lunedì 20 agosto 2018

lunedì 20 agosto 2018

MENU

1

Camilleri, Tiresia e l'eternità. Appuntamento a Siracusa fra cent'anni

Recensioni

Tra storia e futuro, quello che si è vissuto sul palco del Teatro Greco per il Festival dell'Istituto nazionale del dramma antico è stato un evento unico, rapiti per 90 minuti dalla forza roca della voce unica dello scrittore empedoclino nel suo racconto ironico, cinico e poetico allo stesso tempo sull'indovino cieco del mito. Con un arrivederci, nello stesso posto, fra un secolo


di Gianni Nicola Caracoglia

“Take a little trip back with father Tiresias / Listen to the old one speak of all he has lived through / I have crossed between the poles, for me there's no mystery / Once a man, like the sea I raged / Once a woman, like the earth I gave / But there is in fact more earth than sea”. “Torna indietro nel tempo con padre Tiresia / Ancora il vecchio che racconta di tutto quello che ha vissuto / Sono stato ovunque, per me non c'è mistero / Quando ero uomo, come il mare mi infuriavo / Quando ero donna, come la terra donavo / In realtà c'è più terra che mare...”.

Si parte col sottofondo di “The cinema show” dei Genesis, tratto dal loro album della vita, il manifesto prog rock “Selling England by the pound” del 1973, brano con il quale Peter Gabriel e soci giocavano a mischiare le figure di due novelli Giulietta e Romeo, e gli applausi a scena aperta accolgono Andrea Camilleri come una vera rockstar che si appropria del centro della scena del teatro greco di Siracusa, sorretto dalla sua assistente Valentina Alferj che ha curato l'evento, protagonista assoluto di “Conversazione su Tiresia”, non uno spettacolo, non una conferenza, non una lectio magistralis, ma un divertissement di un uomo di 92 anni, quasi 93 (a settembre), giovane come non mai nella sua essenza (lo diceva, dopotutto, Picasso che ci vuole tempo, ma molto tempo, per diventare giovani), curioso della vita che non ha esitato a dire sì alla richiesta di Roberto Andò, direttore artistico del festival del Teatro Greco, di scrivere ed interpretare, diretto con leggera eleganza dal regista palermitano, il suo rapporto col mito.
Mito, si sa, in greco vuol dire parola, racconto, significa favola e leggenda, e un uomo come Camilleri, che del racconto ha fatto arte, non poteva sottrarsi a questo mirabile gioco della scena. L’uomo è teatro, pontifica Camilleri citando Borges, è pubblico e attore nello stesso tempo, è trama e le parole che udiamo. Camilleri ha scelto Tiresia perché lo stratagemma letterario della cecità gli dà un’opportunità unica, di donarsi al pubblico senza filtri. Dopo l’androgino Eracle burattino di Emma Dante, dopo lo ieratico Edipo di Yannis Kokkos, adesso è la volta di Tiresia, pirandellianamente uno, nessuno e centomila.

E il racconto di Camilleri, davanti ad un teatro pieno, ma non gremito, pieno di tanti amici della scena e del mondo intellettuale italiano, ha il dono della leggerezza apparente, ma gravida di significati e significanti, tipico della scrittura etnicamente sicula di Camilleri, che non dà nulla per scontato e che si diverte a dissacrare (e massacrare se serve) quello che la storia letteraria ci ha tramandato. Di un mito, innanzitutto, quello del pastore tebano Tiresia, tramutato in donna per aver ucciso un serpente maschio, poi tornato uomo dopo sette anni dopo aver ucciso l’altro serpente della coppia; e poi diventato indovino cieco vittima delle collere femminili dell’Olimpo, forse punito da Giunone, moglie di Giove, per aver osato dire che la donna sessualmente gode di più, forse punito da Atena, per averla vista nuda mentre si bagnava, forse punito da tutti gli dei perché accusato di rivelarne i segreti.


