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A scuola contro le dipendenze: a Catania nasce la quarta “The Room of Feeling”, la stanza delle emozioni dove si può dire l’indicibile

Formazione e ricerca All’interno dell’Istituto superiore “Marconi-Mangano”, nel quartiere periferico catanese di San Leone, è nata la quarta “The Room of Feeling”, progetto di arte partecipata e prevenzione delle dipendenze ideato dallo street artist palermitano Igor Scalisi Palminteri. Il progetto è nato nell’ambito di @Lab_School, gestito dalla Rete Salus Scuole SHE Sicilia. Nove province, nove stanze permanenti dell'ascolto da realizzare entro novembre. Palminteri: «Questo progetto guarda meno alle dipendenze e più alle mancanze, più ai vuoti che cominciano a presentarsi dentro i nostri ragazzi e le nostre ragazze»

All’interno dell’Istituto di istruzione superiore “Marconi-Mangano”, nel quartiere periferico catanese di San Leone, è nata la quarta “The Room of Feeling”, progetto di arte partecipata e prevenzione delle dipendenze ideato dallo street artist palermitano Igor Scalisi Palminteri. “The Room of Feeling” è nato nell’ambito di @Lab_School, progetto che fa parte dell’azione trasversale finanziata con oltre 1,7 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo Plus 2021-2027 dall’Assessorato dell’Istruzione e della Formazione professionale della Regione Siciliana. Il progetto è gestito dalla Rete Salus Scuole SHE Sicilia con scuola capofila l’Istituto comprensivo “Giulio Emanuele Rizzo” di Melilli. Nove province, nove stanze permanenti dell’ascolto entro novembre 2026.

“The Room of Feeling” creata da Igor Scalisi Palminteri nel plesso “Mangano” dell’Istituto superiore “Marconi-Mangano” di Catania

The room of feeling” è una stanza contro le dipendenze “in ogni scuola” che vuole far emergere nei ragazzi quel senso di imperfezione, il peso di dover fingere che vada tutto bene: il senso di sentirsi rotti e non sapere a chi dirlo. A Catania, quaranta studentesse e studenti del “Marconi-Mangano” di via Besana hanno fatto in tre giorni qualcosa di difficile: hanno nominato le cose. Nel “circle time” iniziale, il rito con cui Igor Scalisi Palminteri apre ogni tappa, ognuno ha mostrato le proprie fratture. Lui quelle parole le ha trascritte sul muro, come fa in ogni stanza. Divise tra il peso del dolore e la possibilità di qualcos’altro. In mezzo, non una risposta. Un gesto.

Il kintsugi: le ferite che diventano oro

Ogni tappa di “The Room of Feeling” ha un concept che nasce dall’ascolto dei ragazzi e diventa la struttura figurativa della stanza. A Catania, dalla parola imperfezione, è emerso il kintsugi: la tecnica giapponese che ripara i vasi rotti con l’oro, rendendo la frattura il punto più visibile, non quello da nascondere. Non la guarigione come cancellazione della ferita, ma la riparazione come atto che le restituisce dignità. Che dice: sei stato rotto, e questo conta, costruiamo qualcosa con i pezzi. Un oggetto riparato con il kintsugi non torna com’era: diventa più prezioso.

Igor Scalisi Palminteri al lavoro sulla stanza “The room of feeling” dell’Istituto scolastico “Marconi-Mangano” di Catania

Il progetto a Catania coinvolge due istituti. Scuola polo provinciale della Rete Salus Scuole SHE Sicilia, l’Istituto comprensivo “Vittorino da Feltre” coordina @Lab_School per l’intera provincia etnea e ha individuato come sede della quarta stanza il plesso Istituto professionale per i servizi sociali “Lucia Mangano” dell’Istituto di istruzione superiore Marconi-Mangano di via Besana. In tre giorni di “circle time”, laboratori di pittura e media education, studenti, docenti, genitori e personale scolastico hanno lavorato fianco a fianco costruendo uno spazio che parla di ascolto, partecipazione e comunità. La stanza ha anche una cassetta: per depositare in anonimato quello che altrimenti resta dentro.

La parola di Igor Scalisi Palminteri

«Questo progetto guarda meno alle dipendenze e più alle mancanze, più ai vuoti che cominciano a presentarsi dentro i nostri ragazzi e le nostre ragazze. Per questo è nata l’idea di una stanza, una stanza colorata, con delle macchie che in qualche modo ci ricordano le nostre emozioni, quelle belle e quelle brutte, quelle che vorremmo e quelle che invece non desideriamo. È dentro questa stanza, che è un luogo protetto, che è consentito poter dire l’indicibile. Nessuno ti può giudicare».

Igor Scalisi Palminteri al lavoro sulla stanza

Il cerchio iniziale, in cui studenti, docenti e personale partecipano insieme, abbatte i ruoli. La relazione si attiva dopo la visione del video con testimonianze reali di giovani e famiglie segnate dalle dipendenze, realizzato dall’Associazione La Casa di Giulio e da VediPalermo. «Il momento del “circle time”, quando i ragazzi possono avere uno spazio protetto dove raccontarsi, è forse il cuore di questo progetto. Così come il momento della media education, che segue i laboratori di pittura, dove in maniera ancora più protetta, perché anonima, possono dire delle cose che sentono dentro».

