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Alessandro Motta: «Vietare la gestazione per altri è un errore»

Libri e fumetti

L'attivista per i diritti civili delle persone Lgbt ha appena pubblicato per i tipi di Villaggio Maori "Dalla parte del torto. Perché vietare la gestazione per altri è un errore" in cui scandaglia, evitando integralismi e preconcetti, lo spinoso tema che ciclicamente diventa campo di battaglia del dibattito politico. Il libraio e scrittore catanese tenta di mettere ordine tra le argomentazioni, senza banalizzare la complessità e le contraddizioni di un tema che continua a dividere


di Maria Enza Giannetto

«A scanso di equivoci e di passare per il solito fazioso che difende i propri diritti, dico subito che io non voglio figli e che la dimensione dello zio è quella che, assolutamente, preferisco».
Alessandro Motta, 36 anni, libraio (gestisce la libreria L'incanta storie a Milazzo), attivista per i diritti civili delle persone Lgbt (è stato il presidente del comitato provinciale Arcigay di Catania, consigliere nazionale di Arcigay, collaboratore dell’Unar), è uno che tiene alle precisazioni e a far chiarezza. Ed è proprio per cercare di far chiarezza che ha scritto il suo saggio “Dalla parte del torto. Perché vietare la gestazione per altri è un errore”, appena pubblicato dalla casa editrice indipendente Villaggio Maori.

Alessandro Motta con il suo libro

Un testo che Motta, laureato in Filosofia e specializzato in Bioetica, ha voluto scrivere evitando integralismi preconcetti e per sottolineare come «libertà, responsabilità e autodeterminazione» siano, «o dovrebbero essere, principi condivisi e irrinunciabili di uno Stato laico».
Un libro dettagliato – con l’editing di Serena Maiorana (autrice sempre per Villaggio Maori del libro “Quello che resta”)- che risponde con coraggio alle principali domande sul tema, a partire da cosa sia la gestazione per altri (Gpa); come e dove è consentita; quale legame esiste tra potere e riproduzione. Motta mette ordine tra le argomentazioni in campo, analizzandole con chiarezza e cura narrativa, senza banalizzare la complessità e le contraddizioni di un tema fondamentale per la nostra epoca. Lasciando sullo sfondo teorie reazionarie tornate tristemente in voga, l’autore ricorda che libertà, responsabilità e autodeterminazione sono, o dovrebbero essere, principi condivisi e irrinunciabili in uno Stato laico. E soprattutto quanto sia importante il rispetto per il prossimo.

Alessandro, com’è nata l’idea del libro?
«Sono sempre stato un attivista dei diritti civili (è stato in prima linea, ad esempio, per l’approvazione del registro delle unioni civili a Catania, nda) e quando ho cominciato a notare che i discorsi in merito alla legge Cirinnà, e soprattutto riguardo la stepchild adoption, prendevano sempre un certo percorso, mi sono reso conto di come di fatto non veniva affrontata la questione in sé dell'adozione del figlio affine, ma per riuscire a negare questo diritto ci si preoccupava di creare una mitologia intorno alla gestazione per altri, volgarmente detta utero in affitto. In questo modo, si poteva alimentare quel pathos negativo nei confronti di questa pratica, creando una giustificazione al fatto che non si concedesse nelle unioni civili per un motivo preciso. Un gioco sporco, insomma che mi ha fatto capire come l’argomento non venisse trattato razionalmente, ma stesse diventando uno scontro tra fazioni».

Perché pensi che il tuo libro possa fare chiarezza?
«Io non ho la presunzione di dire che posso fare chiarezza assoluta sull’argomento, ma ho voluto contribuire con un’analisi più lucida possibile. La mia formazione è filosofica e di bioetica e ho utilizzato i metodi dell’analisi filosofica per offrire al lettore gli strumenti che gli permettano di farsi un’idea. Dal punto di vista legislativo, poi, ho anche cercato di fare un’analisi della Legge 40 sulla procreazione assistita».

Pensi che la Gpa sia stata messa all’indice solo perché può essere utilizzata anche dalle coppie omosessuali?
«Purtroppo sì. Anche se, ovviamente, alla Gpa ricorrono in percentuale più coppie etero, il contrasto nasce sicuramente perché fornisce alle coppie gay la possibilità legale di avere un figlio, tanto che gli unici scandali in Italia sono stati, ad esempio, quelli del figlio di Nicky Vendola, trattato con un accanimento davvero vergognoso».

Ti ha sorpreso che contro la Gpa si siano schierati anche molti movimenti femministi?
«Io sono sempre stato critico con il femminismo della differenza, sono per unire e non dividere le lotte, credo nell’intersezionalità delle battaglie. Credo che se vuoi cambiare il mondo devi aggredirlo in modo complesso, totale e trovo assolutamente infruttuose le separazioni. Purtroppo devo ammettere che da certi ambienti del femminismo sono arrivate le contestazioni più dure verso la Gpa per via della possibile mercificazione del corpo femminile. Sono però convinto che, fino a quando non c’è costrizione e fino a quando gli effetti delle mie scelte ricadono solo su se stessi, ognuno possa fare quello che vuole. Si parla tanto dell’autodeterminazione e mi ha molto stupito che proprio i movimenti delle donne e delle persone che dovrebbero rappresentare un baluardo contro il patriarcato si mettano a coniugare al femminile il pensiero della costrizione. Io non nego che il pericolo dello sfruttamento del corpo esista, ma credo che vietare la pratica possa solo aumentare il pericolo perché, purtroppo, se una richiesta che esiste non trova offerta, ci si rivolge ad alternative illegali».

Il libro sarà presentato al Nievski di Catania venerdì 16 febbraio alle 19.30 durante un incontro moderato dalla giornalista (e autrice per Villaggio Maori) Roberta Fuschi.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 15 febbraio 2018
Aggiornato il 23 febbraio 2018 alle 17:26




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