lunedì 11 dicembre 2017

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Bonetta dell'Oglio: «Porto in tv la mia politica tra i fornelli»

In cucina

La chef palermitana che con La rivoluzione in un chicco si batte per il riconoscimento e la tutela dei grani antichi di Sicilia, è tra i 16 concorrenti della seconda edizione di Top Chef, il cooking show con Annie Féolde, Giuliano Baldessari e Mauro Colagreco nel ruolo di giudici, che prenderà il via giovedì 7 settembre su Nove. Ma in pentola ci sono anche altri progetti...


di Giusy Messina

La seconda edizione di Top Chef parla anche siciliano. Al cooking show con Annie Féolde, Giuliano Baldessari e Mauro Colagreco nel ruolo di giudici, parteciperà anche Bonetta Dell’Oglio. La chef palermitana, infatti, è tra i 16 concorrenti della trasmissione in 10 puntate che prenderà il via giovedì 7 settembre alle 21:15 su Nove. Tra coltelli, pentole e fornelli, BonEtna, come la chiamano gli amici per la sua vis da pasionaria, è pronta alla sfida.
«Perché no, mi sono detta quando mi hanno chiamata. In fondo è un modo di mettersi in gioco ed in competizione anche con i giovani. Certo - dice ridendo- mi sono dovuta aggiornare perché in casa non ho la tv e quindi non conoscevo il programma. Però devo dire che mi piace molto l’idea d’improvvisare. La creatività è indispensabile in cucina perché ci permette di affrontare gli imprevisti».

La chef palermitana Bonetta Dell’Oglio

Per Bonetta, classe ’67, madre di tre figli - Paco di 28 anni, Ada di 23, aspirante attrice, ed il piccolo Giorgio di 11 anni - la cucina, quella professionale scoperta a 30 anni «è una seconda giovinezza» . Complice l’amore per Francesco Guccione, vignaiolo antesignano dei vini naturali in Sicilia con cui vent’anni fa aprì a Palermo una piccola bottega di tendenza La Dispensa dei Monsù, diventando pionieri di quella rivoluzione culturale che oggi si è largamente affermata come cucina a km zero. «Da noi si trovavano i prodotti italiani di Slow Food e si iniziava a parlare di consumo etico e consapevole. Nel 2005 invitammo Nicolas Joly, il gotha dell’agricoltura biodinamica a tenere dei corsi. Mi davano della pazza - ricorda sorridendo Bonetta - ma fortunatamente non ero l’unica, visto che erano circa 80 i partecipanti che pagavano per scoprire che è possibile nutrirsi rispettando la terra, gli animali, le stagioni. Assecondando la natura così come avevano fatto da sempre i nostri contadini in Sicilia».

Le tagliatelle al contrario di Bonetta Dell’Oglio


Per 12 anni La Dispensa dei Monsù, segnalata tra le guide della ristorazione d’eccellenza, ha fatto della biodiversità il suo punto di forza. Poi la chiusura, le denunce per continuare ad essere cittadini liberi.
«Ci vuole molto coraggio per fare impresa qui - dice Bonetta - ma non ho mai mollato. Previlegio e disdetta, la Sicilia è la mia terra di cui mi sento profondamente orgogliosa. Il mio radicamento è legato alla dignità della nostra storia. Nel nostro dna di siciliani, siamo creatori di bellezza. E adesso che la Sicilia sta vivendo un momento difficile, dobbiamo imparare a rigenerarla».
Così come con l’abilità della sue mani di restauratrice ridava vita a palazzi e mobili antichi, Bonetta ha deciso di recuperare l’incommensurabile patrimonio di saperi della sua terra. Con umiltà ha imparato a conoscerlo, andando per campi, per ovili, raccogliendo piante eduli, erbe e fiori dai nomi impronunciabili e noti solo ai vecchi che ancora li raccolgono, divertendosi a trasformare ogni materia prima con nuove tecniche di lavorazione, intrecciando in ogni piatto avanguardia e memoria. Da sola, a bordo della sua Panda bianca, ha già percorso 52mila chilometri nell’Isola che, nelle sue parole, è un work in progress di esperienze, e dove il futuro è già di casa.
«Ho visto dove e come nasce quella meravigliosa ricotta delle nostre cassate e dei nostri cannoli - racconta con entusiasmo e passione - ho visto la fatica di quanti, pur innovandosi, reinventano la tradizione. Uomini e donne che sfidando la calura dei 45 gradi portano a pascolare il gregge. Abbiamo il dovere di dare una mano a chi scrive ancora la storia di una Sicilia straordinaria. Di non abbandonarli alla comunità europea -dice con veemenza - che li confronta con gli allevamenti industriali».