Un personaggio controverso, quindi, Tiresia, emblema stesso dell’identità indefinita, su cui Camilleri si diverte a tratteggiarne, con cinica ironia, il distacco dalle miserie umane ma anche divine, forte della suacecità. «Chiamatemi Tiresia – esordisce Camilleri con la forza roca della sua voce unica - per dirla come quel signore che ha scritto un romanzo sulla balena bianca, o Tiresia sono, per dirla come qualche altro, che forse conoscete», facendo una delle poche concessioni al personaggio di Montalbano, che tanta fama ha donato allo scrittore empedoclino (davanti ad un ammirato Luca Zingaretti confuso tra il pubblico). Camilleri abilmente cambia registro continuamente, passando dalla satira - «Come faceva Tiresia a distinguere un serpente maschio da uno femmina, è come distinguere oggi uno di sinistra da uno di destra» - alla erudita espressione poetica, quando cita tutti gli autori che dal passato fino al contemporaneo hanno trattato la figura di Tiresia. Chi in termini lusinghieri (Omero), chi in termini assolutamente negativi (Dante lo mette nel girone dei fraudolenti, negandone le capacità divinatorie, in effetti inaccettabili per chi viveva ne culto dell’Assoluto cristiano), cita con memoria pulita e senza pecche dai classici, greci come Esiodo, Omero o Sofocle, o latini come Ovidio, Orazio (definito poetastro), fino alla storia recente del Novecento, citando la nascita del surrealismo con “Le mammelle di Tiresia” di Apollinaire, o il carteggio fra Thomas Stearns Eliot e Ezra Pound che portò alla nascita de “La terra desolata”, l’incontro-scontro con Pierpaolo Pasolini, che riprende la figura di Tiresia nel film “Edipo re”, fino al grido di dolore di Primo Levi in “La chiave a stella”, sulla trasformazione dell’uomo in “non uomo” per volontà della barbarie nazista, celebrandone la massima finale che l’unica salvezza per l’uomo restava la poesia.


Il pubblico, che abbraccia più generazioni, rapito da tanta capacità affabulatoria, ha sottolineato più volte con l’applauso la forza delle parole. Sul palco, il polistrumentista Roberto Fabbriciani ha sottolineato, senza interferire mai, il ritmo scenico che Camilleri, pur non vedente, ha seguito senza intoppi veri, seguendo alla perfezione i tempi anche del videowall alle sue spalle.
«Devo dirivi e non vi sembri un paradosso, per carità, che da quando io non ci vedo più, vedi le cose assai più chiaramente». Dopo un’ora e mezza di stretta interconnessione tra il narratore e il narrato, nella chiusa finale si racchiude la missione della “Conversazione su Tiresia”. Camilleri: «Da cieco mi è venuta la curiosità di immensa di capire, anzi no, di intuire cosa sia l’eternità, quell’eternità che ormai sento così vicina, e allora ho pensato che venendo qui, in questo teatro, tra queste pietre, veramente eterne, sarei riuscito ad averne almeno un’intuizione. Vi chiederete cosa faccio e come vivo. Attualmente vivo a Brooklyn e campo la vita vendendo cerini, e ogni tanto faccio una comparsata al cinema. Finché un regista che doveva fare il film “La dea dell’amore” mi ha chiesto di fare Tiresia: dopo secoli persona e personaggio si sono finalmente ricongiunti». E con le immagini del noto film di Woody Allen, si chiude questo percorso d’autore, un evento più unico che raro, una eredità immateriale che Camilleri lascia a tutti, soprattutto ai più giovani, quella della stupenda curiosità poetica di una persona che non si è mai accontentata della grezza superficie dei sentimenti e delle emozioni.
E, fuori dal copione, tra gli applausi scroscianti, in una meritatissima standing ovation, Camilleri aggiunge: «Scusate, vorrei aggiungere una cosa, mi piacerebbe che ci reincontrassimo tutti quanti, qui, in una sera come questa, tra cento anni. Me lo auguro. Ve lo auguro». Ci saremo, certamente, la parola data non si discute.



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 12 giugno 2018


LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI SULL'ARGOMENTO

Camilleri, Tiresia e l'eternità. Appuntamento a Siracusa fra cent'anni

Tra storia e futuro, quello che si è vissuto sul palco del Teatro Greco per il Festival dell'Istituto nazionale del dramma antico è stato un evento unico, rapiti per 90 minuti dalla forza roca della voce unica dello scrittore empedoclino nel suo racconto ironico, cinico e poetico allo stesso tempo sull'indovino cieco del mito. Con un arrivederci, nello stesso posto, fra un secolo

Ultima modifica 12 giugno 2018 19:14

Edipo a Colono di Yannis Kokkos, la democrazia logora chi non ce l'ha

Si può perdere il potere se non si è degni. Il cosmopolita regista greco-parigino rilegge Sofocle per il 54° Festival del teatro greco di Siracusa, non rinunciando alla centralità dell'attore, a danno di ritmo e scena. Dalla sua, però, ha Massimo De Francovich, l'Attore, che dell'ex re, cieco vagabondo verso il suo destino di morte, ne incarna la sacralità

Ultima modifica 18 maggio 2018 19:30

Eracle, fragile e androgino paladino del teatro anti-identitario di Emma Dante

Né uomo, né donna, né mortale, né semidio, né tra i morti dell'Ade, né con le divinità dell'Olimpo: la regista palermitana ridisegna la tragedia di Euripide, assegnando al semidio un sensibile animo maschile in un fiero corpo femminile. Una scelta registica che ammalia (non senza riserve) per la prima del 54° Festival del teatro greco dell'Inda a Siracusa

