giovedì 22 agosto 2019

giovedì 22 agosto 2019

MENU

A Palermo rivivono i dolci profumi del convento di S. Caterina d'Alessandria

Dolci

A piazza Bellini, di fronte la chiesa della Martorana, il Fondo edifici di culto della Curia, tramite la cooperativa Pulcherrima Res, ha aperto la pasticceria "I segreti del chiostro" che riprende le antiche ricette delle suore di clausura che hanno vissuto fino a poco tempo fa nell'antico monastero del XIV secolo che Maria Oliveri ha raccolto in un libro prossimo alla ristampa


di Giusy Messina

Sapori duci e profumi d'incenso e cannella all'ombra del chiostro, nel cuore di Palermo. C'è ancora la ruota nella chiesa di Santa Caterina d'Alessandria del monastero di clausura dove un tempo le suore dell'ordine domenicano mettevano i dolci che preparavano. A piazza Bellini, di fronte la chiesa della Martorana con le sue cupole rosse da una parte e dall'altra il Palazzo di città, rivive un piccolo mondo d'intramontabile memoria. Un luogo affascinante che ha intrecciato circa 700 anni della vita politica e culturale della società del capoluogo dell'Isola riaperto al pubblico dal 2017 dalla cooperativa Pulcherrima Res di proprietà del Fec (Fondo edifici di culto) e gestito dall'ufficio dei beni culturali dell'Arcidiocesi di Palermo, diretto da padre Giuseppe Bucaro, in sinergia con la Soprintendenza, il monastero del '300 è stato abitato fino a poco tempo dalle ultime tre suore che, ormai anziane, si prendevano cura come potevano di quella che rappresentava la loro casa.

I segreti del chiostro, Maria Oliveri (al centro) tra Chiara Giallonardo e Marcello Masi di Linea Verde

Curve sotto il peso degli anni, si muovevano a piccoli passi tra le celle ed i corridoi del monastero che aveva ospitato le cadette delle famiglie nobili della città. Le Ventimiglia, le Abatellis, le Tomasi, le Alliata, giusto per citarne alcune che portavano in dote ricchi possedimenti feudali sparsi nel territorio dell'Isola. Le superbacce, come le chiamava il Pitrè, avevano dato vita, lontane dal mondo per scelta alcune, per costrizione altre, a preziosi capolavori d'arte. Come il ricamo, ad esempio. Intrecciando sottili fili di ferro con perline e stoffe di seta e raso creavano piccoli fiori e vesti che adornano ancora le scarabattole con i Bambinelli in cero plastica ed i presepi. «Il primo giorno di apertura abbiamo staccato 12mila biglietti. C'è grande interesse non soltanto tra i turisti ma anche tra i cittadini palermitani che stanno riappropriandosi della loro storia. I proventi delle visite servono anche ad opere di restauro perché quando siamo arrivati qui era tutto rovinato. Ma non ci siamo persi d'animo. Tra i lavori realizzati, oltre alla sistemazione della rete elettrica, anche il recupero del portale del '300 posto all'ingresso della sala capitolare dove si riunivano le suore».

Il chiostro dell'ex convento di Santa Caterina d'Alessandriam a Palermo

A parlare è Maria Oliveri, laureata in filosofia, una delle cinque socie lavoratrici della cooperativa. È la passione per l'arte a condurla nella chiesa di Santa Caterina D'Alessandria, magnifico esempio di Barocco con un tripudio di marmo rosa, di affreschi, di statue tra cui quella dedicata alla santa opera di Antonio Gagini, di bassorilievi dall'effetto tridimensionale. Al centro, un sontuoso lampadario, il più grande delle chiese di Palermo. Intorno, in alto, una teoria di grate dove dietro le suore, inginocchiate su sgabelli di legno, seguivano le funzioni. Con un po' d'immaginazione, sembra di intravedere i loro sguardi furtivi, di udire i sussurri di rosari srotolati tra le dita, di ascoltare le voci di canti tra il levare di fumi d'incenso.

Il trionfo di gola, uno dei pezzi da 90 de I segreti del chiostro

Il monastero è uno scrigno di testimonianze rare se non uniche come una reliquia di Santa Rosalia donata nel 1627 dall'arcivescovo di Palermo, il cardinale Giannettino Doria e il testamento della fondatrice Benvenuta Magistro Angelo, figlia di quel Ruggero che capeggiò la rivolta dei Vespri Siciliani. Salendo per le scale, dalla cupola maestosa si gode l’impareggiabile vista dei tetti della città, in un saliscendi di terrazze, strade, campanili e palazzi dalla montagna al mare.

La squadra de I segreti del chiostro con Osvaldo Bevilacqua di Sereno Variabile

La visita al monastero è un viaggio, in punta di piedi, nel tempo e nello spirito. Restituisce la dimensione della bellezza del silenzio. Si respira entrando nelle celle arredate come un tempo con i pochi oggetti d'uso quotidiano rinvenuti, un letto, un rosario, l'inginocchiatoio e passeggiando nell'antico chiostro, tra piante di arance e di limoni, ci si ritrova, di colpo, in un altrove lontani anni luce dal caos frenetico della città. L'aria intorno odora di cannella, di pasta reale e basta seguirne la scia per varcare la soglia della dolceria I segreti del chiostro, laddove un tempo le suore creavano con estro, fantasia, le dolcezze del paradiso.

