domenica 16 giugno 2019

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Antonio Benanti: «I vini dell'Etna sono locomotiva dell'eccellenza siciliana»

Calici & Boccali

Il presidente del Consorzio dei vini Etna Doc fa un bilancio del Vinitaly: «Un recente sondaggio di Wine Spectator dimostra come la grande platea conosce solo parzialmente l'Etna, è quindi necessario mappare il territorio approfondendo l'analisi su quello che ogni Contrada apporta ad ogni vino, per evitare che il territorio venga omologato»


di Rosalba Cannavò

Mentre a Verona, alla chiusura del Vinitaly, professionisti del settore discutono sull'impatto che avrà la "Nuova via della seta", soprattutto in tema di vino, l'attenzione si arresta sul territorio dell'Etna, ricco di unicità, e i suoi vini che nelle giornate della fiera internazionale sono stati i più "frequentati" dai winelovers.
Se il vino è un nobile ambasciatore, certo è che per le quaranta aziende etnee che hanno preso parte alla kermesse enologica è stata una vetrina affollatissima di pubblico. Nello stand della storica Cantina Benanti ci sono il Cavaliere Giuseppe con i figli Antonio e Salvino che hanno proposto al pubblico del Vinitaly 2019 due nuovi Contrada: l'Etna bianco Contrada Cavalieri 2017 (Carricante in purezza) e l'Etna rosso Contrada Cavalieri 2017 ottenuto da Nerello mascalese in purezza.

Antonio Benanti, presidente del Consorzio dei vini Etna Doc

Ad Antonio Benanti, presidente del Consorzio dei vini Etna Doc, abbiamo chiesto un bilancio relativo al territorio dei vini dell'Etna.
«I vini dell'Etna non sono piu una novità o una sorpresa, ho fatto dei passaggi nei diversi stand dei produttori e tutti stanno ricevendo molta attenzione: la conferma di un apprezzamento che si ripete da alcuni anni. Avere uno spazio comune che ne raggruppa 39 insieme ne facilita le visite, tutte le cantine sono facilmente individuabili in una zona della fiera».
Quali sono le prospettive future per i vini dell'Etna?
«All'Etna oggi viene riconosciuto il ruolo di locomotiva del vino di eccellenza siciliano. Devo altrettanto candidamente affermare che anche altre zone della Sicilia hanno preso la strada della qualità, ed è quindi un pò tutta la reputazione della Sicilia che sta salendo, con l'Etna che è e rimarrà sicuramente la locomotiva».
Nella comparazione con i vini mondiali dove si collocano quelli dell'area siculo etne?
«Diciamo che in una cerchia ancora abbastanza ristretta di giornalisti, sommelier, ristoratori e importatori, l'Etna è sul punto di diventare una denominazione che, quasi obbligatoriamente, si deve avere in carta e in portafoglio per la qualità e il potenziale inespresso, ma anche per quello già espresso».

Il padiglione Sicilia al Vinitaly 2019

C'è già una strategia di marketing per portare i vini dell'Etna a una platea sempre maggiore?
«Dobbiamo uscire dalla nicchia dal punto di vista del consumo, nel senso che il posizionamento di nicchia deve rimanere, perchè siamo territorio limitato quantitativamente, prezzo alto, caratteristiche diverse. Al momento è ancora un mezzo segreto, nel senso che è molto noto ai più esperti e ai più interessati. Un recente sondaggio di Wine Spectator dimostra come la grande platea conosca solo parzialmente l'Etna. La sfida è quella di sfruttare gli ambasciatori che già hanno fatto proprio il messaggio Etna per influenzare quelli che non lo conoscono, che è ancora è una fetta importante. Nonostante il duro lavoro portato avanti negli ultimi vent'anni c'è ancora molto da fare. Bisogna comunicare l'Etna meglio, e oltre quella cerchia ristretta che al momento soddisfa l'attuale produzione. Se però dobbiamo incrementare dobbiamo pensare a nuovi impianti e al potenziale dell'attuale mercato».

Una degustazione di Etna Doc al Vinitaly 2019

Su quali aspetti si pensa di lavorare per affrontare questo incremento?
«Anzitutto una comunicazione sempre più specifica e poi, augurandomi che il Consorzio concordi con questa visione, passare alla denominazione più alta di Denominazione d'origine controllata e garantita (Docg), successivamente lavorare sulla riconoscibilità. Oggi tutti i vini sono riconoscibili come Etna, non c'è una tendenza ad omologare i vini ma il territorio in cui il vino si esprime. La cosa più importante è mantenere il rispetto del territorio, la tipicità. Mappare l'Etna in modo da definire meglio territori e caratteristiche è già un progetto che il Consorzio dei vini dell'Etna Doc sta portando avanti, lo step successivo sarà divulgare una maggiore conoscenza dell'Etna partendo da altri criteri di base, ovvero approfondendo l'analisi su quello che ogni Contrada apporta ad ogni vino. E' un percorso lungo, ma è già iniziato».

Un vigneto dell'Etna

Da poco è nato il Consorzio di tutela dell'Associazione DOC Mamertino, presieduto da una donna. Cosa ne pensa?
«Oggi la sfida è quella di puntare sulle varietà autoctone. Quella del Mamertino, secondo tanti, sarà la prossima zona sotto i riflettori. A mio avviso è un territorio paesaggisticamente stupendo, che ha una varietà autoctona e di riferimento che può raccontare un territorio. Il Mamertino ha la fortuna di essere sostanzialmente sconosciuto e di avere la varietà di Mamertino Rosso, che è quella Nocera, molto antica».
Per lei cosa rappresenta il vino?
«Cultura, territorio, eleganza. E deve avere un'anima per emozionare.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 19 aprile 2019





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