HomeBlog
Blog

Buone feste coi nostri consigli di lettura sotto l’Albero di Natale

I consigli alla lettura di Salvatore Massimo Fazio dal 15 al 31 dicembre 2025

Blog Un Natale di letture tra anni di piombo con Matteo Auciello, che debutta con "Tecniche miste di trasformazione", per Il ramo e la foglia edizioni, e il genere dei racconti. La psicologia ci rincuora e le edizioni Revolver compiono un anno. In copertina due flashback novembrini: Gaye Boralioğlu per Edizioni Le Assassine e Enrico Scandurra che approda a Castelvecchi. Buone festività e arrivederci al 2026!

Tra il genere dei racconti e gli attuali tempi duri (manifestate in alcune azioni e molte parole) che richiamano gli anni di piombo, la situazione in Italia sembra che stia degenerando e certi ritorni fanno paura: così esordisce Matteo Auciello per i tipi de Il ramo e la foglia edizioni che conferma quanto stiamo vivendo sul fronte politico, pubblicando “Tecniche miste di trasformazione“, intreccio di lotta armata e  psicoanalisi. Ancora sangue e ancora proiettili, scuotono questo fine anno: è Gaye Boralioğlu con  “Alla tavola del padreper Edizioni le Assassine che ci invita a proseguire l’indagine e la riflessione sul male gratuito: a lui il libro controcopertina!
Tra guerriglia e diritti anche Arkadia è presente con “Gavroche sulle barricate“, romanzo di Antonio Otero Seco ed Elías Palma Ortega sul conflitto civile iberico. Spazio alla psicologia con due titoli, tra saggistica e narrativa, che introdocuno al meraviglioso mondo della mente: Ciriaco Scoppetta e Giancarlo Di Gennaro sono gli autori deIl cervello invisibile. La riserva funzionale fra neuroscienze, narrativa e medicina legalepubblicato da Armando editore; il dolore della perdita è al centro di “Myosotis” di Andrea Brutto per Transeuropa. Racconti crudelidi Auguste de Villiers de l’Isle-Adam per Carbonio, conferma lo sciame del narrato breve e incisivo. Fronte Sicilia: Andrea Dugo e la sua indagine sul cavallo e sui depositi di questi per Bonfirraro e il #librocopertina siglato da Enrico Scandurra che segna il proprio ritorno entrando a pieno titolo nell’editoria delle major con Quella sfortunata domenica di febbraio, per i tipi di Castelvecchi.

L’albero di Natale lo compone Algra Editore con ben otto titoli, tutti diversi, tutti di elevata qualità in argomenti e stile a firma di Paolo Sessa, Francesco Gilistro, Giovanni Burtone, Francesca La Mantia, Luana Gloria Paladino, Mariuccia Sofia, Nino Nicolosi e Giusy Scandurra. Infine buon primo compleanno a Revolver Edizioni che con “Obladì“, antologia di racconti indaga l’attuale panorama letterario in Italia.

Libro copertina, “Quella sfortunata domenica di febbraio” di Enrico Scandurra, Castelvecchi

Uno psicologo racconta attraverso un lungo flashback gli eventi che lo hanno portato, nell’arco di una sola giornata, a perdere il senno e a essere internato fino al momento del decesso. Causa della sua follia è una serie di sfortunati eventi che si susseguono nel corso di una domenica, iniziata con l’intenzione di leggere Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino e terminata con la scoperta di essere il padre di un bambino concepito tempo prima con una prostituta di Firenze ora deceduta, e di non essere il padre biologico di suo figlio Nemo, avuto dalla moglie con un altro uomo. Il tutto lo spingerà, in preda al delirio, a compiere un’azione avventata e violenta ai danni di Nemo, che porterà il protagonista a essere ricoverato d’urgenza in una clinica psichiatrica.

Le uscite di lunedì 15 dicembre

Antonio Otero Seco ed Elías Palma Ortega, Gavroche sulle barricate, Arkadia

Primo romanzo scritto sul conflitto civile iberico, segue un andamento da spy story per raccontare i retroscena del colpo di Stato, gli scenari in cui si combatteva, i suoi protagonisti che lottano per sopravvivere con dignità in un contesto ineluttabile. Sullo sfondo una trama d’amore, palpiti di speranza in mezzo all’orrore

