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“A passo d’uomo”, per Antonio Spadaro la purezza del messaggio cristiano è nel cammino di Gesù

Libri e Fumetti Vanta la prefazione della rockstar americana Patti Smith “A passo d'uomo. Una storia di Gesù con i piedi per terra”, il nuovo libro del padre gesuita Antonio Spadaro. I Vangeli letti e interpretati dal giornalista, teologo e scrittore messinese - come una “storia in movimento”, dove il protagonista è un uomo che si mette in cammino, affrontando acqua, pietra e sabbia, che entrano in scena come personaggi veri, con cui Gesù e chi lo circonda devono misurarsi

I Vangeli letti e interpretati come una “storia in movimento”. E’ questa la chiave di lettura filosofica e teologica con la quale Antonio Spadaro affronta la complessa tematica dei Vangeli nel suo nuovo libro, edito da Marsilio, “A passo d’uomo. Una storia di Gesù con i piedi per terra”. Non è una chiave di lettura hegeliana, seppur vi è l’elemento del movimento dinamico, l’impostazione di Spadaro non si basa su una struttura astratta, ma sulla spiritualità che si incarna nell’essere umano, sulla dimensione esistenziale della religione, sulla purezza del messaggio cristiano. Per il padre gesuita Spadaro – giornalista, teologo e scrittore, già direttore della prestigiosa “La civiltà cattolica” (è stato anche un collaboratore di papa Francesco) -, la sfera religiosa è vita, spiritualità e dimensione storica.

In questa storia in movimento il protagonista è un uomo che si mette in cammino, affrontando acqua, pietra e sabbia, che entrano in scena come personaggi veri, con cui Gesù e chi lo circonda devono misurarsi. Dalla Galilea a Gerusalemme, a ogni passo il peso del corpo di Gesù si imprime sul terreno, lasciando dietro di sé un’orma. In questo viaggio è la voce dei quattro evangelisti, che il gesuita messinese interpreta mettendo in risalto la credibilità dei gesti e la precisione dei dettagli. L’originale prefazione al nuovo libro è scritta da Patti Smith. Dalla prefazione della dalla rockstar americana: “Gesù cammina da tempo immemorabile, i suoi piedi come di ottone brunito, a illuminare un susseguirsi di soglie. A ogni nostro passo in questa vita, lui è accanto a noi”.

Per Spadaro: “Il protagonista non è un’idea astratta: è un uomo che si mette in cammino. “A passo d’uomo” significa: niente voli, niente scorciatoie, niente effetti speciali che annullino il contatto con la terra. È il rifiuto della levitazione”.

Letteratura, teologia, cinema, i grandi romanzi e la vita                                             

Spadaro con stile scritturale efficace e divulgativo racconta e interpreta, e offre chiavi di lettura dense del connubio cultura-vita. “Lo sguardo che propongo è, allo stesso tempo, letterario e cinematografico. Letterario, perché i Vangeli hanno la libertà dei grandi romanzi: nessun personaggio è incatenato al destino; le scelte contano, le voci si contraddicono, le scene hanno una loro autonomia e una loro necessità. Cinematografico, perché molte pagine funzionano per inquadrature: totale sul lago, campo medio sul gruppo che cammina, primo piano sui piedi unti, stacco sul volto di chi resta interdetto. Pier Paolo Pasolini, nel “Vangelo secondo Matteo”, aveva intuito tutto questo: bastano la polvere e i sandali a dire il reale. Martin Scorsese, a sua volta, ha riconosciuto che i Vangeli sono sceneggiature di libertà e conflitto, non manuali: un passo rivela il dramma più di un concetto”.                                                                                     

Come è noto Antonio Spadaro è un fine conoscitore sia della storia letteraria sia della storia del cinema. Ha fatto il giro del mondo un suo libro contenente il dialogo con il celebre regista italo-americano (di origini siciliane) Martin Scorsese. Spadaro incita a leggere i Vangeli “come si guarda un film girato in esterni. Il paesaggio non dà solo il tono, agisce. L’onda provoca, la roccia sostiene o ferisce, il granello sfida la nostra ostinazione di padroni del terreno. Di scena in scena, il protagonista Gesù e chi lo circonda devono misurarsi con questi elementi come con personaggi veri. C’è poi un dettaglio fisico, quasi un  chiodo di fissaggio dello sguardo, che ricompare come un ritornello: i piedi”.

Padre Antonio Spadaro e Martin Scorsese, dialogo a tappe fra la religione degli uomini e quel film su Gesù

I piedi come dimensione concreta e simbolica                                                                                                                            

Sono gli stessi piedi che vengono inchiodati alla croce, e davanti ai quali cadono i compagni di Gesù quando lo vedono risorto. I piedi come dimensione fisica e simbolica, concreta e metaforica. È il piede che porta il peso del corpo a lasciare un’impronta di sé. Solo se stanno insieme, gravità e trascendenza, ci permettono di lasciare una nostra traccia sulla terra”. Scrive l’autore: “I piedi del protagonista dei Vangeli, Gesù, entrano ed escono dalle case, percorrono colline, attraversano mercati. Sono piedi che ricevono un gesto scandaloso e poetico: un profumo prezioso versato da una donna, asciugato con i capelli. È un’inquadratura ravvicinata che svela più di mille discorsi”.
“E i piedi, infine, vengono inchiodati. Il passo s’interrompe sul legno, il cammino si ferma. La storia sembra finita, eppure riparte: quando i compagni lo rivedono, “cadono” di nuovo ai suoi piedi. Non è un inchino ipnotico; è il riconoscimento che quello davanti a loro – ferito, vivo – è lo stesso che ha condiviso la loro polvere. La continuità della materia – le ferite, i piedi, la voce – rende credibile la continuità della storia”.

Basilica di San Francesco ad Arezzo, la Grande Croce dipinta dal Maestro di San Francesco, foto di Miguel Hermoso Cuesta, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

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