“Vorrei una voce”, a Catania Mina e Tindaro Granata danno voce e corpo al sogno delle detenute
Scritto e interpretato da Tindaro Granata, “Vorrei una voce” è uno spettacolo che nasce da un’esperienza umana e artistica straordinaria del protagonista: il lungo laboratorio teatrale condotto dall’attore, drammaturgo e regista di Patti all’interno della Casa Circondariale di Messina, nel teatro “Piccolo Shakespeare”, con le detenute di alta sicurezza, nell’ambito del progetto “Il teatro per sognare”. Quattro anni di incontri, emozioni, cadute e rinascite che oggi diventano materia scenica viva. Scritto in forma di monologo e costruito attraverso le canzoni di Mina cantate in playback, lo spettacolo ha il fulcro della drammaturgia nel sogno: perdere la capacità di sognare significa far morire una parte di sé. “Vorrei una voce” è dedicato a coloro i quali hanno perso la capacità di farlo.
Lo spettacolo va in scena venerdì 13 e sabato 14 marzo, sempre alle 21, al Teatro Ambasciatori di Catania, per la stagione teatrale di Palco Off. Biglietti € 25, prevendite on line su https://www.liveticket.it/opera.aspx?Id=594676.
Un dono straordinario: Mina inedita in scena
Cuore pulsante dello spettacolo è la presenza di un filmato inedito di Mina, donato personalmente dalla più iconica cantante italiana all’artista siciliano. Un gesto raro, prezioso, che suggella un legame autentico tra l’interprete e la “Tigre di Cremona”. Non solo: Mina ha espresso il proprio apprezzamento per lo spettacolo, riconoscendone la delicatezza, la profondità e la forza emotiva. Un riconoscimento che impreziosisce ulteriormente un progetto nato dall’urgenza interiore e diventato oggi un evento teatrale di grande intensità. La sua voce – mai imitata, mai banalizzata – attraversa la scena come presenza viva, colonna sonora dell’anima, spazio emotivo dentro cui prendono forma le storie.
In quel luogo dove le sbarre sono ovunque, il carcere, la voce di Mina è diventata un varco. Durante il laboratorio, le detenute, attraverso il playback delle sue canzoni, hanno ritrovato uno spazio di libertà interiore, una femminilità sospesa, una possibilità di riscatto. Ogni donna aveva due brani da interpretare: non si trattava di cantare, ma di attraversare la propria storia, sublimare angosce e rimpianti, trasformare il dolore in gesto scenico. In teatro – come disse una di loro – «non si vedono le sbarre».

Tindaro Granata in “Vorrei una voce”, foto di Masiar Pasquali per Lugano Arte e Cultura
Un uomo solo, molte anime
In scena c’è solo Tindaro Granata. Ma con lui ci sono gli sguardi, le lacrime, i sorrisi e le fragilità di quelle donne. Non vengono raccontati i reati, non c’è giudizio: c’è l’anima. Attraverso la forma del monologo, l’antica forza del cunto siciliano, e l’aiuto dell’importantissimo disegno luci, Granata attraversa identità e generi, facendosi corpo e voce di un’umanità che chiede una seconda possibilità. Le atmosfere luminose richiamano i concerti storici di Mina, mentre i costumi scintillanti evocano quella femminilità che, dentro il carcere, non può essere espressa ma che sul palco esplode in luce e dignità. “Vorrei una voce” rappresenta un incontro tra arte e vita, tra palco e realtà, tra la voce più amata d’Italia e le voci invisibili di chi cerca riscatto.
Schedula per Ore
Le repliche
- h 21 - h 22.15
- Venerdì 13/3/2026
- h 21 - h 22.15
- Sabato 14/3/2026



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