Adonà: «Sono un Farinelli contemporaneo»

Sugnu Sicilianu L'artista siracusano, attualmente nel cast di Tosca di Alessandro Cecchi Paone, racconta le difficoltà di essere un soprano naturale uomo e i suoi progetti artistici illuminati e sofferti. Su tutti "Farinelli l'amore vince su tutto", un musical dedicato al cantante settecentesco con il quale sente delle forti analogie, che oltre oceano ha trovato un produttore italo-svedese

Quando si è artista e non solo personaggio, i progetti in cantiere sono spesso frutto delle proprie idee, illuminante e sofferte. Non fa eccezione la storia del siracusano trentanovenne Adonà, nome d’arte di Adonay Mamo, che è figlio delle sue intuizioni nelle quali investe e crede fortemente, a dispetto delle critiche che utilizza come fanali nella notte, sempre pronto ad affrontare la prossima sfida, determinato a superare i propri limiti, a migliorarsi. Quello di Adonà è uno di quei percorsi che sembra tratto dalla pellicola di un film in cui il protagonista, nonostante i pochi mezzi a disposizione, le critiche o i veti imposti dalla società, alla fine ce la fa, riesce ad inseguire i propri sogni e ti fa persino desiderare di aprire quel remoto cassetto in cui, tra un oggetto e l’altro, hai riposto te stesso. Oggi Adonà, un soprano naturale nel corpo di un uomo ben muscoloso che tiene a sottolineare come nella sua quotidianità “lo sport sia fondamentale”, è pronto a proporre al pubblico la sua personale visione di un Farinelli del tutto contemporaneo.

Adonay Mamo in arte Adonà

Adonay Mamo in arte Adonà

Raccontaci del tuo progetto più attuale…
«Mi sto dedicando ad un progetto interamente dedicato a Farinelli, la voce di un soprano uomo che diventò famoso nel Settecento, epoca durante la quale per ottenere determinate estensioni vocali acute anche negli uomini si ricorreva alla castrazione. Sto scegliendo quindi di creare uno spettacolo originale in cui parlo di me non in veste di “castrato” nel senso letterale del termine, ma in quanto soprano. La vita mi ha donato una laringe ed una naturalezza femminile nel cantare, ed avevo bisogno di una figura nella quale rispecchiarmi. Quando vengono assegnati i ruoli nell’opera lirica, un genere che prediligo, tutto ciò che riguarda il soprano è riservato alle donne, di conseguenza la mia presenza in teatro spesso diventa scomoda. Mi trovo davanti ad un bivio in cui o scelgo di travestirmi, o di interpretare quel repertorio nei miei concerti o mi faccio coinvolgere dalle trasmissioni televisive».

Un bivio che sembra a senso unico e senza via d’uscita, tu invece cosa vorresti realizzare?
«Vorrei essere visto come un Farinelli contemporaneo, vorrei che si dicesse “Adonà è Farinelli”. In questo cantante settecentesco ho trovato una figura in grado di comunicare le mie caratteristiche a 360 gradi. Quindi cinque anni fa iniziai a strutturare un musical che ho scritto personalmente e che probabilmente vedrà la luce a breve, un progetto nel quale credo molto. Per l’occasione realizzai un trailer che ha fatto il giro degli Stati Uniti e che oggi mi permette, a distanza di tempo e attraverso ad alcuni produttori incontrati all’estero, di realizzare un album che uscirà a novembre su canali come Spotify ma anche Itunes. Un piccolo passo al quale seguiranno dei concerti dal vivo, dei live show ed infine il musical».

Un finanziatore privato ha creduto in te, come vi siete incontrati?
«Il produttore che ha creduto e crede nel mio progetto è Gennaro Selvaggio un grande chirurgo italo-svedese che ho conosciuto durante la mia parentesi newyorkese. L’ho incontrato a New York ad una cena in un ristorante italiano, eravamo seduti alla stessa tavola e casualmente ci siamo ritrovati a parlare. Gennaro, affascinato dalla mia storia, mi disse che avrebbe voluto investire sulla mia iniziativa. Lo trovai in platea l’autunno successivo quando calcavo la scena al fianco di Lorella Cuccarini al Brancaccio di Roma. Quella sera lo spettacolo gli piacque tantissimo ed in quell’occasione ho avuto modo di mostrargli la mia vocalità».

Adonà in scena

Adonà in scena

E da quel momento che tipo di spettacolo hai immaginato?
«Ho immaginato “Farinelli, l’amore vince su tutto” ma in maniera del tutto originale e contemporanea. Sono numerose le analogie che vedo tra la sua storia e la mia: Farinelli è rimasto nella storia per essere un castrato, condizione che si presume abbia vissuto a causa del fratello e compositore Riccardo, il mio intento non è però quello di raccontare la stessa storia con un repertorio barocco, ma affrontare quella vicenda in senso lato. Il mio Farinelli è ovviamente castrato ma lo è nella vita, dalla società, ma attraverso l’amore per Orlando riuscirà ad avere il suo riscatto, il suo lieto fine. Quanti nella vita di tutti i giorni veniamo castrati dalla società? È questo. Una castrazione metaforica in senso ampio. Un tema affrontato e veicolato dalle canzoni pop-liriche che ho scritto insieme a Gianluigi Di Gregorio e Paolo Balinari i quali hanno realizzato la parte compositiva. L’orchestrazione sarà invece affidata ai maestri Andrea Passanisi, Valerio Zappulla, Giuseppe Carbonaro e Pierpaolo Monterosso ed una parte sarà realizzata digitalmente. Unico brano lirico sarà Lascia ch’io pianga di Händel, per il resto si tratterà di una chiave di lettura moderna in un’ambientazione barocca. Un Farinelli che anche grazie alla musica può arrivare a tutti. Sarà la musica a padroneggiare lo spettacolo in pieno stile internazionale, in cui all’interno del musical sono i brani a dettare tutto il resto».

