lunedì 16 settembre 2019

lunedì 16 settembre 2019

MENU

Birra Messina varca lo Stretto: «Con Heineken arriveremo lontano»

Imprese

Dopo il lancio della Cristalli di Sale, Mimmo Sorrenti, presidente della cooperativa Birrificio Messina formata dai 15 ex dipendenti che hanno rilevato la storica azienda brassicola siciliana, va oltre le polemiche di chi non ha gradito il recente accordo con la multinazionale olandese, ex proprietaria: «La produzione raddoppia. E ora investiremo in una nuova cantina»


di Caterina Mittiga

«Noi siamo quelli che non hanno mollato» mi dice Mimmo Sorrenti nel suo ufficio, dopo avermi mostrato una foto alla parete che ritrae un gruppo di uomini seduti su un muretto e un paio di loro arrampicati su un albero. Quelli che non hanno mollato sono i quindici ex dipendenti del Birrificio Messina che nel 2013, dopo il licenziamento e 18 mesi di presidio di fronte allo stabilimento in cui lavoravano da una vita, hanno investito il proprio TFR e impegnato le proprie case per riscattare l’azienda e fondare quella che oggi si chiama Cooperativa Birrificio Messina. La storia è nota, perché di questi quindici neoimpreditori – pazzi, o eroi, o visionari - si è parlato e scritto anche fuori dai confini nazionali. Insomma, non è da tutti mettersi in gioco in questo modo.

Mimmo Sorrenti al centro di un gruppo di soci del Birrificio Messina

Mimmo Sorrenti è il presidente della cooperativa. Di interviste ne ha rilasciate moltissime, soprattutto da quando, lo scorso marzo, la cooperativa ha siglato un accordo di 5 anni con la Heineken per la produzione della Birra Messina Cristalli di Sale, la birra di cui proprio domenica scorsa è andato in onda il primo spot, con la regia di Piero Messina e la colonna sonora di Ennio Morricone, firmato dall’agenzia Armando Testa e di sicuro impatto emotivo per i siciliani lontani da casa. «Con questo accordo - mi spiega - abbiamo aggiunto alla nostra produzione annua altri 25.000 ettolitri di birra, di fatto raddoppiandola. La ricetta è di Heineken, nostro compito è produrla. Sia la Cristalli di Sale sia le nostre birre avranno una distribuzione nazionale e internazionale, così il marchio arriverà dove noi non saremmo arrivati. Molte altre multinazionali hanno bussato alla nostra porta negli ultimi anni, perché noi la birra la sappiamo fare, ma solo adesso si sono verificate le condizioni giuste perché accettassimo un accordo».

Un accordo che ad alcuni ha fatto storcere il naso: Heineken, infatti, fino al 2007 era proprietaria dello stabilimento che poi passò in altre mani, per chiudere nel 2011, con il licenziamento di 41 persone. La retorica dei “vecchi padroni” che alimenta polemiche fuori luogo. «La verità è che un’azienda deve pensare al futuro. Non è stata la Heineken a metterci sulla strada. C’è chi pensa che con questo accordo ci siamo arricchiti: il nostro stipendio rimane sempre lo stesso, i soldi li stiamo investendo in una nuova cantina e nell’ampliamento della sala cottura».

La nuova Cristalli di sale di Birra Messina

Andare avanti, pensare al futuro, pensare ai giovani. È un concetto che ritorna spesso. Perché la tradizione birraia, per Sorrenti, è un fatto di sangue. Suo nonno, suo padre, poi lui, adesso il figlio di 27 anni: un passaggio di testimone che coinvolge quattro generazioni e che dimostra di poter funzionare. «Se restiamo uniti, se continuiamo a lavorare come una famiglia, questa azienda può durare per sempre».

Poi c’è il legame con la città. Durante quei 18 mesi di presidio, e poi nei tre anni dalla nascita della Cooperativa, nel 2013, fino all’avvio della produzione nel 2016, molti sono stati i momenti di sconforto e di fiducia non sempre stabile nell’esito di quella che era a tutti gli effetti un’avventura, ma la città c’era. «Noi ci credevamo, Messina ci credeva. Sono arrivate donazioni private per un fondo di solidarietà che ha costituito una spinta propulsiva, il primo passo verso la ristrutturazione dei capannoni. E con i capannoni in buono stato, l’idea prendeva forma. E con un’idea ben formata, è arrivato il sostegno della Fondazione di Comunità, che ha garantito per noi quando noi non avevamo nulla. E con la garanzia della Fondazione, è arrivata l’attenzione delle banche, che finalmente ci hanno prestato orecchio. Nel frattempo in noi cresceva la consapevolezza che sì, potevamo davvero farcela. A questa città oggi noi dobbiamo il nostro impegno, per provare a restituirle qualcosa in un momento in cui il tessuto economico si sta sfilacciando. Un’impresa che funziona è un’impresa che crea indotto, che crea posti di lavoro».