Ultima modifica 15 maggio 2018 18:04

Il ciclo classico diventa festival e Siracusa sogna di essere Avignone

Dal 10 maggio al 18 luglio va in scena, prevalentemente al Teatro Greco, la più lunga stagione di rappresentazioni classiche dell'Inda, da adesso Festival del teatro greco di Siracusa. L'ex commissario Pier Francesco Pinelli: «Coscienti di guidare un’eccellenza culturale». Il direttore artistico Roberto Andò: «Siracusa punto fermo mondo classico che deve essere vivo»

Ultima modifica 07 maggio 2018 10:48

Con l'Inda il modello Siracusa è pronto a varcare le frontiere

Presentata a Roma la stagione 2018 di rappresentazioni classiche. Il commissario Pier Francesco Pinelli parte dai 140 mila spettatori del 2017 e annuncia una tournée in Grecia. Il direttore artistico Roberto Andò punta su Emma Dante per "Eracle" di Euripide, Yannis Kokkos per "Edipo a Colono" di Sofocle, e Giampiero Solari per la commedia "I Cavalieri" di Aristofane

Ultima modifica 26 ottobre 2017 12:36



Gianni Nicola Caracoglia

Giornalista, amante della musica, rock soprattutto, e amante delle cose buone. Che di questi tempi sono veramente poche... I suoi articoli su SicilyMag


TI POTREBBE INTERESSARE

Gli accenti di inquietudine romantica del violino di Girshenko

Sotto un cielo estivo che ha regalato una inconsueta eclissi lunare, il Maestro russo, accompagnato dalla pianista kazaka Sholpan Barlykova, ha incantato il pubblico siracusano di "Ortigia classica", cartellone ideato dal violista Gaetano Adorno per conto della Camerata Polifonica Siciliana, suonando Mozart, Beethoven, Brahms, Dvorak e Sibelius

Rosso Alcantara, luna vermiglia e fiamme infernali rileggono Dante

Con la regia di Giovanni Anfuso, alle Gole ha debuttato (sotto l'eccezionale luce della luna rossa pre-eclissi) la messinscena dell'Inferno dantesco nel suggestivo scenario naturale delle rocce scoscese e dei dirupi attraversati dai vorticosi corsi d'acqua del fiume condiviso da Mojo e Castiglione. Per tre week end consecutivi la "selva oscura" rivive in uno dei più suggestivi angoli di Sicilia

Il garbato equilibrio classico di Bruno Canino ha aperto "Ortigia Classica"

Il pianista napoletano, dall'alto delle sue 83 primavere, ha dato il la al festival organizzato a Siracusa dalla Camerata Polifonica Siciliana, eseguenhdo con ammirevole agilità i concerti per pianoforte e orchestra KV 414 e KV 415 di Mozart in un piacevolissimo dialogo con l’orchestra, pronta ai rilievi tematici sotto la bacchetta incisiva di Gaetano Adorno

Rigoletto, luci e ombre sulla corte di un poco deforme buffone

Ha convinto la messinscena dell'opera di Verdi a Taormina per il Sesto Senso Opera Festival, con la discreta ma efficace regia di Bruno Torrisi e la dominante voce di Raffaele Abete (Il Duca di mantova). Non ha eccelso Desirée Rancatore, una Gilda non ai suoi soliti livelli, e Giovanni Meoni, Rigoletto,corretto ma poco incisivo come la direzione di Angelo Gabrielli. Replica il 15 luglio

Due millenni e mezzo dopo, a Siracusa fa ancora male il riso amaro de "I Cavalieri"

Grazie a un cast di grandi attori, da Antonio Catania a Gigio Alberti a Francesco Pannofino, superata da parte del regista Giampiero Solari la sfida della commedia che chiude il cerchio del 54° festival del Teatro greco dell'Inda. Sbeffeggiare con forza i potenti, e il popolo facilmente raggirabile nella scelta dei suoi rappresentanti, fa sì ridere ma anche incazzarsi

Edipo a Colono di Yannis Kokkos, la democrazia logora chi non ce l'ha

Si può perdere il potere se non si è degni. Il cosmopolita regista greco-parigino rilegge Sofocle per il 54° Festival del teatro greco di Siracusa, non rinunciando alla centralità dell'attore, a danno di ritmo e scena. Dalla sua, però, ha Massimo De Francovich, l'Attore, che dell'ex re, cieco vagabondo verso il suo destino di morte, ne incarna la sacralità