Etna Saito: «Il Vulcano siciliano mi ha salvato la vita»

Siciliani a colori Parla la signora giapponese che per amore del Mongibello, ne ha adottato anche il nome. Dopo avervi vissuto 18 anni, la scorsa estate è tornata per un concerto di lira con due sue amiche musiciste: «A causa della mia vista debole da ragazzina ero maltrattata a scuola. Volevo suicidarmi e solo la conoscenza dell'Etna mi ha fatto cambiare idea»

E’ il 7 agosto, a Nicolosi, Etna, Monastero benedettino di San Nicolò La Rena. Eppure i suoni che ascolto sembrano venire da lontano: le tre lire che interrompono il silenzio, tipico della montagna, sono strumenti giapponesi considerati sacri per molto tempo. Etna Saito, Fujiko Takaghi e Kyoto Sumeraghi, componenti della “Tokyo Ensemble” danno vita a un’inedita “Norma” di Vincenzo Bellini piena di retrogusti orientali. La fusione tra le due culture ha lasciato che tutti gli spettatori restituissero il mancato silenzio per circa due ore. Al Parco dell’Etna, di cui il Monastero è sede, va in scena la più incredibile delle relazioni: quella tra il “nostro vulcano” e il Fuji, il sacro monte del Giappone. Con un solo giorno di distanza, nel giugno del 2013, entrambi i vulcani sono entrati nella World Heritage List, il Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Spesso si sottovaluta il privilegio dell’esistenza che trascorre vicino a un vulcano: lì dove la natura è selvaggia, dove ogni eruzione è un fenomeno estetico, e dove albergano le più grandi possibilità di riscatto perché ogni distruzione è preliminare a una ricostruzione. Questa possibilità non è stata mai sottovalutata da Etna Saito, che della nostra montagna di fuoco porta addirittura il nome dopo averla “sposata”, dopo aver collegato il suo spirito nell’intercapedine tra il Fuji e l’Etna, tra Catania e Tokyo. Etna Saito, ipovedente, oggi ha 51 anni ed ha vissuto sull’Etna per 18 anni. Per amore del vulcano siciliano ha deciso di cambiare il suo nome da Maime a Etna.

Il matrimonio fra Etna Saito e l'Etna

Ci siamo incontrati, abbiamo parlato – o meglio lei ha fatto parlare l’Etna per suo tramite – e questo è il risultato.

Cara Etna: cominciamo dall’inizio. Quando è arrivata la prima volta sul vulcano siciliano?
«Il primo giorno lo ricordo benissimo: sono arrivata in cima al cratere il 15 agosto nel 1986. Amavo i vulcani già da bambina e quando avevo 12 anni conoscevo già i nomi della maggior parte dei vulcani del mondo e sapevo la storia degli eventi vulcanici più celebri. Un giorno, da piccola, vidi un documentario di Aroun Tzieff in Giappone in cui spiegava l’attività e la storia vulcanica dell’Etna. Quando ho compreso che quel vulcano era teatro di varie attività complesse, ispiratore di decine di miti greci, e poi così misterioso … beh: fu amore a prima vista. A 15 anni ero diventata membro dell’associazione vulcanologica giapponese, ma sapevo che sarebbe stato difficile diventare un vulcanologo perché sono ipovedente dalla nascita. Tuttavia l’Etna era ormai un amore sincero e il desiderio di poter per vivere avvolta dalle sue braccia era un sogno che non poteva rimanessero irrealizzato. Nel 1985 ho visitato una biblioteca dell’istituto italiano di cultura di Tokyo e mentre cercavo informazioni sull’Etna nell’enciclopedia ho incrociato, quasi per caso, un italiano: era il direttore dell’istituto, il professore Pietro Insana. Per puro fortuna e coincidenza il direttore era messinese, così cominciò a chiedermi come mai mi interessassi così tanto dell’Etna. Ricordo ancora la mia risposta: “l’Etna mi ha dato un’enorme forza e il coraggio di superare tutta la difficoltà che proviene dalla mia mancanza di vista”. Un po’ commosso mi chiese cosa poteva fare per farmi felice e io risposi: “conoscere tanti amici siciliani che possiamo parlare dell’Etna”. Fu così che il professore scrisse un piccolo articolo proprio sul quotidiano “La Sicilia” per raccontare la mia storia. Qui, ancora la fortuna. La presidentessa dell’ex-alunne del Sacro cuore italiano decide di realizzare il mio sogno dopo aver letto il pezzo: finalmente nel 1986 sono stata sull’Etna, abbracciata dal mio amore.