Il fenomeno a Catania: i dati

Il contesto non è astratto. A Catania i pazienti che hanno avuto contatti con i Ser.D (i servizi per le dipendenze) sono tra i 7.000 e gli 8.000, di cui circa 3.000 dipendenti da sostanze. Ma il numero che conta davvero è quello che non si vede: le persone che non accedono ai servizi sono, secondo le stime, fino a tre volte di più. Spiega il dottor Fabio Brogna, direttore dell’Unità operativa complessa Servizio territoriale dipendenze patologiche che afferisce al Dipartimento di Salute mentale dell’Azienda sanitaria provinciale di Catania: «Il dato più significativo non riguarda i numeri assoluti, ma la direzione in cui si muovono. Le dipendenze patologiche nelle fasce giovanili, dalle tossicodipendenze al gioco d’azzardo, dalle dipendenze digitali ai disturbi comportamentali e alimentari, registrano ogni anno un aumento medio del 15% rispetto all’anno precedente», dice Brogna. L’età media dei consumatori è scesa dai 35-40 anni di qualche decennio fa alla fascia 20-25, e anche inferiore. Quasi il 40% dei giovani tra 15 e 19 anni dichiara di aver consumato almeno una sostanza psicoattiva illegale.

Le nuove sostanze: la Spice Psychosis e il policonsumo

«Un capitolo a parte meritano le Nuove sostanze psicoattive – spiega il dottor Fabio Brogna -: “Spice drugs”, derivati della ketamina, catinoni e cannabinoidi sintetici. Quasi tutte nascono in laboratorio. Alcune possono essere sintetizzate dagli stessi consumatori, modificando qualche molecola. È così che sfuggono alle tabelle delle sostanze proibite, pur mantenendo effetti analoghi o più pericolosi».

Il caso più insidioso è quello dei cannabinoidi sintetici. «Molti ragazzi credono di stare usando qualcosa di simile alla cannabis naturale. Non è così. Il Thc sintetico ha concentrazioni enormemente più alte, non rilevabili con i test standard, e produce allucinazioni, deliri, manifestazioni psicotiche acute. Tra i clinici esiste un acronimo, “Spice psychosis”. Come tutte le sostanze, le Nuove sostanze psicoattive possono portare all’overdose». Nel 2025, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, il policonsumo è quasi raddoppiato: il 45,5% tra gli 11-13 anni, il 70,7% tra i 14-17.

Una stanza in ogni scuola: Azienda sanitaria di Catania e Ufficio scolastico regionale dicono di sì

«Ci vorrebbe una “The Room of Feeling” in ogni scuola. Siamo disposti come Azienda sanitaria di Catania a sostenere questa iniziativa, una o due volte a settimana mettere a disposizione degli operatori che potranno essere o psicologi o psicoterapeuti, o educatori, o assistenti sociali o medici a seconda della necessità», dice Brogna. Una proposta che nasce da una lettura precisa: “The Room of Feeling” si inserisce in un contesto che esiste già, riportando al centro ciò che i ragazzi provano. Non dalla sostanza, ma dall’emozione che ci sta sotto.

Una proposta a cui risponde Maria Grazia Vasta, referente per l’educazione alla salute dell’Ufficio scolastico regionale, Ufficio VI Ambito Territoriale di Catania, presente all’inaugurazione: «Mi auguro che progetti come questo possano continuare nel tempo ed espandersi. Noi faremo sempre la nostra parte di sostegno alle scuole e di divulgazione dei progetti».

La risposta che c’è: prossimità, unità mobili, meno stigma

Dallo scorso mese di aprile sono operative due nuove unità mobili dell’Azienda sanitaria etnea. A bordo, equipe multi-professionali composte da medico, psicoterapeuta, infermiere, assistente sociale ed educatore, che portano il servizio nei quartieri a rischio e nei piccoli comuni. Le unità mobili dialogano con il Centro di pronta accoglienza per le dipendenze patologiche, attivato dall’Asp di Catania nel 2025 e aperto 24 ore al giorno, sette giorni su sette, con i Ser.D territoriali, con i futuri drop-in: l’Asp sta lavorando con i Comuni della provincia per attivarne uno in area metropolitana e punti di ascolto distribuiti.

Un momento del lavoro svolto alla “Room of Feeling” di Catania

A Catania si chiude la prima parte del percorso

Dopo Catania, da settembre il progetto riprenderà con Messina, Agrigento, Trapani, Caltanissetta, Enna. Cinque province, cinque stanze ancora da costruire entro il prossimo mese di novembre. Al termine di ogni tappa, una performance pubblica di pittura e parola con Igor Scalisi Palminteri e l’attore Dario Muratore restituirà alla comunità la voce dei ragazzi. La tappa finale regionale, “Feeling – La luce della mente”, sarà una performance corale con pittura dal vivo, danza e musica elettronica live di Angelo Sicurella.

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