mercoledì 21 agosto 2019

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Momenti di parole

Κοιμητήριον (Luogo di riposo)

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Camminando in coppia con un’andatura ridicola, sembrava che, soffermandosi di tanto in tanto quasi volessero rendere ossequio a questo o a quello, commentassero su quella umanità che ormai silenziosa riposava lontano dal proprio tempo terreno


di Daniela Robberto

La primavera siciliana spandeva ovunque, anche nell’ angolo più recondito l’odore di zagare fiorite, incurante del sudiciume d’intorno, profumavano per incanto già a marzo il tiepido alito mediterraneo. Il respirare lento pretendeva che gli occhi socchiusi affrancassero la vista dal guardare, quasi che questa potesse distogliere la mente dal raffinato inebriarsi. Procedeva così verso quei luoghi che inducono alla mestizia, dove oltrepassata la soglia, ognuno attenua le ansie personali e si abbandona a sentimenti di pace.

Si stupiva delle mille fiaccole accese in pieno giorno, che brillavano sulla superficie del mare lievemente increspato che si trovava da basso, al margine del costone roccioso. Le percepiva ancora negli occhi della mente come pezzettini di specchi riflettenti una luce abbagliante, mentre accedeva ai vialetti in terra battuta che si snodavano silenziosi, ognuno con un paletto indicante la sezione; li confrontava ai lumini elettrici posti sulle sepolture che emanavano di giorno una flebile fiammella, riservandosi un luminoso ed inquietante riscatto nel buio della notte, a favore di una platea vuota. Era il cimitero dei gabbiani reali.

Un gabbiano disegnato da Arbanella

Sfarzosi nell’aspetto e mediterranei nel carattere, erano chiassosi e comunicativi come i siciliani. Lei li chiamava “i gabbiani con la coppola”; la facevano da padroni insediandosi sulle coperture delle cappelle dove nidificavano e curavano i piccoli, e da dove con i loro striduli garriti compivano voli brevi come inquilini che si scambiano visite cortesi. Capitava anche che nei giorni feriali, quelli trascurati dai vivi nelle visite ai defunti, procedessero addirittura a piedi, camminando in coppia con un’andatura resa ridicola dalle loro zampe palmate. Sembrava che, soffermandosi di tanto in tanto quasi volessero rendere ossequio a questo o a quello, commentassero su quella umanità che ormai silenziosa riposava lontano dal proprio tempo terreno. Le piaceva camminare con i gabbiani, adeguando i suoi passi ai loro, sforzandosi di cogliere le parole che uscivano dai loro becchi.

- “Guarda quanto era giovane?; e… guarda quest’ uomo retto e probo che faccia da bandito aveva! e questa ragazza, che peccato: un fiore reciso anzi tempo… e quanti bambini….” pigolavano reclinando il capino e toccandosi con le ali.
-“Ciao gabbiani, io sono arrivata” pensò sedendosi sul muretto prospiciente la tomba a lei cara, mentre le pietruzze del muro le si conficcavano nella carne in un dolore sopportabile. Improvvisamente spiccarono il volo: forse l’avevano solo accompagnata; chissà! Mentre cambiava l’acqua per i nuovi fiori, nel sole abbacinante che rendeva metallica ogni cosa, si rivolgeva al suo morto in quel misto tra religiosità e superstizione dove non c’è istruzione o cultura che possa impedire ad un siciliano di mescolare sacro e profano. Nella confidenza familiare non si poteva trattenere dal chiedere al proprio defunto di guidarle i passi, di attendere alla felicità e alla salute delle loro figlie e di inviarle il conforto ultraterreno per sopportare il risucchio abissale dei vuoti dell’animo di chi rimane.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 19 aprile 2019




Daniela Robberto

Questi sono i miei racconti. Nata a Messina nel lontano 1955, figlia femmina e, a detta dei miei (e quindi è sicuro) non troppo desiderata, di una coppia disastrosamente poco affine per luogo di nascita, carattere, studi, obiettivi nella vita, ambizioni... mia madre e mio padre. E devo forse a tali diversissime fonti genetiche la mia curiosità ed una personalità fortemente complessa ed agitata, che mi spinge a scrivere su ciò che più mi colpisce, che più mi intriga. Ho fatto per anni un lavoro facendomelo piacere, anche se non era il mio ma, alla fine sono abbastanza contenta di come mi è andata, e soprattutto della mia formazione perché quando devo descrivermi, come in questo caso, o quando penso a me stessa, alla mente mi sovviene subito il mio nome, poi che dovrei dimagrire e poi che sono biologa. Sono su facebook.


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