Antonio Otero Seco ed Elías Palma Ortega, due giovani scrittori, poeti e giornalisti massoni e repubblicani, decisero di mettere in comune le loro esperienze all’indomani della Guerra civile spagnola. Il primo aveva redatto resoconti rivelatori e audaci dal fronte; il secondo aveva fatto parte delle colonne che marciavano con la dinamite da Huelva a Siviglia per difenderla. Insieme volevano dare una rappresentazione accurata e veritiera delle circostanze, dei motivi e delle ripercussioni. Volevano dire alla Spagna e al mondo intero cosa stava accadendo e perché, chiedere giustizia, e lo fecero affidandosi alla letteratura. Nacque così “Gavroche sulle barricate” (“Gavroche en el parapeto. Trincheras de España”), nome che trae origine da un personaggio de I miserabili di Victor Hugo, Gavroche per l’appunto, un monello parigino astuto e generoso che si lascia valorosamente uccidere su una barricata nel 1832. Pubblicato originariamente nel 1936, “Gavroche sulle barricate”, primo romanzo scritto sul conflitto civile iberico, segue un andamento da spy story per raccontare i retroscena del colpo di Stato, gli scenari in cui si combatteva, i suoi protagonisti che lottano per sopravvivere con dignità in un contesto ineluttabile. Sullo sfondo una trama d’amore, palpiti di speranza in mezzo all’orrore. I coautori dell’opera pagheranno a caro prezzo il loro impegno: entrambi saranno duramente repressi dal regime.

Matteo Auciello, Tecniche miste di trasformazione, Il ramo e la foglia edizioni


Dopo il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, nell’estate del 1978, la tensione degli attentati è continua e palpabile, si respira confusa allo smog e al caos delle città. In questa nube di ansia collettiva si muove lo psicoanalista Nicola Severino, un uomo solitario e introverso, diviso tra l’attrazione per Enrica, sua giovane paziente, e l’amicizia di Monica, vecchia compagna di militanza. Quando Enrica e Michele, il suo ragazzo, si ritrovano arruolati nei Proletari Armati per la Rivoluzione, una scombinata formazione marxista-leninista, tutto precipita. Michele resta ferito in una rapina di autofinanziamento, Enrica scompare di casa, Nicola e Monica si avventurano sulle loro tracce. In questa deriva si compone l’atmosfera di “Tecniche miste di trasformazione”, che segue i personaggi nelle loro traiettorie instabili, mosse dal caso e dalle intermittenze del desiderio, più che dal rigore dell’ideologia. Combinando introspezione e ironia, il romanzo di esordio di Matteo Auciello mette insieme lotta armata e psicoanalisi, entrambe “tecniche di trasformazione”, per evocare le trasformazioni della società italiana sul finire degli Anni di piombo.

AA. VV., Obladì, Revolver

“Obladì” è un’antologia di racconti nata per festeggiare il primo anno di Revolver edizioni e – insieme, soprattutto – indagare l’attuale panorama del racconto in Italia.

Milo in versi. Piccola antologia della poesia milese. La tradizione, ieri e oggi, a cura di Paolo Sessa, Algra

Dalla nota del curatore Paolo Sessa: «E “Milo in versi”, quindi, come suona giustamente il titolo all’apparenza minimalista ma pluricomprensivo e plurivalente di questa antologia. Dalle voci del popolo così attentamente trascritte dalle gentili professoresse Cettina Previtera e Maria Pia Russo, ai fatti e profili di persone che sono in tutti i paesi, in fondo, ma che nel nostro ci sono più cari e più familiari, naturalmente, ai filtri descrittivi ed esistenziali delle altre poesie, in una varietà linguistica e dialettale e in una unità dialettica, mi pare di poter dire, che consente a chi volesse sfogliare con attenzione, ma anche con diletto, si spera, queste pagine, di seguire anche per Milo, come per tutte le comunità, i fatti grandi e piccoli del mondo, l’adeguazione ai mutamenti storici e locali e alle vicende variabili e molteplici della modernità». (Dalla Presentazione di Mario Tropea). «L’anima di una comunità risiede nella poesia del suo popolo; e questo vale sia per una nazione che per un piccolo centro. Nella poesia, specie in quella popolare, si sedimentano passioni, sentimenti, modi di pensare, visioni del mondo, in modo più libero e istintivo che nella produzione saggistica. La poesia stessa è una modalità umana, diversa dalla prosa, di approcciarsi al mondo: cambia la prospettiva, cambia il punto di vista, cambia l’ordine delle priorità fra le cose e gli eventi della vita, cambia persino la grammatica e la sintassi».

