Blog La novena affonda le radici in un passato lontano. Per nove giorni, come i mesi della gestazione, dal sedici al ventiquattro dicembre, si raccontava e si cantava l’attesa della nascita di Gesù Bambino. In Sicilia, fino a circa sessant’anni fa, questo rito popolare era molto amato e sentito. A Catania resiste ancora la tradizione dei Nonareddi o Nanareddi, suonatori della Civita che girano di casa in casa, narrando, in un siciliano ormai quasi scomparso, ‘a venuta ro Bambineddu
La novena affonda le radici in un passato lontano: forse medievale, sicuramente documentata a Torino nel millesettecentoventi. Per nove giorni, come i mesi della gestazione, dal sedici al ventiquattro dicembre si raccontava e si cantava l’attesa della nascita di Gesù Bambino.
In Sicilia, fino a circa sessant’anni fa, questo rito popolare era molto amato e sentito. Nelle strade, nelle case, nei cortili, nei balconi, davanti alla cona, un piccolo altarino preparato spesso con mezzi semplici, con immagini sacre, con nove candele, alloro, arance, mandarini, frutta secca, sparacogna, dolci, vino. Davanti alla cona si ascoltavano le musiche, le preghiere e le poesie del viaggio da Nazaret a Betlemme.
A Catania tra il mito e la leggenda resiste ancora la tradizione dei Nonareddi o Nanareddi: suonatori del quartiere della Civita, vestiti in maniera naïf, con chitarre, violini, violoncelli, mandolini, ‘u chitarruni, il poeta e, con l’immancabile ‘ciaramedda, giravano di casa in casa, di cona in cona, narrando, in un siciliano antico, ormai quasi scomparso, ‘a venuta ro Bambineddu.
Da questa eredità nasce “’A cchi mi cunti ‘a nuvena? See!” un podcast autoprodotto che prova a restituire il suono e la magia, di quell’antica tradizione popolare.
Al canto: Melo Zuccaro
Violino principale: Giorgio Maltese
Chitarra: Mimmo Aiola
Violino e poesie: Savì Manna
Oud e tzouras: Davide Livornese

I protagonisti della novena “A ‘Bona Nova”




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