venerdì 24 maggio 2019

venerdì 24 maggio 2019

MENU

Antonio Di Grado

Antonio Di Grado è professore di Letteratura italiana nell’ateneo catanese. A novembre 2019, però, tornerà in libertà (cioè andrà in pensione, dopo quasi mezzo secolo di appassionato insegnamento).

Ha avuto la fortuna di incontrare due grandi maestri come il filologo e italianista Salvatore Battaglia, cugino della madre, e Leonardo Sciascia; quest’ultimo lo nominò direttore della Fondazione che gli sarebbe stata intitolata.

Ha scritto un po’ di tutto, da Dante a Leon Battista Alberti, da Domenico Tempio a De Roberto, Vittorini, Brancati, Sciascia, etc. E tuttavia si definisce un dilettante, perché legge e scrive con (e per) diletto. Poco si cura della logica e della coerenza, anzi le ritiene letali. E gli ripugnano gli apparati di nozioni infalsificabili che piombano come lastre tombali sulle attese e sulle speranze dei malcapitati allievi.

All'algido saggio accademico, alle concatenazioni causali di stampo anglosassone, preferisce lo stile divagante e colloquiale, le fortuite analogie, l’indeterminazione e l’impermanenza della "causerie". Il suo modello? Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha, il cui saltello claudicante, che fu il più ubriacante dei dribbling, è quanto di più simile allo zigzag obliquo e avvolgente della conoscenza.

Così come anarchica è la sua pratica di lettore e di studioso, insofferente di canoni e "metodi", allo stesso modo sono libertarie, eretiche, dissenzienti le sue convinzioni politiche, che oscillano tra il Qohelet biblico e Tolstoj, tra Leopardi e Totò.

Nel suo passato “engagé”, è stato assessore comunale alla cultura e presidente del Teatro Stabile etneo. Vive felicemente con la moglie, la scrittrice e giornalista Elvira Seminara, e vanta due figlie: Viola, anche lei scrittrice, e Marta, psicologa. Convertito alla fede evangelica nella chiesa valdese, è ancora e sempre alla ricerca delle molteplici manifestazioni del Divino, nella sua come in altre fedi.


@a_grado
https://www.facebook.com/antonio.digrado.75

Al ministro della pubblica (d)istruzione dico: si fa politica anche spiegando Dante

Il caso della professoressa Dell'Aria di Palermo sospesa per aver fatto esprimere liberamente i suoi studenti, ha portato alla dichiarazione del ministro Bussetti che in classe non si deve fare politica. Parlare, però, di letteratura, storia, arti, filosofia, significa schierarsi, comunicare idee e passioni, come fecero nostro padre Dante, Ariosto o Manzoni

Blog
Ultima modifica 20 maggio 2019 19:05

Ci rivediamo nel 1945

Ho parlato col dio Crono che gestisce il tempo, vorrei tornare a 30 anni fa. Non solo per tornare più giovane ma per non vedere lo squallore politico di oggi. Il dio è andato oltre, però. «Torneremo al 1945, all'Italia che ricominciava dopo la guerra, quando non eri neanche nato»

Blog
Ultima modifica 17 maggio 2019 17:51

Che imbarazzante silenzio sulle battaglie delle idee di Pietro Barcellona

Sul giurista, politico e docente catanese, tra gli storici dirigenti comunisti, è caduto l'oblio dei giovani in cerca di padri nobili della politica e del rissoso arcipelago a sinistra del pigro Pd. Gli rimproverano gli ultimi anni vicini a Comunione e Liberazione, lui cattolico fautore di un’esperienza “altra”, di fede convinta e appassionata

Blog
Ultima modifica 09 maggio 2019 16:02

Brancati desidera ancora ferventemente di essere a Zafferana?

Può un premio letterario dalla storia illustre come il Brancati-Zafferana tornare a lasciare il segno come ai tempi in cui Moravia, Pasolini e Sciascia erano in giuria? Aveva ragione Manlio Sgalambro: la cultura non deve essere amministrata. Solo liberi da elemosine istituzionali, da atenei e maîtres à penser può venir fuori una nuova progettualità all’altezza dei tempi

Blog
Ultima modifica 03 maggio 2019 18:42

L'anticristiana Italietta che nomina il populismo invano

Salvini insulta la Murgia definendola "radical chic", la sinistra replica definendo la destra razzista "pupulista". Un privilegiato come il ministro non può definire "chic" la scrittrice ex lavoratrice nei call center. Il populismo fu un coraggioso movimento russo dell'800, populisti furono Pasolini e don Milani. Destra e sinistra sanno solo riempirsi di parole vuote senza siginificato

Blog
Ultima modifica 26 aprile 2019 19:51

La preghiera non ha bisogno di chiese, paramenti e mediatori

Ho sofferto come tutti dell'incendio di Nôtre Dame, per un'opera d'arte comunque magnifica. La mia preghiera, però, quando vado a Parigi si concretizza in qualche minuto di raccoglimento davanti alla "fossa dei comunardi": proprio loro, sterminati coi cannoni o coi Te Deum perché avevano sognato un mondo di uguali

Blog
Ultima modifica 19 aprile 2019 18:09
  12