Francesco Gilistro, La legge di Archimede, Algra

Sergio ritorna nella sua Siracusa e assiste a uno spettacolo sconvolgente: la morte di un delfino avvelenato dall’inquinamento. Aiutato dalla biologa marina Bianca, scopre che le raffinerie di petrolio, in accordo con la malavita, sversano da decenni in mare rifiuti tossici. Sergio ritrova il suo amico, il Conte, che da cameraman ha filmato, in un reportage, un operaio della maggiore raffineria della zona, il quale denunciava la collusione dei politici con la malavita e con i faccendieri delle aziende. Pian piano affiora la figura di uno spregiudicato avvocato delle industrie petrolifere che manovra le sorti della città ed emergono fatti che anni prima avevano sconvolto la vita del padre di Sergio e della sua famiglia. Mosso dalla vendetta, il protagonista decide di incastrare il giudice e l’avvocato. A tal fine, stringe un accordo con un vecchio amico di infanzia, malavitoso. Questo gruppo di investigatori improvvisato, con l’aiuto di un agente di polizia escluso dalle indagini ufficiali, riesce a ottenere tutte le prove necessarie per mettere con le spalle al muro gli “intoccabili” arricchiti sulla pelle di un’intera comunità.

Giovanni Burtone, Giro di boa. Riflessioni per non smarrirsi in una navigazione complicata, Algra

Dalla prefazione di Pierluigi Castagnetti: «Giovanni Burtone, nella sua proverbiale modestia, quando interviene all’Assemblea siciliana non pretende dare risposte che nessuno forse è in grado di dare. Gli basta esprimere l’insofferenza per la banalità di un certo modo di fare politica, orgogliosamente inconsapevole o indifferente rispetto all’altezza e agli abissi della stagione che è stata assegnata alla nostra generazione. In un certo qual modo, dunque, questo libro, più ancora degli altri precedenti, ci costringe a pensare. Ci toglie l’angoscia ma, inevitabilmente, non tutta. Semplicemente perché anche l’angoscia è dentro al tempo che ci è dato».

Francesca La Mantia e Ettore Napoli, Pub Giuda, Algra

“Pub Giuda” è un’opera teatrale che ribalta la visione dantesca dei regni ultraterreni. In un pub infernale, gestito da Giuda per conto di Beatrice Portinari, si incontrano i dannati della Storia: Eva, Caino, Bruto, Cassio ed Elena. Tra confessioni e scontri, emergono temi di libertà, amore, femminismo, guerra, colpa e redenzione.

Luana Gloria Paladino, Gli struzzi, Algra

Arturo è un ragazzo vedovo che non ha il coraggio di lasciare andare il fantasma di sua moglie. Solo dopo essere arrivato a Catania, paese originario della defunta Agnese, comincia a rendersi conto di dover andare avanti con la sua vita. Il suo incontro con Enzo, u prufissuri, sarà di fondamentale importanza. Anche l’uomo, come lui, non riesce a superare il lutto per la scomparsa della moglie e si comporta come se fosse ancora viva. Con l’intenzione di aiutare Enzo ad accettare la realtà, Arturo capirà di dover prima guarire se stesso.

Mariuccia Sofia, Abitare il cuore. Un percorso di 10 qualità  per trasformare la paura attraverso la coerenza cardiaca, Algra

«In questa sintesi, che faccio per me e per chi un giorno volesse cimentarsi, vi invito a ripercorrere un’avventura che ho condiviso con un gruppo di cuori durante il tempo della pandemia per 100 giorni, il tempo che la sapienza yogica suggerisce per acquisire pienamente una pratica. Il fine è creare una prassi meditativa da sentire nel corpo, che possa poi diventare quanto di più semplice, naturale e spontaneo, uno stato di Coerenza che possa contagiare il nostro ambiente e l’intero pianeta. E, anche se la pandemia è stata superata, c’è ancora bisogno in questi tempi di mantenere l’equilibrio del cuore per trasformare le nostre paure».

Nino Nicolosi, Non sarà la Cappella Sistina, ma ogni uomo può essere un capolavoro, Algra

Avere la voglia di raccontare, o meglio, di raccontarsi, potrebbe essere il riflesso di una personalità complessa o, per certi versi, complicata, ma se il racconto sconfinasse addirittura nel peccato di presunzione la questione potrebbe divenire molto più confutabile. Una personalità complessa ci riserva tante sfaccettature, tante quanti sono i fatti e gli individui del racconto, mentre una personalità complicata potrebbe distorcere in parte quanto descritto, ma queste eventuali forzature risulterebbero alla fine decifrabili. Il “cosiddetto” peccato di presunzione, invece, sconfina verso quell’impalpabile mondo del pregiudizio che si nutre di luoghi comuni, esalta pretestuosamente chi lo commette, rendendo di contra marginali i veri protagonisti. Pur tuttavia, alla fine, qualsiasi sia il modo di raccontarsi, ogni uomo può essere un capolavoro, così come recita il sottotitolo di questo mio ultimo scritto.

