giovedì 22 agosto 2019

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Antonio Di Grado

Antonio Di Grado è professore di Letteratura italiana nell’ateneo catanese. A novembre 2019, però, tornerà in libertà (cioè andrà in pensione, dopo quasi mezzo secolo di appassionato insegnamento).

Ha avuto la fortuna di incontrare due grandi maestri come il filologo e italianista Salvatore Battaglia, cugino della madre, e Leonardo Sciascia; quest’ultimo lo nominò direttore della Fondazione che gli sarebbe stata intitolata.

Ha scritto un po’ di tutto, da Dante a Leon Battista Alberti, da Domenico Tempio a De Roberto, Vittorini, Brancati, Sciascia, etc. E tuttavia si definisce un dilettante, perché legge e scrive con (e per) diletto. Poco si cura della logica e della coerenza, anzi le ritiene letali. E gli ripugnano gli apparati di nozioni infalsificabili che piombano come lastre tombali sulle attese e sulle speranze dei malcapitati allievi.

All'algido saggio accademico, alle concatenazioni causali di stampo anglosassone, preferisce lo stile divagante e colloquiale, le fortuite analogie, l’indeterminazione e l’impermanenza della "causerie". Il suo modello? Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha, il cui saltello claudicante, che fu il più ubriacante dei dribbling, è quanto di più simile allo zigzag obliquo e avvolgente della conoscenza.

Così come anarchica è la sua pratica di lettore e di studioso, insofferente di canoni e "metodi", allo stesso modo sono libertarie, eretiche, dissenzienti le sue convinzioni politiche, che oscillano tra il Qohelet biblico e Tolstoj, tra Leopardi e Totò.

Nel suo passato “engagé”, è stato assessore comunale alla cultura e presidente del Teatro Stabile etneo. Vive felicemente con la moglie, la scrittrice e giornalista Elvira Seminara, e vanta due figlie: Viola, anche lei scrittrice, e Marta, psicologa. Convertito alla fede evangelica nella chiesa valdese, è ancora e sempre alla ricerca delle molteplici manifestazioni del Divino, nella sua come in altre fedi.


@a_grado
https://www.facebook.com/antonio.digrado.75

Carmelo Musumarra o della Catania che si faceva eterna

La città ha dimenticato il professore di letteratura italiana dell'Ateneo catanese. Con lui si chiuse un’epoca: quella di una comunità intellettuale omogenea, di una università animata da operosi galantuomini, di una città culturalmente vivace e attenta alla ricostruzione storica della propria identità

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Ultima modifica 08 agosto 2019 20:12

Antifascismo, un paese maturo fa i conti una memoria divisa

Il prossimo Etna Book Festival di Catania avrà come tema l'antifascismo: un pregiudizio da liquidare o una discriminante da mantenere? C'era purezza e ferocia sia tra i fascisti sia tra i partigani, ma come fa dire Calvino al partigiano Kim nel "Sentiero dei nidi di ragno": «Noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra». E così la discriminante è tracciata, a futura memoria

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Ultima modifica 02 agosto 2019 21:04

L'olocausto privato di Turi Salemi, il poeta vagabondo che sognava la Terra promessa

Saranno in pochi ormai a ricordare a Catania quel­l’an­ge­lo caduto che s’acquattava nei portoni e da quel buio ti ghermiva per parlarti della Torah e dei Soviet, di jazz e di puttane, delle scarpe che non poteva comprare e della Madonna incontrata in via Etnea

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Ultima modifica 26 luglio 2019 21:43

Rendiamo giustizia al poeta sovversivo Domenico Tempio

Bisogna riparare a una duplice omissione: quella degli studiosi, che non hanno riconosciuto la grandezza d’un poeta e d’un intellettuale che sgomita con rabbia, nell’aristocratico consesso del secolo dei lumi; e quella di una città avara come Catania che ha immiserito il suo carnale populismo al livello infimo della barzelletta sconcia

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Ultima modifica 19 luglio 2019 18:45

Buon viaggio Camilleri, sei stato un veggente

Buon viaggio, caro Andrea. Sei stato uno scrittore e un uomo notevole, sottile e beffardo indagatore della storia isolana. Era questa la motivazione della laurea ad honorem che la Facoltà di lettere dell'Università di Catania gli conferì senza mai consegnarla. Cento libri in poco più di vent'anni! E non c'era da inchinarsi al cospetto d'un prodigio?

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Ultima modifica 18 luglio 2019 18:22

Cosa vuol dire essere siciliani oggi?

L’utopia degli scrittori siciliani ci appare oggi come una nobile e disperata scommessa contro la storia. Non solo: tra quelle vette d’intelligenza critica e le limacciose putredini del pregiudizio, della rassegnazione, del malaffare, si stendeva la palude trasformista che ha permeato tutto e tutti. E la Sicilia degli onesti non ha prodotto una cultura diffusa né progetti di rinnovata convivenza civile

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Ultima modifica 12 luglio 2019 19:54
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