mercoledì 15 agosto 2018

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«Sono tornato dall'Australia per raccontare la mia terra»

Sugnu sicilianu

Il videomaker di Lacco, una contrada di Brolo, nel Messinese, dopo alcuni anni trascorsi fuori dall'isola è tornato a casa per dar vita a Sicilian Moments una raccolta di brevi video che vogliono documentare la Sicilia più spontanea, quella fatta di riti e quotidianità, in cui l'elemento principale è la gente comune, per approfondire i tratti dell’io siculo


di Serena Di Stefano

«Quando viviamo all’estero, i siciliani parliamo costantemente della Sicilia. Ero certo che prima o poi sarei tornato per raccontare l’identità di questa terra». Alla fine, Calogero Ricciardello, videomaker 37enne originario di un paesino nel messinese, dall’Australia è tornato e lo ha fatto con un’idea ribattezzata Sicilian Moments.

Il videomaker Calogero Ricciardello - ph Toni Cipriano

«Il mio materiale di lavoro - ci racconta - è costituito unicamente dalla gente. Per questo, come un pittore deve conoscere la tavolozza dei colori, io voglio comprendere la realtà ascoltando le persone, entrando in intimità con loro. In Australia mi mancava dialogare come fanno i siciliani. La nostra è una chiacchiera costruttiva, piena di informazioni, che non si limita al meteo, al pranzo o al mare».
Dalla passione per la chitarra elettrica alle serate come vj nei centri sociali bolognesi, passando per i canali di Venezia nelle vesti di reporter e videogiornalista, la storia di Calogero ha un comune denominatore: la spontaneità.
«Ho sempre seguito il momento - dice il regista - senza usare sceneggiature. Sentire la musica mixando immagini sembra molto distante dai reportage come operatore televisivo, eppure in entrambi i casi ci si trova in situazioni sconosciute, da capire e gestire velocemente».

Calogero Ricciardello in Australia - ph Toni Cipriano

Sicilian moments è il suo ultimo lavoro. Una raccolta di brevi video che vogliono documentare la Sicilia più spontanea quella fatta di riti e quotidianità. Si tratta di un progetto collettivo per cui, fino al 30 aprile, sarà attiva una campagna di crowdfunding . Il budget di 4.800 euro servirà a sostenere il noleggio dell’attrezzatura e le spese di viaggio.
Casalinghe, artigiani, pescatori, contadini. Sicilian moments è un faccia a faccia con la gente comune. Ai tre già relizzati si aggiungeranno altri sei video che, come i precedenti, approfondiranno i tratti dell’io siculo. Ma, attenzione, «il progetto - sottolinea - non ha fini di recupero nostalgico degli usi e costumi siciliani, non vuole rimpiangere il passato, ma promuovere uno stile di vita sano. Le tradizioni vanno custodite perché fanno bene, non solo perché sono belle esteticamente. Dovrebbero insegnarle a scuola».

A sarsa, A carni ‘nfurnata, Pasti i mennula sono i primi appuntamenti di un format in cui i procedimenti, non solo culinari, diventano un pretesto per sbirciare nel cuore di un popolo. Calogero Ricciardello è cresciuto a Lacco, una contrada di Brolo da 300 abitanti. «È un microcosmo dove tutti si conoscono, giro tutti i video qui, per me è come avere a disposizione un set».
Sicilian moments vuole dedicarlo interamente alla provincia di Messina. «Perché è la meno conosciuta - spiega -, la meno raccontata. Mi piace la musicalità del nostro dialetto, il modo in vengono espressi i concetti, l’ironia. Anche quando vivevo in Australia pensavo in siciliano, traducevo in italiano e poi parlavo in inglese. Nel video Pasti i mennula, la preparazione dei dolci è solo lo sfondo per parlare di tre generazioni unite».

Calogero non sa ancora quale forma finale assumerà Sicilian moments perché, ogni volta, sono le persone a suggerirgli cosa fare, cosa vedere, cosa fissare nella videocamera. Però ci anticipa che i prossimi video saranno incentrati sui giochi tradizionali, a partire dalla campana e dalla corda. «Non è un documentario che riprende la realtà nella sua interezza, con un punto di vista neutro e la macchina fissa. Al contrario, è un’operazione autoriale, con un montaggio dinamico sulle note del valzer dove la telecamera danza costantemente con la musica. Nel realizzare i video, voglio divertirmi».

Laureato al Dams di Bologna in cinema sperimentale e documentario, Calogero Ricciardello ha fatto l’operatore televisivo per quattro anni a Venezia, prima di trasferirsi in Australia nel 2013. Qui, ha cambiato una ventina di lavori conoscendo la realtà del luogo, integrandosi, raccogliendo “materiale” umano per i suoi documentari. E mentre rivestiva anche i panni dello stringer per l’agenzia berlinese Ruptly, ha imparato una grande lezione dagli australiani: Take it easy!.
«È un popolo con uno spiccato ottimismo e senso comunitario - commenta Calogero - tutti lavorano per un obiettivo: stare bene insieme. In Sicilia, c’è ancora qualche resistenza a fare rete perché, essendoci poco lavoro, ci si vede come competitor. In Australia, invece, se si fa lo stesso mestiere, si è automaticamente dalla stessa parte. Ma lentamente la mentalità siciliana sta cambiando e c’è molta più voglia di parlare di questa terra. Anche le istituzioni vanno educate in questo senso».

Calogero Ricciardello dietro la macchina da presa

I prossimi progetti seguiranno l’asse Sicilia-Argentina per un documentario che vuole far incontrare gli aborigeni australiani con gli indigeni argentini. «Trovo che gli argentini siano molto simili a noi. In Australia, inoltre, ho seguito in tour il grande maestro argentino Jaime Torres. È il Jimi Handrix del charango, una piccola chitarra tradizionale sudamericana».
Ma Calogero sta lavorando anche a un progetto sui pescatori che, durante i due dopoguerra, emigrarono in massa da San Gregorio di Capo d’Orlando a Fremantle. «Nel paesino - conclude il videomaker - ormai non ci sono più pescatori. Andando in Australia sono diventati miliardari. Le due cittadine sono talmente legate da essere gemellate».
Insomma, partire dalla Sicilia per scoprire il mondo, dotati di ascolto, talento e una videocamera, per poi tornare. Perché anche quando era in Australia Calogero Ricciardello sognava «Le montagne dei Nebrodi».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 24 aprile 2018
Aggiornato il 07 maggio 2018 alle 13:28




Serena Di Stefano

Una laurea in Editoria e scrittura, un amore sconfinato per Pier Paolo Pasolini e la convinzione che nessun curriculum, anagrafica o breve descrizione possano raccontare una vita. Dopo due anni di full immersion in cronaca e politica locale, ho ampliato le vedute e mi sono rimboccata le maniche. Il mio motto è “take it easy and be curly" ma il mio mantra è “ringraziare sempre”. Segno zodiacale: pesci fuor d'acqua. Solo una cosa amo più di scrivere: vivere.


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