Giusy Scandurra e Giuseppe Scannella, Spazi di vita, Algra

“Spazi di vita” è un libro corale che raccoglie le voci della “comunità” dell’oncologia, fatta di pazienti e medici, ma anche di bambini, di compagni, di madri e padri che insieme affrontano i cambiamenti che la malattia impone. Ma accanto a queste persone, legate dalla malattia, ci sono rugbisti, uomini di mare, avvocati e chi semplicemente realizza copertine con fili di lana colorati che legano gente apparentemente lontana da questa realtà. I luoghi da vivere, quindi, non possono essere chiusi in un reparto d’ospedale ma devono aprirsi sul “giardino magico”, cuore attorno a cui ruotano tutte le attività, dalle terapie ai concerti. La comunità si arricchisce di architetti e ingegneri che sognano e creano un “Concept” che si integra con il tessuto urbano della città, dove ogni cosa ha il suo spazio… il quarto.

Le uscite di venerdì 19 dicembre

Ciriaco Scoppetta e Giancarlo Di Gennaro, Il cervello invisibile. La riserva funzionale fra neuroscienze, narrativa e medicina legale, Armando editore 

Questo libricino non vuole essere un testo sistematico, ma piuttosto un tentativo di conoscere prima di tutto noi stessi. La Riserva Funzionale, una risorsa invisibile, affascinante, segreta e misteriosa del cervello umano. Alcune domande—importanti—rimangono volutamente senza risposta. La Riserva Cognitiva e le altre riserve funzionali del cervello umano sono ampiamente studiate, con grandi progressi da parte di eccellenti scienziati, ma nella vita quotidiana e nella medicina clinica se ne parla molto poco. Eppure comprendere la riserva funzionale di una persona è utile per la prevenzione, la terapia, la prognosi, la riabilitazione, la qualità della vita e, nella medicina legale, per la valutazione del danno. Un essere umano non è solo ciò che vediamo, ma anche ciò che è racchiuso nel suo cervello segreto: talento, intelligenza, abilità, forza di volontà, ambizioni, cultura, emozioni, passioni, curiosità, pigrizia, attenzione, concentrazione, memoria, capacità di problem-solving, creatività e molto altro, in una miscela unica di ingredienti che rende ogni persona diversa dalle altre otto miliardi che vivono sul nostro pianeta. Una Persona non è solo la squadra titolare che scende in campo all’inizio della partita, ma anche la panchina, pronta a entrare quando serve e talvolta a salvare il risultato. Raccontando le storie di persone reali, comprendiamo che la Riserva Funzionale del cervello umano è una risorsa nascosta che all’improvviso emerge e porta alla creazione di un’invenzione, di una poesia immortale o di un’opera d’arte. È costituita dai circuiti neurali e culturali che spesso permettono a una persona che ha avuto un ictus di tornare alla normalità. Più o meno efficiente, tutti possediamo una Riserva Funzionale (il Cervello Segreto) e dobbiamo proteggerla e rafforzarla per resistere alla malattia, al trauma e all’invecchiamento, e per vivere bene—o almeno abbastanza bene—il più a lungo possibile.

Andrea Brutto, Myosotis, Transeuropa 

“Myosotis” raccoglie tre racconti che esplorano, in forme diverse, il viaggio emotivo della perdita. Dal dialogo sospeso tra una nonna e un nipote sul limite del fiume Lete, alla narrazione poetica e delicata del declino della memoria, fino a un testo teatrale che immagina l’aldilà come un’azienda distopica. Sogno e riflessione, ironia e dolore, si intrecciano in queste storie.

