sabato 25 maggio 2019

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«La torre ottagonale di Enna? Fu costruita dai Siculi, non da Federico»

Sicilia antica

La prima "imbeccata" risale al 1979, ma solo dopo vent'anni di ricerche l'ennese con la passione per l'inchiesta storica è riuscito a trovare ciò che cercava, e a pubblicare anche un libro in cui sostiene, documenti alla mano, che la Torre ennese, ritenuta medievale, sarebbe in realtà un osservatorio astronomico-geodetico costruito dai Siculi


di Gino Morabito

Per chi volesse andare a confrontarsi o semplicemente a curiosare, lo studio di Angelo Severino è sempre aperto. Una porta d’ingresso con vetrata è il varco su un ricettacolo di libri, pubblicazioni, riviste, faldoni e progetti, testimonianza di una passione diventata ragione di vita. L'ennese Severino, giornalista, fotografo e rilegatore ormai in pensione, con una grande passione per la Storia, ha impiegato gli ultimi 20 anni nel tentativo di dimostrare che la torre di Enna, attribuita a Federico II di Svevia, in realtà è un falso storico. A sostegno della sua rivoluzionaria tesi, Severino ha attinto da archivi storici e biblioteche, spulciando rarissimi testi e raccogliendo - a suo dire - prove inconfutabili che ha pubblicato lo scorso anno nel libro-inchiesta “La verità sulla Tore Ottagonale di Enna” (edito da L’Ora Siciliana). «Nel mio piccolo, ho dato quell’input necessario - dice - affinché le generazioni future possano parlare di Enna, non come di un paesotto di provincia senza storia, ma come della città protagonista della storia antica e soprattutto come la città della torre astronomica della Sicilia antica».

Angelo Severino

Come nasce la tua passione per la torre ottagonale di Enna?
«Nel 1979 ho avuto il piacere di assistere al solstizio d’estate dalla grande finestra del primo piano della torre ottagonale di Enna. Fui invitato, insieme ad altri, dal colonnello palermitano del genio militare Umberto Massocco, che ci parlò delle funzioni astronomiche della torre e soprattutto della Delimitatio templum caelesti di Sicilia. Insomma, il Massocco ci disse che quella non era la torre fabbricata nel Medioevo da Federico II ma un osservatorio astronomico-geodetico costruito dai Siculi, venuti nell’Isola dal centro Italia con a capo un àugure (sacerdote), soprannominato in seguito "Papa Ardura". I Siculi, di fatto, avevano conoscenze astronomiche, religiose, scientifiche e geodetiche tipiche della popolazione etrusca. L’àugure, fra le più importanti e tipiche funzioni, suddivideva una parte di cielo (Templum Celeste) e lo proiettava sulla terra tracciando i due assi principali (il decumano e il cardine) fra loro perpendicolari. Nella facciata principale della Torre ottagonale di Enna sono visibili 16 finestrelle che riproducono, di fatto, lo schema della Delimitatio templum caelesti di Sicilia. La Delimitatio templum caelesti di Sicilia è formata dal decumano e dai due cardini (massimo e minore) e rappresenta l’antica rete stradale dell’Isola avente come centro la città di Enna (Hennaion). Dell’importante notizia ne parlarono i giornali dell’epoca e si interessò il Ministero per i beni e le attività culturali. Da quel giorno in poi, per circa ventidue anni, conservai in un cassetto i molti documenti che il Massocco mi consegnò dopo quell’incontro».