Adonà in scena nel ruolo di Suor Margaretta

Adonà in scena nel ruolo di Suor Margaretta

Farinelli ha segnato la storia della musica, cosa riscontri del cantante settecentesco nella tua realtà?
«C’è circa il settanta per cento della mia vita, da quando ho scoperto la mia vocalità nel 2002 a 22 anni cantando sulle note di un cd di Maria Callas. Gli anni trascorsi cantando in oratorio, ai tempi in cui ero un salmista, a poco erano valsi per comprendere la natura della mia voce. Erano soliti deridermi perché a 16 anni non avevo ancora cambiato l’estensione della voce. Polverone che ho accantonato nonostante fosse molto forte. Negli anni Novanta d’altronde non c’era alcuna attenzione al Talent, ed essere un soprano reale in realtà destava solo problemi. Nel 2002 ho lasciato tutto e sono andato a vivere a Roma aspettando una sfida in qualità di riserva nel programma televisivo Amici, che non è mai arrivata. Allo stesso tempo vinsi invece una borsa studio che mi permise di accedere all’Accademia nazionale danzatori. Poco dopo iniziai a cantare sulle note dei brani della Callas, ma la mia vocalità dopo la pubertà non si era trasformata. Con un accertamento medico ho scoperto, così, che la mia laringe ha una conformazione tale da essere sovrapponibile a quella del soprano, la scienza d’altronde divide i due sessi. Una scoperta bella ma complicata. Oggi si è prossimi a riconoscere una laringe femminile in un corpo maschile, ma fino a diverso tempo fa non era affatto così. Il conservatorio e la grande lirica rifiutano questa visione. Io avrei potuto scegliere di entrare a far parte del Guinness dei primati, ma diventare un “fenomeno” non era mia intenzione. Combatto quotidianamente: svuoto un sacco e lo riempio perché mi vengono proposte cose interessanti ma non a livello artistico, mentre io invece cerco di distaccarmi e fare l’artista, è molto difficile. Fare l’artista significa ottenere un riconoscimento come soprano che però la società non è pronta ad attribuirti».

Adonà con Fiorello

Adonà con Fiorello

Come si affronta la società che castra?
«Essendoci sempre. Irrompendo. Cantando. Partecipando alle trasmissioni. Facendo progetti e restando sempre a galla. Perché alla fin fine la gente ascolta e fa la differenza. Non essendo figlio d’arte ho utilizzato il mio intuito per costruire la mia carriera. In un primo momento non avevo idea di quale fosse la direzione giusta da prendere, ho imparato tutto da solo. Ho studiato all’Accademia italiana danzatori, per poi entrare parallelamente tra i componenti del musical La febbre del sabato sera portata in scena al Sistina di Roma. Nel 2007 sono stato il pastorello nella Tosca diretta da Daniel Oren, ruolo che torno a ricoprire quest’anno stavolta con la regia di Alessandro Cecchi Paone ma casa mia, al Teatro greco di Siracusa, dove ho avuto l’onore di esibirmi in altre due occasioni. Sono stato una cagelles nello spettacolo Il vizietto, “Le cage aux folles” circostanza che mi ha permesso di stringere un buon rapporto con Enzo Iacchetti e Marco Columbro. L’esperienza in televisione mi ha permesso invece di esibirmi nei programmi condotti da Fiorello, Amadeus, e di tornare ad Amici, ma da ospite… una piccola rivincita, se così si può definire, e una grande soddisfazione».

Adonà ospite di Amici

Adonà ospite di Amici

La Tosca a Siracusa ed il ritorno a casa in una cavea che si dice intimorisca anche i veterani dei palchi più famosi, è davvero così?
«Si, assolutamente. Ti sembra di poter osservare ogni singolo spettatore direttamente negli occhi in un luogo che è suggestivo e magico, e che per me è anche casa. In questa versione della Tosca caravaggesca dove i quadri sono a loro volta protagonisti della scenografia, che per l’occasione si è rinnovata quattro volte, sono stato il pastorello che scendeva le gradinate e che non microfonato arrivava sul palco. Non nego che si è trattato di un ruolo anche molto fisico e che sono riuscito ad affrontare senza troppe difficoltà solo grazie al fatto che sono fisicamente allenato. Ora mi godo le prossime tappe della Tosca che si svolgeranno a Taormina (il 30 luglio nda) e Tindari (il 4 agosto nda) e le emozioni di questo spettacolo».

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