Le uscite di lunedì 22 dicembre

Auguste de Villiers de l’Isle-Adam, Racconti crudeli, Carbonio

Pubblicato nel 1883, Racconti crudeli è annoverato tra i capolavori di Auguste de Villiers de l’Isle-Adam, aristocratico decadente e visionario, e figura di spicco della narrativa simbolista francese: un autore dalle molteplici sfumature che con il suo immaginario febbrile, ironico e profondamente poetico smaschera e sovverte il patinato mondo della borghesia ottocentesca, devota al denaro e al teatro delle apparenze. Questa raccolta di ventotto racconti è una galleria di visioni fulminanti e spietate, che ridicolizza le invenzioni grottesche della scienza, l’ipocrisia di una classe tronfia e superficiale, la superstiziosa fede nel progresso. Con una lingua raffinata e musicale, di sublime purezza, Villiers disegna un universo che, tra il fantastico, il grottesco e il terrifico, riecheggia le atmosfere di Poe e anticipa quelle di Lovecraft, lasciando emergere la spaventosa realtà di ciò che nell’accecante luccichio resta invisibile. Il suo sguardo feroce e crepuscolare incide con il bisturi della parola un corpo sociale che si crede integro, consegnandoci pagine di raggelante bellezza che mettono a nudo il volto più crudele della modernità.

Le uscite di lunedì 29 dicembre

Andrea Dugo, La Sicilia a cavallo. Il Deposito stalloni di Catania e l’Industria equina nell’Italia unita (1865-1887), Bonfirraro


Nel 1862 il prefetto della provincia di Catania, Giacinto Tholosano, sollecitava il sindaco della città Giacomo Gravina a non lasciarsi sfuggire l’occasione di accogliere uno dei nuovi Depositi stalloni nazionali, istituzione che il governo del nuovo Regno d’Italia aveva mutuato dal modello francese e sabaudo e successivamente esteso a tutto il territorio nazionale dopo l’unificazione politica del paese. Il 6 maggio 1865 nasceva così il Regio Deposito stalloni di Catania, erede strutturale di ciò che – nella seconda metà del Novecento – diverrà ufficialmente “Istituto di Incremento Ippico per la Sicilia”, ente regionale che si occupa, ancora oggi, di salvaguardare le principali razze equine e asinine siciliane.

Libro controcopertina, “Alla tavola del padre” di Gaye Boralioğlu, Edizioni le Assassine

Nel cuore di Istanbul, tra le ombre di Balat e le pieghe della memoria, il romanzo ci trascina nella vita di Hilmi Aydin, un anti eroe tragico e ironico, che incontriamo mentre giace a terra con un foro di proiettile in fronte. Da quel momento in poi la storia si snoda come una spirale di confessioni, menzogne e rivelazioni per esplorare l’esistenza e l’identità frammentata di Hilmi e le relazioni che lo definiscono, soprattutto quelle familiari, e in particolare con Mehmet Aydin, padre, cuoco e patriarca. Ogni piatto che esce dalla cucina del suo ristorante è un comandamento, ogni pasto una lezione di vita. Il suo menù non nutre, e il disprezzo del padre verso Hilmi viene servito con la stessa precisione del riso pilaf. Ma questo conflitto padre-figlio, un archetipo universale visto con sguardo contemporaneo e provocatorio, presenta nel capitolo finale un’ammissione sorprendente, in cui si avverte l’eco della Lettera al padre di Kafka e che destabilizza tutto ciò che si è creduto fino a questo punto della storia. È un colpo alla mitologia del padre, alla sacralità della famiglia e alla linearità della memoria.
Tuttavia Alla tavola del padre è anche un romanzo di carne e sapori, dove il cibo diventa linguaggio emotivo e memoria incarnata. Le pietanze turche ‒ il riso speziato, il pesce fritto, le melanzane affumicate ‒ non sono semplici dettagli di sfondo: sono riti familiari, gesti di cura e di potere, strumenti di seduzione e di esclusione.

Condividi su

Commenti

WORDPRESS: 0

SicilyMag è un web magazine che nel suo sottotestata “tutto quanto fa Sicilia” racchiude la sua mission: racconta quell’Isola che nella sua capacità di “fare”, realizzare qualcosa, ha il suo biglietto da visita. SicilyMag ha nell’approfondimento un suo punto di forza, fonde la velocità del quotidiano e la voglia di conoscenza del magazine che, seppur in versione digitale, vuole farsi leggere e non solo consultare.

Per fare questo, per permettere un giornalismo indipendente, un’informazione di qualità che vada oltre l’informazione usa e getta, è necessario un lavoro difficile e il contributo di tanti professionisti. E il lavoro in quanto tale non è mai gratis. Quindi se ci leggi, se ti piace SicilyMag, diventa un sostenitore abbonandoti o effettuando una donazione con il pulsante qui di seguito. SicilyMag, tutto quanto fa la Sicilia… migliore.