venerdì 20 luglio 2018

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Carmelo Ferlito: «L'Etna è come un'enorme sorgente di acqua calda»

Natura

Il docente di vulcanologia dell’Università di Catania ha pubblicato sulla rivista Earth Science Review un articolo in cui propone un nuovo modello di riferimento per il vulcano siciliano che, secondo la sua teoria, erutterebbe principalmente gas caldi e non magma con gas. Il lavoro di ricerca non è ancora terminato, ma offre nuovi spunti e un punto di vista alternativo rispetto alla geologia e alla vulcanologia attuale


di Sergio Mangiameli

Il fatto in sé è di interesse delle scienze della terra, nello specifico: vulcanologia. Si tratta di un articolo pubblicato poco tempo fa su Earth Science Review, in cui l’autore, Carmelo Ferlito, docente di vulcanologia all’Università di Catania, propone un nuovo modello di riferimento per l’Etna; in sintesi: non più un vulcano con magma in cui sono disciolti gas, ma al contrario un vulcano che erutta principalmente gas caldi e, in proporzione minore, basalto fuso. In sostanza, l’Etna potrebbe essere paragonabile a un’enorme sorgente di acqua calda, considerato che la maggior parte dei gas in questione è costituita da acqua. La conclusione dello studio è arrivata partendo da semplici calcoli matematici: il conteggio delle moli, cioè delle quantità molecolari, dei gas emessi risulta superiore di 10 volte a quanto ci si aspetterebbe in riferimento ai gas contenuti nel magma effettivamente eruttato. Ogni giorno e anche in assenza di eruzione, l’Etna versa nell’atmosfera decine di migliaia di tonnellate di acqua. E questo è il fatto in sé.

Il vulcanologo Carmelo Ferlito

Quattro chiacchiere con Carmelo Ferlito, le ho volute fare per scavalcare lo steccato della vulcanologia sensu stricto e provare invece a pensare liberamente, toccando temi ai confini della biologia, dell’astrofisica e della religione. In sostanza, ho fatto domande all’uomo, non solo al vulcanologo.
Da dove e quando è partita la svolta che ti ha posto il dubbio sulla validità del modello attuale, comune di riferimento?
« I dubbi sul modello li ho avuti a partire dagli anni 2004-2005, cioè quando ho iniziato a studiare in dettaglio l’eruzione del 2001. All’inizio avevo immaginato la presenza di gas per spiegare degli strani aumenti di potassio in alcune lave presenti nei coni del 2001, in particolare negli strati sommitali del cono del laghetto. Poi ho studiato a fondo i prodotti del 2002 e successivamente i prodotti delle eruzioni antiche, e mi sono accorto che questi aumenti di potassio non erano sporadici, ma frequenti nella storia del vulcano e tutti tra loro non correlabili. Quindi doveva esserci qualcosa indipendente da una ciclicità del vulcano che facesse aumentare il potassio nei magmi».
E allora?
«Allora io assieme ad altri colleghi abbiamo immaginato la presenza di flussi gassosi più importanti di quelli supposti fino a quel momento. E questo era solamente l’inizio di un processo di revisione del modello, che è durato diversi anni. La cosa più complessa non è stato immaginare un modello di magma alternativo all’esistente, ma è stato distruggere, o meglio modificare, il modello attuale e sostituirlo con qualcosa di totalmente diverso. È stato come ristrutturare la mente»

Mi pare la ristrutturazione del gas, perché al primo posto, hai messo il gas invece della roccia fusa, e nella miscela, una buona parte poi è acqua. La tua, insomma è la rivoluzione dell’acqua. Calda.
« Mmm… mi stai provocando».

Ti aiuto a trovare la risposta appropriata per chi farà - perché più di qualcuno la farà, o l’ha già espressa – questa considerazione tout-court.
«Beh, non avrebbe torto, a dir la verità. Nel senso che è l’acqua che comanda, che accoglie il magma…».
… e, dunque, è la riprova matematica che è l’acqua emessa dai vulcani a garantire la vita. Intendo i vulcani come fonti di quei gas necessari per la miscela fertile dell’atmosfera, i vulcani che regolarizzano anche le temperature del pianeta, i vulcani che sarebbero capaci – come del resto lo sono stato in passato – anche di raffreddare con potenti eruzioni a scala mondiale il riscaldamento del pianeta. O no?

«Sì, certamente. I vulcani sono i luoghi senza i quali la vita non sarebbe potuta nascere e svilupparsi con forme evolute fino all’Uomo. E soprattutto, i vulcani non sono portatori di distruzione e morte, casomai di trasformazione e rigenerazione per nuova vita. Sto parlando di scenari naturali, ovviamente…».

Ovviamente. E per scenari naturali, tutto questo gas interno, che accoglie la roccia fusa, mi fa pensare che sia il residuo cosmico di quel che avvenne quattordici miliardi e mezzo, milione più milione meno, di anni fa. Dentro questa terra, in fondo in fondo, la materia principale si ritrova nella stessa forma che ha nelle stelle. E allora mi viene di dire che Dio-del-cielo è anche qui, dentro la terra, che si crogiola al caldo e che i vulcani non siano soltanto l’origine della vita, ma i testimoni dell’origine dell’immaginazione, se con questa parola intendiamo tutto quanto ci sta dentro l’Universo.
«Eh, eh, chissà che non abbia ragione tu…»

Chissà… Ma dimmi una cosa: se mai questa tua teoria, che a dirtela tutta mi piace molto, venisse accettata e applicata come modello di riferimento per la previsione delle attività vulcaniche, per la pianificazione territoriale, per i manufatti da non costruire e per le evacuazioni possibili, saresti soddisfatto? O, in fondo, il nostro compito è solo quello di tentare di capire meglio (sto pensando anche all’ultima lezione di biologia studiata da mia figlia sul processo di mutazione, che è assolutamente casuale), e non esattamente quello di programmare lo starnuto imprevedibile della natura?
«Non lo so quali saranno le reazioni. In genere, il mondo scientifico è molto conservativo e non è incline ad accettare delle novità importanti. Però il mio è un lavoro che non è ancora terminato, anzi è solo agli inizi. Dal modello che presento, potranno venir fuori numerose ricerche e punti di vista totalmente alternativi rispetto non solo alla vulcanologia attuale, ma anche alla geologia generale. Poi sulla programmazione, nessuno di noi ha la sfera di cristallo, e contemporaneamente non possiamo fare a meno di indagare per scoprire segreti mai finiti della natura».
Carmelo...

«Eh?»
A questo punto, credo ci voglia un brindisi...

«Ma sì! Ecco, con questi due bicchieri di magnifica acqua di falda etnea!».
Giusto! Prosit.

«Prosit».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 23 gennaio 2018
Aggiornato il 29 gennaio 2018 alle 20:55





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