Il vecchio stabilimento della Birra Messina

In un piccolo tour dello stabilimento, Sorrenti mi mostra gli scatoloni pronti a partire: da una parte la Cristalli di Sale, prodotta con l’aggiunta di sale delle saline di Trapani, dall’altra le birre “autoctone”, la Doc, la Doc Cruda, la Birra dello Stretto con un nuovo e più moderno packaging e con una data – il 10 luglio – per la presentazione della sua versione non filtrata. Mi fa anche conoscere gli altri soci della cooperativa, attraversando pareti di silos lucenti. Si illumina, però, quando mi presenta i giovani, le nuove leve che si stanno formando nella preparazione e nel controllo qualità della birra. Competenze e passione sono il requisito fondamentale per far parte della squadra.

La nuova Birra dello Stretto non filtrata

Gli chiedo a quale birra sia più legato. «Alla Birra dello Stretto, perché mi ricorda la mia giovinezza, il passato, gli anni in cui lavoravo alla Birra Messina. È una birra a due malti e quattro luppoli, tra le più vendute delle nostre. Ventuno giorni di fermentazione, qualità altissima. Stiamo realizzando un restyling grafico che unisca tutti i prodotti. Questo servirà, tra le altre cose, a sciogliere quella confusione che ancora non ci distingue dal passato. Ma in futuro l’identità di questa azienda sarà ben chiara e il cerchio si chiuderà.»

Quello che voglio realmente sapere, però, è perché la gente ama la storia della Cooperativa. «Perché è una storia di valori come la solidarietà, il coraggio, la fiducia reciproca, il sostegno. Perché da operai siamo diventati proprietari di un’azienda e ancora oggi stiamo cercando di raccapezzarci. Perché in una città come Messina non si produce niente e allora noi facciamo la birra». Perché, aggiungo, la Birra Messina, sia quella originaria che la sua nipote di oggi, è come la Madeleine di Proust e vederla sullo scaffale di un baretto londinese fa davvero sentire un po’ più vicini a casa.

Quel gruppo di uomini che ci guarda dalla parete conferma che è vero.

La gamma top del Birrificio Messina


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 20 giugno 2019
Aggiornato il 29 giugno 2019 alle 19:49





TI POTREBBE INTERESSARE

Rinasce la Prampolini: «Le carte vincenti, aggregazione e confronto»

Non è il primo tentativo di rilancio della storica libreria catanese nata nel 1894. Adesso, però, le sorelle Maria Carmela e Angelica Sciacca della libreria Vicolo Stretto hanno messo nero su bianco un progetto imrenditoriale oltre che culturale. Maria Carmela: «La Prampolini ha scuole e Università vicine, dialogherà molto con i giovani». Domenica 15 settembre l'inaugurazione

Giuseppe Librizzi: «Abbiamo racchiuso la Sicilia in un bitter esplosivo»

L'ingegnere catanese è l'ideatore dell'aperitivo siciliano EtnaBitter, un vino aromatizzato dall’intensa fragranza di agrumi, mandarino e arancia, esaltata dalla nota corposa di mandorle, erbe e il miele di zagara, di cui esiste una serie limitata: quella con le etichette realizzate dall'artista palermitano Demetrio Di Grado, presentata all'ultimo "Taste" di Firenze

Dal Teatro Martoglio di Belpasso alle sedi all'estero, Videobank è glocal

Dopo media (broadcasting internazionale) e cinema (festival di Taormina), il nuovo corso dell'azienda di Belpasso delle telecomunicazioni punta anche sul teatro con la gestione di un pezzo di storia culturale del mondo etneo e siciliano. E nel frattempo ha in mente di aprire una sede a Londra ed una in Medio Oriente

«La Sicilia è borderline, ha produzioni d'eccellenza ma manca di autostima»

Parola di Samantha Di Laura, piemontese di nascita ma di origini siciliane, che a Menfi produce “Oliove”, l'olio evo IGP Sicilia che in soli due anni ha ottenuto 7 premi nazionali ed internazionali. Il segreto? L'imprenditrice si occupa anche di pianificazione e strategie di marketing, competenze che mette a disposizione anche di altre piccole e medie imprese

Pescebanana, non solo una libreria ma un luogo magico da condividere

Nel cuore del quartiere popolare di Picanello, a Catania, ha aperto una singolare libreria dedicata all'editoria indipendente, presto diventata punto d'incontro per grandi e bambini. Un luogo che icuriosice già a partire dal nome che, come rivela il titolare Umberto Bruno, prende spunto da una storia fantastica scritta dall'americano J.D. Salinger

Sull'isola di Prospero dove buon "gusto" e cultura convivono

Ispirata dal protagonista scespiriano, grazie a Cinzia Orabona e ai soci Agostino e Giacomo è nata la prima enoteca letteraria di Palermo. Un punto di ritrovo, fuori dal centro, per numerosi aficionados che trovano 52 editori indipendenti e una selezionata scelta di vini. Cinzia Orabona: «L'affermazione della quale andiamo fieri è “Da Prospero si sta come a casa”»