mercoledì 23 agosto 2017

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Raoul Vecchio, il Griot bianco che viene dalla Sicilia

Sugnu sicilianu

L'architetto catanese da quattro anni lavora in Senegal al progetto Balou Salou per realizzare un ponte-diga nella vallata del Tanaf, flagellata dalla maree dell'Oceano Atlantico, che migliorerebbe la vita di 80mila persone e 350 villaggi. In questi anni l'Africa è diventata la sua seconda casa: è stato adottato e oggi è conosciuto da tutti come Cheickna Diebate


di Maria Enza Giannetto

«Quello che si tiene dentro si perderà come una barca alla deriva, ciò che si regala agli altri, invece, esisterà per sempre». È questo il mantra dell’ingegnere-architetto catanese Raoul Vecchio. Un mantra che lo accompagna da sempre e soprattutto da quando, ancora adolescente, ha cominciato a ragionare su un modo per rendersi utile e per portare un sorriso sul volto di chi è meno fortunato. Quel sogno, il professionista trentaduenne, l’ha trasformato in un progetto umanitario importante: Balou Salou, "Un ponte per la vita" che intende realizzare una grande struttura per desalinizzare una vallata che si affaccia sul fiume Casamance, in Senegal e, conseguentemente, migliorare la vita di 80 mila persone in 350 villaggi.

L'ingegnere-architetto catanese Raoul Vecchio

«Avevo in mente da anni – racconta Vecchio - il desiderio di impegnarmi in un progetto umanitario ma in alcuni progetti di cooperazione c’erano principi che non condividevo. Poi il destino ci ha messo la sua facendomi incontrare il suonatore di kora senegalese Jali Diabate che vive a Catania da ormani tanti anni e che mi ha parlato dei problemi della sua zona natia. Nella regione di Sedhiou, infatti, i cambiamenti climatici hanno causato la nascita di un raro fenomeno ambientale che comporta gravissime ricadute sociali: le maree dell'Oceano Atlantico inondano terreni coltivabili e contaminano l'acqua dei pozzi. Nelle aree prettamente rurali dove l'agricoltura è l'unica fonte di sostentamento, le comunità soffrono malnutrizione, malattia e povertà. In una delle vallate più grandi del fiume Casamance, la vallata di Tanaf, le maree hanno distrutto 10.000 ettari di risaie e causato gravissimi disagi».

Raoul Vecchio informa e coinvolge le popolazioni locali sul progetto

Nasce così l’interesse per quei territori e l’intuizione, trasferita subito su carta, di realizzare un ponte-diga che risolverebbe numerosi problemi nella vallata del Tanaf. All’idea segue il viaggio in Senegal (primo di tanti altri in questi anni).
«Durante i vari sopralluoghi e studi sul posto, abbiamo stretto rapporti e accordi con le amministrazioni locali, incontrato gli anziani dei villaggi, individuato le cave dalle quali prendere il materiale di costruzione. Il progetto modello, sostenuto da autorità regionali, nazionali e internazionali, sarà realizzato in cooperazione con autorità locali e insieme al collettivo di rivitalizzazione delle vallata di Tanaf e alla popolazione beneficiaria. Sono convinto, infatti, che i progetti che non tengono in considerazione l’identità territoriale e le reali necessità della popolazione siano spesso fine a se stessi. Balou Salou intende basarsi su collaborazione e consapevolezza: è essenziale coinvolgere le comunità locali e insegnare loro come intervenire e magari anche come utilizzare la tecnica in altri progetti».

Come tutti i Griot, Raoul sta imparando a suonare la Kora

Oggi, dopo 4 anni, il progetto procede nelle varie fasi e dopo l’approvazione è partita la fase di formazione per il lavoro in cantiere. A settembre Raoul Vecchio andrà di nuovo in Senegal (nel villaggio di Tanaf gli sarà anche conferita la cittadinanza onoraria) per seguire il progetto e per vivere, di nuovo, qualche mese in quella che è ormai diventata la sua seconda casa e dove è conosciuto come Cheickna Diebate.
«Questo - spiega - è il nome che mi ha dato la famiglia senegalese che mi ha “adottato” facendomi divenire parte integrante del gruppo. Il nome è stato scelto da mia madre Fatoumata Kouyate, un'importante griotta (griot donna) del villaggio di Baghere. Il nome mi è stato donato per la sincera sintonia tra me, la famiglia e la società e ha un significato molto profondo che mi riempe di gioia perchè dimostra che il mio impegno viene riconosciuto anche da elementi importanti della società quali appunto i griot e gli anziani. Cheickna, che è il il nome di un profeta e anche il nome dell'ultimo figlio di sangue della famiglia Diebate Kouyate, significa "il signore che sa e che vuole dare", cioè colui che ha la conoscenza e che la vuole condividere con gli altri».