La Torre Ottagonale di Enna

Dunque la “Torre di Federico II” non è di Federico. A quali fonti ha attinto per alimentare i suoi studi e supportare questa rivoluzionaria tesi?
«Nell’estate del 2001 ebbi l’occasione di rivedere un mio carissimo amico di Bergamo, venuto in Sicilia per trascorrere qualche giorno a Enna. Andammo a visitare la torre ottagonale ma, una volta usciti sul piazzale, mi disse: “Davvero, voi ennesi, volete raccontarci che l’imperatore con la sua corte riuscirono a stare lì dentro? In un ambiente così stretto e senza finestre?”. Mi sentii veramente mortificato per quelle parole dette in tutta sincerità. La mattina successiva ripresi in mano i documenti consegnatimi dal colonnello Massocco: ero deciso di studiarli e, magari, scrivere un libro. Tuttavia il materiale in mio possesso era troppo povero e incompleto. Cominciai così a frequentare biblioteche e archivi storici di mezza Sicilia, alla ricerca di fonti storiche e scientifiche che avvalorassero che la torre ottagonale di Enna non fosse di nessun Federico, ma un antico osservatorio astronomico-geodetico. Dopo circa quindici anni di ricerca e con gli ultimi documenti, in particolare quelli dell’Istituto Geografico Militare (IGM) Firenze, dell’archivio di Stato di Enna, dell’archivio Storico Siciliano (Storia Patria di Palermo) e dell’archivio Storico Comune di Enna, nel 2018 è stato possibile pubblicare il mio libro-inchiesta “La verità sulla Torre Ottagonale di Enna”. Ancora oggi sono in continua ricerca, perché dietro la storia di Enna e della torre ottagonale c’è molto di più».

Alcuni documenti pubblicati nel libro “La verità sulla Tore Ottagonale di Enna”

Attorno alla torre, a quanto sembra erroneamente attribuita a Federico II, ogni anno si celebra anche una settimana densa di eventi, patrocinata dal Comune.
«Una torre erroneamente attribuita a Federico II di Svevia, è veicolo di forti interessi economici e accanimenti storici che hanno permesso anche di dar vita a una settimana dedicata all’imperatore. Tuttavia va sottolineato che Federico II a Enna è venuto soltanto una volta, il 14 agosto 1233, quando dovette reprimere una rivolta scoppiata nella parte orientale dell’Isola. In quell’occasione scrisse la famosa lettera di sottomissione al Papa. In verità, se c’è un re di Sicilia da ricordare, è sicuramente Federico III, che amava trascorrere il suo tempo a Enna, tanto che ha costruito di fatto il “Castello Nuovo”».

La torre ottagonale di Enna come Stonehenge. Un’utopia?
«Assolutamente no, in quanto ci sono tutti i requisiti storici, tecnici e scientifici per affermare una datazione astronomica del monumento. Penso che non rimarrà soltanto un mio sogno, ma penso che presto la torre ottagonale di Enna diverrà una struttura, proprio come Stonehenge, in grado di attirare molti visitatori per la magia del luogo, la storia affascinante e specialmente per i fenomeni dei solstizi d’estate e d’inverno».

I suoi concittadini cosa pensano di tutta questa storia?
«Appena il libro fu presentato, ci furono perplessità e scetticismo. Grazie all’aggiornamento continuo del sito web www.torredienna.it, alla nuova documentazione e agli allegati al libro, oggi posso affermare che i miei concittadini stanno cominciando a valutare anche la possibilità che io possa avere ragione. Resto comunque disponibile al confronto con quanti la pensano diversamente, purché riescano a produrre documenti storici e scientifici attendibili che possano contraddire gli studi di Umberto Massocco, le mie ricerche e quelle dei miei preziosi collaboratori. Spero che un giorno, e mi auguro molto presto, le inanimate pietre della torre “do castiddru vicchiu” riprendano vita, ricomincino finalmente a raccontarci tutta la verità storica sulla loro antichissima origine».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 08 marzo 2019
Aggiornato il 18 marzo 2019 alle 22:25





Gino Morabito

Di umili origini letterarie, cresciuto a pane e Thoreau e strizzando l’occhio a Paperino, imparo presto a usare la penna e diversifico la mia scrittura: ora pubblicando un libro di giochi, ora un racconto, ora un romanzo che ti fa volare e perfino una raccolta di poesie giovanili.
Abitante delle redazioni musicali, habitué della scrittura creativa, approfondisco la strategia di comunicazione per imparare che alla fine bisogna scrivere in profondità, non in lunghezza.
Facendo bene i conti, quarant’anni in poche righe. È un buon inizio.


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