte, un figlio innaturale di re Martino I, e si dice che e i suoi lamenti si siano sentiti finché il castello fu abitato. L’altra leggenda è legata alla Cuba delle Rose, un rigoglioso giardino arabo antistante il Castello di cui rimane solo il serbatoio idrico, ancora oggi perfettamente funzionante, che ha la stessa struttura dei più noti qanat, un sistema di ingegneria arabo che grazie a delle pendenze riesce a far risalire l’acqua. Qui c’era il roseto di Gaetana De Ballis, la baronessa moglie di Giuseppe Patè Principe di Valdina. Gaetana De Ballis era una donna infelice perché venne privata del suo unico figlio, iniziato allo studio ecclesiastico (il Vescovo Ugo Patè). La baronessa riversò così il suo amore sulle rose, che coltivava di nascosto. La leggenda vuole che i fiori fiorissero solo di notte e in sua presenza, e che quando dal 1779 la baronessa morì, non fiorirono più. C’è chi dice, però ,che ogni 19 febbraio il fantasma della baronessa, con un candeliere in mano, si aggiri nella Cuba delle Rose alla ricerca dei suoi fiori».

Oggi, con i risultati ufficiali del censimento del Fai, comincia un nuovo lavoro per l’associazione che si è votata, sin dal suo nome, alla tutela e salvaguardia del Castello di Calatubo.

Stefano Catalano e Maria Rimi

« Adesso – conclude Maria Rimi – ci impegneremo al fianco del Fai per riscrivere fedelmente la storia del Castello di Calatubo e finalmente restituirlo alla fruizione della cittadinanza, in tutta la sua magnificenza».

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© Riproduzione riservata
Pubblicato il 18 febbraio 2015
Aggiornato il 20 febbraio 2015 alle 21:07





Lavinia D'Agostino

Palermitana classe '78, vive a Catania per scelta. È convinta che due cose la leghino a questa città: l'accoglienza e l'allegria. È iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2000 ed è giornalista professionista dal 2014. Nel tempo libero ama conoscere, parlare e cucinare.


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