Bonetta Dell’Oglio tra i campi


Più volte corteggiata dalla politica, ha sempre declinato l’invito ad entrare nell’agone. «No, la politica proprio no, la mia politica è tra i fornelli. La cucina è la chiusura di una filiera, ed anche noi chef dobbiamo imparare a fare rete con i produttori. Abbiamo una fetta di responsabilità soprattutto negli acquisti: se il pane costa 6 euro è perché ho pagato anche la dignità del mugnaio che paga le tasse per legge. Lealtà e bellezza salveranno il mondo».
Rivoluzionaria per temperamento e testarda come il suo segno, il toro che porta tatuato nell’avambraccio destro (mentre nell’altro c’è la Sicilia), Bonetta Dell’Oglio, a dispetto del cognome che porta (proviene da una famiglia di imprenditori del campo della moda), invece di adeguarsi, ha sovvertito “con dolcezza” le regole. Lei è una Proserpina 2.0 che spara spighe di grano con la sua associazione, La rivoluzione in un chicco, che da anni si batte per il riconoscimento e la tutela dei grani antichi di Sicilia.

Ma non solo. In qualità di ambasciatrice per “Food Revolution” di Jamie Oliver, lo chef inglese impegnato a contrastare l’omologazione e la globalizzazione delle mense scolastiche, ha organizzato un flash mob di fronte il Mac Donald di Palermo, a cui partecipano tantissimi giovani. E come ambasciatrice di Slow Food per la Sicilia nel mondo, con i suoi strumenti da cucina sempre in valigia, e la sua voglia di incontrare e di confrontarsi, non smette mai di curiosare.
«Perché in cucina non ci sono scarti. Quando parto - racconta- mi piace soprattutto essere accolta in casa, perché significa vivere la quotidianità del luogo, creare alleanze. La mia, ad esempio, è una casa aperta: con l’Accademia di Bra ho scelto la formula dell’accoglienza, ospitando a casa mia una classe internazionale di giovani aspiranti chef. Il rapporto con i giovani mi entusiasma, perché vedo che lavorano sodo nelle cucine per dare il massimo. E a dire il vero - aggiunge d’un fiato - io di anni me ne sento addosso la metà, per l’energia che ho».

Bonetta Dell’Oglio ha fondato l'associazione La rivoluzione in un chicco


Piena di progetti, BonEtna non smentisce il suo appellativo. In primavera uscirà il suo primo libro, scritto a quattro mani con Eleonora Lombardo, che racconta il suo percorso di vita e di chef. Anzi di mamma e di chef, perché l’una è lo specchio dell’altra.
«Grazie a mio figlio, che da bambino ho iscritto alla scuola Waldorf, ho conosciuto la filosofia di Rudolf Steiner ed è cambiato il mio rapporto con la terra. Le donne in cucina possono e sanno trasmettere quello che per me rappresenta il motore della vita, l’amore. Quell’amore inclusivo che racchiude il benessere degli animali, che non devono essere maltrattati, la dignità ed il rispetto del contadino, perché se lui è felice produce cibo felice. Il cibo non può e non dev’essere strumento di morte, ma fonte di nutrimento sano, autentico. Nel rispetto della naturalità e del ritmo delle stagioni».
Per Bonetta ll cibo è memoria. «Io, come tutte le donne sicule, ho imparato ad amarlo in famiglia, grazie alle mie nonne Angela e Concettina. Indimenticabile il profumo del tonno e delle cipollate».
Ma anche cultura. «Mi manca avere un posto tutto mio dove poter cucinare. L’idea di un ristorante classico non mi piace. Vorrei poter creare un luogo dove far incontrare la cucina insieme a tutto ciò che è arte, armonia e bellezza».

La Cupola araba di Bonetta dell'Oglio, versione terra


Con Bonetta si potrebbe parlare per ore nel soggiorno della sua bella casa, dove l'ambiente intimo abbellito dalle piante, dai quadri (alcuni di sua madre Ada) e dalle riviste di fotografie, raccontano i suoi tanti interessi.
Ma Giorgio, il piccolo di casa, ha fame, e reclama la specialità "casalinga" di Bonetta: l’uovo a cotoletta. Un pasto semplice, fatto con ingredienti semplici; pangrattato fresco, uova aromatizzate con un po’ di sale e di zucchero.
Il segreto di Bonetta è tutto qui: la semplicità coniugata all'eleganza. Nella vita come in cucina, non c’è alcun diaframma, tutto si mescola. Anche l’amore per Palermo, che si ritrova in uno dei suoi piatti cult: La cupola araba declinata con il sapore del mare o con il ragù precolombiano in bianco, secondo le ricette di casa Dell’Oglio e le variazioni stagionali dell’orto.
«A Top Chef vorrei portare l’amore per questa Sicilia - conclude con il suo sorriso contagioso - . Alcuni mi ameranno, altri meno, non importa. L’importante è dare voce alla Sicilia che non si arrende».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 07 settembre 2017
Aggiornato il 13 settembre 2017 alle 10:45





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto di vita è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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