Raoul Vecchio tra i banchi di una scuola del Senegal

E quel nome non è solo un modo per farlo sentire parte della famiglia, ma parte dell’intera comunità. «Lì mi chiamano tutti Cheickna – continua - così e quando incontro altri mandinga, scaviamo nell'albero genealogico delle nostre famiglie per trovare legami e incontri parentali. Sentire pronunciare il mio nome mandinga dai più anziani è una sensazione di incredibile gratificazione perchè vuol dire che vengo incredibilmente riconosciuto come Diebate, quindi come Griot, e non vengo più trattato come un bianco ma come una persona locale, anzi un Griot a cui chiedere consiglio in caso di problemi. Io ho sempre cercato di abbattere lo stereotipo del "bianco" che, inevitabilmente, crea distanza culturale. Immergendomi totalmente nelle condizioni e nelle culture locali ne sono divenuto parte integrante».

In Senegal Raoul è considerato un locale

Simbolo di questa integrazione nella comunità che lo ospita, quel nome è per Raoul Vecchio anche una grossa responsabilità. «L'attribuzione di questo nome – continua - mi riempe di gioia per l'importanza sociale, culturale ed emotiva di appartenere ad una famiglia di Griot della vallata, ma mi riempe anche di responsabilità perchè come Griot divento inevitabilmente promotore di una cultura secolare e conservatore di una tradizione, così da quando mi sono reso conto di questa enorme responsabilità sociale ho anche iniziato a suonare la kora e imparare la lingua mandinga. In questo mondo, tra le famiglie dei villaggi spesso ricambio l'ospitalità con qualche brano e qualche racconto delle leggende mandinga ai più piccoli, e con i più anziani apriamo lunghi dibattiti sull'uomo, sull'Africa e sulle sue risorse. Proprio come vuole la tradizione. Nel corso degli anni, infatti, ho visto le tradizioni messe in discussione dai fenomeni migratori e dalla globalizzazione, così il mio compito è anche di tramandare la tradizione per far in modo che questa venga preservata e tramandata».

Un tratto del fiume Casamance

Una relazione ormai molto intima che, al di là della profonda conoscenza dei luoghi e della psicologia locale, ha ormai permesso all’architetto catanese di comprendere dinamiche sociali altrimenti difficili da interpretare. Un passo avanti risiede, infatti, in questa riconoscenza e in un processo di trasformazione del modo di vedere e approcciarsi alla vita, che ormai permette a Raoul Vecchio di pensare spontaneamente come una persona locale. «Questo – dice - è qualcosa di incredibilmente significativo che dipende dalla totale integrazione e immersione. In poche parole, sono una persona del Casamance. Il fatto che sia bianco o che sia nato in Italia, non ha molta importanza, perchè il mio essere, il mio modo di vedere e pensare appartengono alla mia regione in Senegal».

Aspetti privati di un progetto umanitario importante e a cui Raoul Vecchio ha ormai “consacrato” la sua vita. Aspetti intimi che ora ha deciso di raccontare nel libro “La felicità nel sorriso altrui” (disponibile su Amazon) dove mette a nudo le proprie emozioni e i cui ricavati delle vendite andranno, ovviamente, alla onlus. «Ho deciso – spiega - di condividere quello che, in questi anni, mi ha reso immensamente ricco: il sorriso di Penda, gli occhi del capo villaggio di Sanoufily, il Silinka (alba) nella vallata, il sapore di un mango molto speciale, la forza della speranza, l’energia delle preghiere. In pratica, condivido un pezzo profondo del mio cuore con chiunque vorrà leggerlo e capire che cosa voglio dire, davvero, quando parlo del mio essere africano».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 31 luglio 2017
Aggiornato il 08 agosto 2017 alle 19:25





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