Lo sfincione di San Vito de I segreti del chiostro

A distanza di secoli, i soci della cooperativa Pulcherrima res hanno strappato all'oblio le ricette. Sulla “balata” di marmo bianco di un antico tavolo di legno massiccio, rinnovano la tradizione dolciara conventuale. “I trionfi di gola col verde opaco dei loro pistacchi macinati, impudiche Paste delle Vergini”, descritti nel “Gattopardo”, ma anche teste di turco, nucatoli, delicati e soffici suspiri di suore. Una scommessa vinta con successo. «All'inizio - racconta Maria Oliveri - aprivamo solo la domenica. Ma poi, visto che in tanti ce lo chiedevano abbiamo iniziato a lavorare tutti i giorni, compresi i festivi, dalle 10 alle 18. È possibile anche fare delle prenotazioni sulla pagina facebook I segreti del chiostro».

Le fedde del cancelliere, pasta di madorle, confettura e biancomangiare

Dal pan di spagna alla farina di mandorla preparata da loro pestando per l'appunto le mandorle, i ragazzi, dopo aver seguito un corso di pasticceria, hanno riacceso le luci su una tradizione che rischiava di sparire. «Durante i lavori di riapertura del monastero, venivano le persone con alcune ricette di suore che erano state qui nel convento o anche in quello di Sant'Andrea. Ci spronavano a verificare se le ricette erano giuste - racconta Maria - perché a volte per gelosia, le suore davano le dosi sbagliate». Dolci che le suore preparavano in occasione di matrimoni o per ricambiare in modo gentile un favore ma, in tempi più recenti, anche per sostenersi. Ricevettero anche la visita dei reali d'Olanda, in visita a Palermo, accompagnati dalla principessa Alliata che ben conosceva la loro maestria.

I segreti del chiostro, trionfo di dolce sicilianità

Storie, aneddoti, curiosità per un'eredità materiale e spirituale che Maria Oliveri, presidente della casa editrice Il Genio editore, ha raccolto nel libro I segreti del chiostro. Un esordio da ben duemila copie che ha convinto l'autrice ad allargare la ricerca ai 21 monasteri di Palermo alcuni trasformati in scuole, altri distrutti, per la prossima ristampa del libro che uscirà a febbraio. «Sarà arricchito di testimonianze di chi ha avuto modo di conoscere la loro esperienza claustrale scandita dalla preghiera e dal lavoro, ma anche - spiega l'autrice - di un excursus storico e artistico dei conventi cittadini». Oltre alle ricette, tante di dolci, anche la piacevole scoperta del salato la cui preparazione è legato al ciclo liturgico. Come ad esempio lo sfincione di San Vito, che veniva preparato dalle suore di Porta Carini ripieno di carne macinata per la notte di Capodanno o le olive ripiene o la caponata di zucchinette.

La prima edizione del 2017 de I segreti del chiostro di Maria Oiliveri

La dolceria I segreti del chiostro, è anche una fucina di solidarietà. «Con il ricavato della vendita dei dolci - spiega Maria Oliveri con soddisfazione - dopo aver pagato i nostri soci lavoratori e le spese, contribuiamo alla preparazione di circa cento pasti al giorno per le famiglie che vivono in povertà e vengono a bussare al convento». Oggi, come allora...

Fedde del cancelliere, Trionfo di gola e minna di virgini


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 05 febbraio 2019
Aggiornato il 11 febbraio 2019 alle 23:19





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


TI POTREBBE INTERESSARE

Nasce a Messina la colomba pasquale che profuma di Sicilia

E' opera di Francesco e Giuseppe Arena il dolce col sorbetto al mandarino di Ciaculli e la mandorla di Avola

A Messina realizzata una pignolata da guinness dei primati

L'opera dolciaria, oltre 100 kg di bontà alta circa 1,30 mt, è stata realizzata da un team di professionisti: il maestro gelatiere Giuseppe Arena, il pasticcere Lillo Freni e il fornaio Francesco Arena, coaudiuvati dai pasticceri Rosario Zappalà, Massimo Riggio, Lillo Todaro e Umberto Maimone

Il parfait di mandorle di Scorzonera&Cannella

La storia del dolce freddo e spumoso comincia a corte di Luigi XIV e presto si è diffuso anche in Italia e, naturalmente, in Sicilia terra di nascita del sorbetto e del gelato

L'agnello a Pasqua mangiatelo di marzapane

Nella storia della gastronomia siciliana la più antica e famosa preparazione fatta con il marzapane è la Frutta Martorana ma a Pasqua il delizioso impasto prende la forma di agnello come simbolo del Cristo risorto: "A picuredda", normalmente decorata, che però propongo secondo il mio minimalismo gastronomico

Il dulce de leche
una bontà che viene da lontano

Come il tango questa crema spalmabile dolce ben rappresenta il carattere dell'argentina, provocando un turbine dei sensi e della fantasia

PanettonTour
il gusto glocal delle feste siciliane

Tra chi li produce tutto l'anno e chi invece si dedica a questo prelibato dolce solo durante le festività, quello tra i panettoni made in Sicily è un tour goloso dalle mille sfaccettature che, provincia per provincia, è declinato da alcuni ingredienti essenziali: passione per l'arte pasticcera, impegno, rigore nella scelta delle materie prime e, soprattutto, tanta tanta pazienza