mercoledì 23 agosto 2017

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Manuela Ventura: «Con Fava e Chinnici mi sono riappropriata della nostra storia di siciliani»

Sugnu sicilianu

L'attrice catanese ha concluso due set di film tv su due uomini - il giornalista e scrittore Pippo Fava e il magistrato Rocco Chinnici - uccisi dalle cosche per aver opposto la normalità della vita alla violenza mafiosa: «Quello che deve restare di questi film è che la nostra terra ha generato uomini e donne che hanno segnato una via da percorrere, nonostante tutto»


di Gianni Nicola Caracoglia

Manuela Ventura

Lei attrice, in fondo, sapeva di esserlo da sempre, anche quando da bambina seguiva i genitori a teatro dalla sua Tremestieri a Catania. Manuela Ventura attrice lo era già dentro, tanto che a 19 anni non volle attendere che finisse il biennio della Scuola del Teatro Stabile e se ne andò a Roma per frequentare l'Accademia di arte drammatica Silvio D'Amico. «Io sono stata subito spettatrice. A otto anni entrai per la prima volta al Verga e mi sembrava gigantesco. Vidi “Pipino il breve” e rimasi folgorata dalle luci, dai costumi, dalle musiche dal vivo. Avevamo in casa il 33 giri, con mio padre cantavamo le canzoni in macchina. “Pipino il breve” era ritmo, era la nostra ironia, era la straordinaria bravura di attori come Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina, Anna Malvica. Uno spettacolo pieno di miti, leggende e magia. Il mio debutto è stato a circa 16 anni con la storica compagnia catanese "Gruppo Teatro Maria Campagna" con “La casa di Bernarda Alba” di Garcia Lorca, dove facevo il ruolo di Adele, e proprio per questo ruolo poi fui presa alle selezioni della Silvio D'Amico».

La più prestigiosa accademia di arte drammatica italiana le ha ovviamente portato fortuna - con lo Stabile di Catania ha avuto la fortuna di incontrare registi come Misha Van Hoeck per lo spettacolo "Le Troiane", Lamberto Pugelli per “Romeo e Giulietta” e “La Lunga vita di Marianna Ucria” e poi ancora ha lavorato con Guglielmo Ferro, Giuseppe di Pasquale, Giovanni Anfuso. «Nel mio percorso teatrale, in generale, ho avuto la fortuna di incontrare registi come Armando Pugliese, Luca Ronconi, Nikos Karalambus, Nikolaj Karpov, Bruce Myers, Chiara Guidi, Roberta Torre, Lorenzo Salveti, Pino Passalacqua, autori come Andrea Camilleri. E il mio debutto al cinema, a 17 anni, è stato con una scena veloce, una battuta, per "Volevo i pantaloni" di Maurizio Ponzi, tratto dal libro di Lara Cardella».

Nel 2005 sono arrivati i set per la tv, nel 2009 il cinema ma solo nell’ultimo mese, però, Manuela Ventura, oggi a 43 anni sempre più contesa fra televisione cinema, ha potuto lavorare su un set nella sua città. L'attrice catanese, infatti, è stata nel cast, diretto da Daniele Vicari, del film tv per Rai Uno su Giuseppe Fava, il giornalista, scrittore e drammaturgo ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984 proprio davanti al Teatro Stabile di Catania, film dal titolo provvisorio “Prima della notte”. Fava sarà interpretato da Fabrizio Gifuni. Sul set anche Lorenza Indovina, nei panni della moglie Lina, Dario Aita che interpreta Claudio Fava, Barbara Giordano, nei panni di Elena Fava. Riccardo Orioles è interpretato da Federico Brugnone, Carlo Calderone è Miki Gambino, Roberta Rigano è Elena Brancati, Simone Corbisiero sarà Antonio Roccuzzo. Nel cast anche Selene Caramazza, Beniamino Marcone, Davide Giordano, Roberta Rigano, Fabrizio Ferracane, David Cocco, Gaetano Bruno e tanti altri ancora.

Prima che la notte con Fabrizio Gifuni e Selene Caramazza, foto Natale De Fino, fonte Facebook

«Io interpreto Cettina Centamore - spiega l'attrice -, dei “carusi” di Giuseppe Fava la più grande, una spalla per lui, responsabile tecnica della delle redazioni nel doppio impegno del “Giornale del sud” prima e de “I siciliani” dopo. Lei con “I siciliani” entrò nell'amministrazione dell'associazione Radar che editava il giornale. Io l'ho incontrata ed è stato emozionante, anche commovente. Per quelle persone quella è stata una esperienza così forte che ancora ne portano i segni addosso, nelle gioie e nel dolore. Cettina è stata sempre una donna riservata e discreta. Il film vuole valorizzare questo gruppo – Cettina mi ha raccontato come quelle persone hanno fatto un investimento di vita in un progetto di lavoro ben preciso così come Fava aveva fatto un investimento su quei ragazzi per far nascere un sistema che creasse una voce diversa nella città».