Etna Saito e il Vulcano siciliano

Ma come mai ha addirittura deciso di di cambiare il suo nome?
«Una volta scrivevo tante poesie: e una era dedicata a “Lei”. Ogni tanto le pubblicavo su una rivista studentesca giapponese e usavo un nome d’artista, ovviamente ne volevo uno vulcanico. Il nome Etna perché era il più femminile, e tra altro era il vulcano attivo più conosciuto nel mondo. Solo dopo ho saputo che questo nome viene dal nome Aitna, ninfa delle montagne, e appartenente a quelli che “nella mitologia greca che sono dei figli primitivi di Gaia. Cinque anni dopo, lottando con la burocrazia, ecco che finalmente avevo il mio nome d’artista corrispondente a quello legale: questo è stato il nostro primo matrimonio! All’inizio il mio nome, per una strana legge giapponese, era addirittura illegale e dunque storpiato: ma finalmente la legge si è adeguata e ognuno può scegliere il proprio nome. Vorrei vivere per sempre esprimendo il calore che proviene dal nostro amore.

Ben prima del cartoon, un vecchio ricamo di Etna Saito (fonte Facebook)

E se dovesse dire ai tanti amanti dell’Etna cosa caratterizza il suo approccio? Cos’è l’Etna per Etna?
«Certo: esistono tanti, tantissimi, amanti dell’Etna sia in Sicilia che nel mondo. Pensa solo alle guide native del uogo, ai vulcanologi, agli appassionati dei vulcani, ai fotografi, o addirittura agli sciatori. Loro hanno una ricchissima conoscenza dell’attività recente dell’Etna e, talvolta, qualcuno di loro ne studia bene anche le storie antiche e mitologiche. Mentre io sono anomala: è vero che ho una conoscenza della vulcanologia, ma non ho una grande conoscenza diretta dell’Etna. Per me che ho una vista che sfiora la cecità comprendere le sfumature dei vari crateri e, il cambiamento delle forme e delle strutture dei coni sommitali è quasi impossibile. Ma qui c’è la mia specificità: molta gente ama le cose che si vedono sull’Etna, io, invece, amo le cose che non si vedono: le energie interne, il suo carattere, e l’atmosfera che fa nascere questo vulcano. Mi si perdoni il paragone: si può dire che come gli innamorati non conoscono tutte le storie e i segreti della compagnia ma stanno bene insieme lo stesso per una strana energia incomprensibile agli altri, così io “sto con l’Etna”. Sono nata con una grave malformazione degli occhi: sin da piccola le persone non hanno mai compreso le mie difficoltà e i miei disagi. Durante la pubertà, età difficile per tutti i ragazzi, sono stata maltrattata molto a scuola dai compagni di classe. I maestri non mi hanno aiutato e la scuola semplicemente voleva nascondere tutti i maltrattamenti avvenuti in classe: ma alcune violenze sono state gravissime. Fu così che cominciai a pensare “forse sono semplicemente un impedimento per il mondo, forse dovrei svanire”. Avevo 12 anni e volevo suicidarmi: poi, però, è arrivata l’Etna. L’Etna mi ha salvato la vita. Per me non esistiamo io e l’Etna: io sono l’Etna. Questo vulcano è la mia dolcissima compagna e una guida filosofica. L’Etna è tutto».

Etna Saito e la sua lira, Taormina, estate 2015, foto di Federica Strazzeri (fonte Facebook)

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