lunedì 21 agosto 2017

lunedì 21 agosto 2017

MENU

Enzo Ventimiglia: «La mia prima volta in Giappone sotto il segno dello yoga»

Globetrotter

L'insegnante catanese di Odaka Yoga racconta la sua esperienza nel Paese del Sol Levante vissuta oltre le località turistiche. Arrivato per rappresentare uno stile yoga nato in Italia e amato nei paesi asiatici, ha pernottato all'interno di un villaggio di soli templi e giardini zen, ma anche negli hotel capsula, dividendosi tra la tradizionale Kyoto e l’ultramoderna Tokyo


di Enzo Ventimiglia

Il Giappone. Per chi come me è cresciuto a pane e arti marziali è sempre stato una meta dal fascino sconfinato che rievoca tradizioni e rituali scolpiti nella memoria, sin da quando, ragazzino, praticavo Ju-jitsu, un 'antica arte marziale giapponese. Mai però avrei potuto immaginare di andarci per la prima volta in qualità di maestro di yoga e sentirmi chiamare Enzo Sensei con un atteggiamento di grande rispetto e riverenza che contraddistingue questo meraviglioso popolo. Pur essendo una nazione tecnologicamente super-evoluta, lì esistono ancora tanti affascinanti rituali, ed è proprio questo che mi ha ammaliato tanto da sentirne quasi la mancanza.

Enzo Ventimiglia - ph Kazuyoshi Tatsumi

La mia prima volta in Giappone è stato sotto il segno dello yoga, per rappresentare uno stile nato in Italia e molto amato nei paesi asiatici. Odaka yoga organizza annualmente numerosi incontri e ritiri, a cui spesso partecipano tanti insegnanti giapponesi appartenenti a una fiorente community. Essendo, dopo i fondatori, tra gli insegnanti più rappresentativi di Odaka, il mio tour lì è stato una conseguenza naturale.
Per due settimane ho avuto modo di entrare in contatto con l’anima del Giappone, seguendo un itinerario tracciato dai workshop che ho tenuto a Kyoto, Tokyo e nella prefettura di Gunma e ho avuto l’opportunità di scovare angoli scenografici e nascosti durante due shooting fotografici realizzati a Tokyo e a Kyoto.

E’ stata un’esperienza fuori dal comune perché ho avuto la fortuna di conoscere luoghi insoliti per i turisti grazie alla guida di amici locali che mi hanno dedicato del tempo per farmi scoprire le autentiche bellezze del Giappone, quelle meno battute e frequentate dagli stranieri. Così ho realizzato il sogno di pernottare all'interno del Myoshin-ji, un villaggio fatto di soli templi e giardini zen, dove ho dormito su un vero tatami con tanto di futon tradizionale. Ho anche fatto colazione insieme ai monaci all'interno di una sala il cui silenzio era surreale. Un’esperienza che consiglio vivamente a chi si accinge a visitare questa magnifica nazione.

Enzo Ventimiglia - ph Kazuyoshi Tatsumi

A proposito di alloggi, ho dormito anche in un hotel capsula, uno stile d’alloggio davvero unico, che solo dal pensiero di una popolazione talmente smart poteva nascere. Si tratta di una tipologia di hotel che i giapponesi solitamente utilizzano quando, al termine di una giornata di lavoro, non vogliono affrontare lunghi viaggi per rientrare a casa la sera, perché sono più economici rispetto agli alberghi che noi conosciamo, ma non per questo meno puliti, e a volte sono anche di design. Quello in cui ho pernottato io, ad esempio, era decisamente hitech. Negli hotel capsula ci sono delle aree comuni separate tra uomini e donne, dove si può disporre di armadietti per gli effetti personali, docce e bagni (come in una palestra) e poi l’area dormitorio dove si trovano le capsule per un solo ospite, molto essenziali, distribuite su due livelli, una accanto all’altra. All’interno ci sono solo il materasso, la luce e la sveglia. Un alloggio che mi sento di sconsigliare assolutamente a chi soffre di claustrofobia.

Hotel capsula di Tokyo

Se pianificate un viaggio in Giappone, Kyoto è una tappa che non può mancare: con le sue tradizioni, i suoi templi e i suoi paesaggi che sembrano fermi nel tempo mi ha impresso delle sensazioni paragonabili al mal d'Africa e spero di tornarci presto. C’è tanto da vedere e da sentire, ma ci sono alcune attrazioni che consiglio vivamente di non perdersi. Il Kinkaku-ji (il tempio dorato) è un tempio Zen completamente ricoperto d’oro e affacciato su un lago che riflette tutto il suo splendore. Per i giapponesi l’oro ha un forte valore simbolico perché credono che purifichi da ogni tipo di inquinamento o pensiero negativo. Dall’oro all’argento il passo è breve: Jinkaku-ji è il tempio d’argento, immerso in un giardino spumeggiante da cui è possibile anche godere di una vista panoramica della città di Kyoto.

 Kinkaku-ji, il tempio dorato di Kyoto

Da qui parte il cosiddetto Sentiero del filosofo, che durante la fioritura dei ciliegi (intorno a fine marzo) si riempie di colore: un percorso immerso nell’assoluto silenzio che lambisce, con piccole deviazioni, templi e santuari, e culmina nello Nanzen-Ji, uno dei più importanti templi Zen al mondo, dove è possibile rilassarsi e meditare. Non lontano dal centro di Kyoto sorge anche il Kiyomizudera Temple, dal 1994 patrimonio dell’Unesco e indicato come una delle Sette Meraviglie del mondo moderno.