Il film per la tv - coprodotto da Italian International Fim di Lucisano con RaiFiction, per la regia di Daniele Vicari - è ispirato al libro "Prima che la notte" scritto da Claudio Fava, e da Michele Gambino (sceneggiatori del film con Monica Zapelli). Per Manuela Ventura questo film è come un viaggio nel tempo: «Per conoscere e riconoscere; un abbraccio, nel cuore delle notti, con la mia città. Ci siamo dette delle cose io e lei… Io a Catania, per raccontare una storia di questa città, di un periodo certo difficile, ma durante il quale si aprì uno scorcio attraverso il quale far passare uno sguardo nuovo, il coraggio di aprire gli occhi, di chiedere e di dire, di parlare di libertà e verità come un binomio possibile, di investire su progetti di lavoro, di raccontare i nostri luoghi per la loro cultura e le loro bellezze, per parlare della vita che c'era in giro, nelle strade, nelle case, nei quartieri».

Il cast di Prima che la notte, foto Natale De Fino, fonte Facebook


Quei ragazzi e l’uomo che li tenne a battesimo nella vita lavorativa, il racconto di vita, è stato il punto di partenza del regista Daniele Vicari per raccontare la relazione di questo gruppo di giovani speciali in una realtà difficilissima, quella della Catania dei primi anni 80. “I siciliani” è stato un mensile ricco come un libro, frutto di un lavoro artigianale complesso. E leggere “I siciliani” è stato sempre andare oltre la lettura di un semplice giornale. “I siciliani” hanno sempre rappresentato quei cittadini isolani che non si accontentavano della cronaca del giorno, e volevano approfondire ogni singolo aspetto del loro essere testimoni della loro terra. «Io ero ancora piccolina, l'eco del giornale mi è arrivato di riflesso dopo, per una questione di formazione culturale. Il regista Vicari, al di là della vicenda di mafia, vuole raccontare, con passione, un uomo complesso, poliedrico, un artista, il grande uomo di teatro, il suo orso d'oro vinto a Berlino (con “Palermo oder Wolfsburg” di Werner Schroeter di cui curò soggetto e sceneggiatura nda), un pittore. La sua idea di realizzare un giornale come fosse un libro o un quadro, che non doveva parlare solo di mafia da di noi e della Sicilia, dei nostri luoghi e dei paesaggi. C'era una volontà di speranza. Una grande energia che non era facile da esprimere in quanto non era appoggiato da nessuno. Io conoscevo il Fava del teatro, poi anche grazie alla testimonianza del figlio Claudio ai movimenti dell'epoca ne ho approfondito la conoscenza. Quando sono venuta a conoscenza del progetto del film devo dire che mi sono subito mossa per poterci essere. A me è servito anche per riappropriarmi di alcune relazioni con la mia città».

Prima che la notte, foto ricordo dei carusi di Fava, fonte facebook

Oggi la mafia ha cambiato metodi, non è più quella militare degli anni di Pippo Fava. Però è notizia delle ultime settimane la minaccia a “I siciliani giovani” denunciata da Orioles il 19 luglio, giorno dell'anniversario di Borsellino. «Sì, abbiamo letto tutti la notizia sul set. La mafia non è certo sconfitta e un certo lavoro fatto da teatro, cinema e tv è sempre necessario. A Catania soprattutto dove il dibattito è più recente rispetto a Palermo. Non scordiamo che fino agli anni 80 la mafia a Catania non era riconosciuta. E ancora oggi c'è un sottofondo culturale che la giustifica».

Manuela Ventura sul set del film su Rocco Chinnici

Manuela Ventura viene da un recente set a Palermo nel film su Rocco Chinnici - tratto dal libro “E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte” scritto dalla figlia del magistrato Caterina -, con Sergio Castellitto nel ruolo del magistrato ucciso il 29 luglio del 1983, neanche sei mesi prima dell’omicidio Fava. Un nuovo impegno, per l’attrice catanese, in film di forte impatto civile, compreso quell'“Anime nere” di qualche anno fa sui drammi causati dalla ndrangheta calabrese. «Per me il film su Chinnici è stata una esperienza importante. In questo film interpreto la moglie Agata Passalacqua. E' un film che mi ha permesso di riappropriarmi della nostra storia di siciliani, della forza incredibile che c'era dietro questi uomini e queste donne. Rocco Chinnici è stato un innovatore, grazie a lui è nato il pool anti-mafia, un innovatore nella solitudine. Quello che deve restare di questi film è che la nostra terra ha generato uomini e donne, che al di là del fatto che hanno rappresentato le istituzioni, hanno segnato una via da percorrere, nonostante tutto e tutti. Non erano solo bravi investigatori ma hanno messo in gioco tutto il carico delle loro famiglie. Per me questo è stato importante perché mi sono detta che anch'io lo potevo fare».

Manuela Ventura con Sergio Castellitto sul set del film su Chinnici

Fava e Chinnici hanno avuto in comune il fatto di essere stati testimoni diretti del loro messaggio con i loro figli. E per una mamma consapevole come è la Ventura, l’impegno in film che perpetuano la lezione infinita di uomini come Chinnici e Fava, non può non diventare anche stimolo in più di educazione e crescita morale per i propri figli. «Olivia e Tommaso, oggi di otto anni, hanno presente il problema – racconta -. Proprio nei giorni in cui ho iniziato il film su Chinnici, a scuola hanno portato il libro “Ho conosciuto Giovanni”, un padre che racconta a un figlio chi fu Giovanni Falcone. Mio figlio mi ha chiesto il libro e io glielo comprato e da lì è nato il mio racconto sul lavoro che stavo facendo. Dai loro occhi oggi percepisco che in loro c'è chiara la differenza fra il male e il bene. In loro non c'è lo sconforto degli adulti ma la proiezione nel futuro e la consapevolezza oggi di stare dalla parte giusta. Anche il dolore lo vivono con la forza di poter contare su solide basi. Una volta per noi non è stato così, nelle nostre famiglie non si parlava di mafia. La frase fatta era si ammazzano fra di loro. Con l'eccidio Chinnici cambia tutto, il titolo “Palermo come Beirut” ci esplode addosso».

Come riassume bene il geniale titolo del film di Pif “La mafia uccide solo d'estate”: un padre che si inventa una boutade per tranquilizzare il suo bambino scosso dai fatti di mafia. «Scherzi a parte, Caterina Chinnici, autrice del libro “E' così lieve il tuo bacio sulla fronte” da cui il film tv di Michele Soavi su suo padre è tratto, raccontava la tristezza di commemorazioni quasi deserte perché il 29 luglio a Palermo non c'era nessuno, essendo tutti in vacanza. Io ho conosciuto non solo Caterina ma anche suo fratello Giovanni e i due in qualche modo hanno portato avanti l'impegno di portare avanti la memoria di ciò che rappresento Rocco Chinnici. E io lo racconto ai miei figli e loro lo racconteranno ai loro amichetti. E' una presa di responsabilità, davanti a te hai la scelta se denunciare o accettare l'inciucio criminale. Grazie al mio lavoro mi sento un mezzo per comunicare messaggi importanti e questo mi responsabilizza. Personaggi come Chinnici non erano degli eroi. Chinnici, pur invitato ad andarsene da Palermo, è rimasto con caparbietà a fare il suo lavoro. Stesso discorso per Fava e il rapporto fra giornalismo e verità, per lui era straordinario il contrario».

Nel prossimo futuro professionale di Manuela Ventura non ci saranno solo film di grande impegno civile. In autunno la vedremo ancora in tv nella terza serie della fortunata serie “Questo nostro amore” dove inerpreta Teresa Strano, la siciliana, accanto a Anna Valle, Neri Marcorè e Nicola Rignanese. «Sì, racconteremo gli Anni 80, con la nuova regia di Isabella Leoni. Teresa sarà messa alla prova, un po' in crisi con la sua indipendenza, e si chiede se non ha trascurato un po' la famiglia per il suo lavoro. Ci sarà una sorpresa, una figlia nuova che allarga la famiglia a cinque».

Uno scatto di Questo nostro amore 80

E in autunno tornerà nelle sale “Ninnananna”, film uscito a inizio estate di Dario Germani e Enzo Russo, con, tra gli altri, Francesca Inaudi, Nino Frassica, Guja Jelo, film sul disagio post partum vissuto da molte donne. «Io sono l’amica del cuore della protagonista – racconta l’attrice catanese -. E’ un’opera prima, e tratta di un tema apparentemente solo femminile ma che è stato scritto da 4 uomini e diretto da altri due uomini. E’ stato girato in luogo ambiguo e suggestivo allo stesso tempo, tra Gibellina, la città fantasma di Poggioreale, il Cretto di Burri, un’aria surreale per i luoghi».

Con Francesca Inaudi in Ninnananna

E’ un periodo di grande attività per Manuela Ventura che qualche mese fa ha finito di girare un cortometraggio dal titolo "Uscire fuori" dove il co-protagonista è Peppino Mazzotta, il Fazio del Montalbano televisivo, con lei anche in “Anime nere”. E’ la storia di una donna che esce dal carcere dopo anni di reclusione, scagionata dall’accusa di aver ucciso il figlio. Il marito, un medico, che le è rimasto accanto nonostante tutto, si prepara ad accoglierla nuovamente. Affronteranno il primo giorno e la prima notte insieme dopo moltissimo tempo. Nella stessa, vecchia casa in cui vivevano col loro bambino. «La regia è di un bravo giovane regista catanese Michele Leonardi – racconta Ventura -. Aspettiamo che venga selezionato ai festival. Lo abbiamo girato a Roma, autoprodotto anche grazie alla campagna di crowdfunding, grazie a una troupe di giovani professionisti di grande passione. Un lavoro di qualità e ben curato nonostante i mezzi esigui».

Una scena di Uscire fuori


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 11 agosto 2017
Aggiornato il 14 agosto 2017 alle 12:01





Gianni Nicola Caracoglia

Giornalista, amante della musica, rock soprattutto, e amante delle cose buone. Che di questi tempi sono veramente poche...


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