Enzo pratica yoga nella foresta di bambù di  Arashiyama - ph Kazuyoshi Tatsumi

Per chi desidera un contatto diretto con la natura consiglio di spostarsi un po’ a nord, ad Arashiyama, la foresta di bamboo dove la passeggiata è accompagnata dall’insolito sottofondo musicale prodotto dal vento che passa attraverso le canne, un suono melodioso che favorisce la quiete e l’introspezione. In questa insolita e lussureggiante cornice, abbiamo realizzato uno dei due shooting made in Japan, al termine del quale il mio amico fotografo mi ha accompagnato in un autentico quartiere di Kyoto dove ho assaggiato per la prima volta la zuppa di yuba, la cosiddetta “pelle di tofu” preparata con la pellicola che si forma nel latte di soia messo a scaldare per preparare il tofu.

Alla tradizionalista Kyoto si contrappone l’ultramoderna Tokyo con i suoi incroci da capogiro tra cui lo Shibuya, dove, allo scattare del semaforo verde, migliaia di persone attraversano contemporaneamente sulle strisce pedonali disegnate in diagonale.

La metropoli di Tokyo

A Tokyo sono stato coinvolto nella rituale preparazione del mochi, il tipico dolce di riso giapponese. C’è una sequenza precisa da rispettare ed è tutto molto folcloristico. L’ingrediente principale è il riso glutinoso che, una volta cotto, viene inserito in una sorta di tronco scavato e ogni partecipante, a turno, dà il suo contributo, premendo e schiacciandolo lì, aiutandosi con un gigante martello in legno. Il mochi può essere abbinato a diversi condimenti, dolci o salati, ma il più comune è la marmellata di fagioli azuki.

Anche a Tokyo resistono angoli che sembrano rimasti fermi nel tempo. Ne sono un esempio gli onsen, che sono l'equivalente giapponese delle nostre terme: il Giappone è un paese con un'elevata attività sismica e vulcanica e ciò ha fatto sì che si formassero moltissime fonti di acqua termale calda. All'interno, in un ambiente dove l’igiene e l’ordine sono la regola, uomini e donne vengono separati e non è possibile indossare alcun costume da bagno: un’esperienza unica.

Enzo Ventimiglia visita il tempio Kiyomizu-dera, Kyoto

Come unico è il Meiji Jingu, il santuario più imponente della città, situato all’interno del polmone verde di Tokyo, costruito per commemorare le anime divine degli imperatori Meiji e Shoken. All’ingresso salta subito all’occhio l’imponenza del primo Torii (il portale d’accesso all’area sacra shinto), ricavato da un enorme cipresso. In tutti i templi shinto, prima di avere accesso attraverso i torii, si trovano i temizuja, una fonte usata dai credenti per purificarsi prima di entrare nel luogo sacro.
Ma, al di là delle bellezze storiche e architettoniche di questa nazione meravigliosa, ciò che mi ha stupito è l'educazione che non sembra di questa terra, rimarcata costantemente dai numerosi inchini che ricevevo quotidianamente e dal suono estremamente melodico dell'arigato gozaimasu, il loro grazie, che, ripetuto decine di volte in un giorno, finisce per pervaderti.

 Il tempio Kiyomizu-dera, Kyoto

Guarda tutte le foto del viaggio di Enzo Ventimiglia


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 12 maggio 2017





TI POTREBBE INTERESSARE

Coco: «Grazie alla mia moto ho visto i sorrisi di tre continenti»

Dopo quattro mesi e mezzo di viaggio e 31.000 chilometri percorsi a bordo della sua BMW 1200, l’audace mototurista di Zafferana Etnea è rientrato in Sicilia dal primo step del suo giro del mondo, dopo aver attraversato nove stati e tre continenti: Europa, Asia e Oceania, dove ha incontrato paesaggi mozzafiato e l'umanità più disparata alle più diverse latitudini

Marco Selvaggio: «Anche in Vietnam ho sperimentato l'hang sull'house»

L'hang player catanese racconta il suo viaggio in Asia, tra Hanoi e Sapa, dove ha potuto sperimentare la sua musica di respiro internazionale (a breve è prevista l'uscita del nuovo album "Aether"), ma anche conoscere una realtà culturale e sociale molto diversa dalla nostra: «Nonostante la povertà, qui la gente ha sempre il sorriso sulle labbra»

«Dalla Porta dell'Inferno al Far East, il mio viaggio su due ruote»

E' armato di coraggio e buon umore Sebastiano Coco, l'impiegato catanese che sabato 16 luglio partirà dalla piazza di Zafferana Etnea per realizzare la prima parte del suo sogno: il giro del mondo su due ruote in solitaria e senza supporti esterni che, in sei mesi, lo porterà fino in Australia attraversando alcuni dei luoghi più impervi del mondo

Mario Incudine: «A Capo Verde la tarantella ha il ritmo del funanà»

Il racconto del cantautore ennese di ritorno dal suo ultimo viaggio a Capo Verde, l'isola della grande Cesaria Evora, dove sta lavorando con i musicisti locali per guidarli nel repertorio che porteranno in giro per il Festival Sete Sois Sete Luas

Rosaria Billeci milionesima viaggiatrice siciliana Volotea

La signora Billeci ha vinto un anno di voli gratis per tutte le tratte della compagnia low cost catalana. Cerimonia davanti al sindaco di Palermo Orlando e a Carlos Muñoz, Presidente e Fondatore di Volotea

Malta più vicina con FlyHermes

Voli da e per Palermo e Comiso collegano l'isola dei Cavalieri. Voli che proseguono poi per Torino